Società

Pubblicato il 27 dicembre 2017 | di Orazio Rizzo

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Migranti: “Persone o Stranieri ?” La cultura dell’accoglienza e dell’amore

Accogliere non è il capriccio di uno soltanto, ma è superare le diversità e soprattutto gli atteggiamenti individualistici e legati al pregiudizio sulle persone. Accogliere, sempre, al di la del colore della pelle. Lo straniero non è un numero ma una persona

Così Don Beniamino Sacco, Presidente della Fondazione il Buon Samaritano, nel suo intervento iniziale di saluto, ha cercato di rispondere alla domanda del Convegno che si è tenuto a Vittoria il 21 dicembre scorso.

Un incontro interessante, dalla tematica impegnativa e stimolante: “Persone o Stranieri”. Il rapporto con il migrante nella relazione di cura e assistenza sociale”, soprattutto ricco di spunti di riflessione su una tematica di notevole attualità e purtroppo carica di pregiudizi e luoghi comuni, che si è tenuto presso il salone della “Casa il Buon Samaritano” gremito per l’occasione da molti giovani degli Istituti Superiori della città, dagli addetti ai lavori e da quanti, incuriositi dall’attualità del tema, hanno partecipato con interesse.

Al tavolo di presidenza, Don Beniamino Sacco che ha fatto gli onori di casa, il vice Prefetto di Ragusa, Dott. Ciarcià, la dott.ssa Anna Dessi’, dell’equipe di MEDU, la dott.ssa Veronica Racito, Mediatrice Culturale del CAS di Gerico e la dott.ssa Deborah Giombarresi, Psicologa e Psicoterapeuta in formazione al CAS – Gerico.

Persone da accogliere, continua Don Beniamino, da integrare e non da assimilare, da rispettare così come sono; non è facile accogliere ma non impossibile, se leggiamo la storia con gli occhi di libertà e non di presunzione”.

Accogliere è un arte che si impara con fatica ma che alla fine dà i suoi risultati in termini umani e di condivisione; accogliere, includere sono i verbi di chi ama e di chi sa far nascere questi sentimenti nell’ incontro con gli altri.

A far eco a Don Beniamino, la Dott.ssa Anna Dessì del team MEDU – Medici per i diritti umani – che si occupa di aiuto psicoterapeutico alle vittime di tortura e violenza provenienti dai paesi della fascia sub sahariana e costretti ad emigrare in Europa.

“Le torture, gli abusi, le violenze fisiche ma peggio ancora psichiche, lo sfruttamento, la mancanza dei più elementari diritti, chiosa la Dessì, crea “ferite” difficili da curare: l’altro è visto solo quale “oggetto e merce di scambio” per meri interessi politici e di denaro. L’occasione per nuovi affari”

“Straniero, dunque, non  persone. Uomini e donne valutati solamente come occasione di guadagno illecito, guadagno sporco realizzato sulla pelle degli altri.

Ha usato termini forti la psicoterapeuta di MEDU, parlando di nuovo olocausto, che si sta perpetrando sotto gli occhi di tutti ma del quale nessuno parla, di una nuova tratta di schiavi, delle rotte della speranza, che spesso diventano sentieri di morte e che provocano disturbi psicologici gravi.

E sugli aspetti psicologici è intervenuta la Dott.ssa Deborah Giombarresi, delineando il rapporto di cura, sostegno e del corretto approccio verso gli ospiti, da parte del personale  e degli operatori dei centri CAS e SPRAR. Il disturbo post traumatico da stress, va individuato con tempestività e curato con un intervento diretto e immediato. L’ospite dei centri subisce un trauma in tre fasi o momenti: la fase pre migratoria,  la fase migratoria e la fase post migratoria; i sintomi sono chiari e conosciuti.

Cosa fare?

Ascoltarecontinua la Psicologadenudandosi dei pregiudizi, svuotandosi da ogni sorta di stereotipo. L’operatore deve innanzitutto conoscere l’altro, riconoscerlo come persona con la sua storia personale, la sua cultura, il suo vissuto, la sua cultura per agevolare una vera relazione atta a ricomporre la “frammentazione” del se”.

I migranti provengono da terre lontane, ricche di cultura e storia spesso dimenticata o poco conosciuta; la Dott. Veronica Racito, ha delineato gli aspetti storico culturali dei popoli africani, della loro millenaria cultura e delle loro tradizioni. Popoli ingiustamente sottovalutati, vittime delle più pesanti colonizzazioni europee. Civiltà antiche e dimenticate, culture spazzate via dalla logica e dalla cultura europea. “Terra di nessuno” pronta solo ad essere sfruttata. I migranti che arrivano in Italia, portano con se tutto un bagaglio culturale, storico, linguistico non indifferente.

Non possiamo più applicarecontinua la Mediaricel’equazione cultura – territorio – identità, in quanto gli ospiti dei centri sono deterritorializzati e una cultura, per sopravvivere, ha bisogno di una comunità di riferimento. Quando accade di ricostituire, anche se per poco, la comunità di origine e di riferimento, allora è festa: canti, cibo tipico, abiti particolari, danze; l’Africa torna a rivivere con gli usi, i suoi gesti e le sue antiche ritualità”.

Ha concluso i lavori, Giuseppe Malignaggi,  responsabile della struttura CAS – Gerico che fa capo alla Fondazione Il Buon Samaritano.

Interrogativi, spunti, domande e riflessioni; il convegno ha tentato di inquadrare il fenomeno migratorio, rispondendo al quesito iniziale che diventa, dunque, certezza: una “Persona” da accogliere, 

 

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Orazio Rizzo



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