Vita Cristiana

Pubblicato il 15 settembre 2018 | di Orazio Rizzo

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Padre Andrea Marchini si racconta

Mi accoglie con il sorriso di sempre nella casa dei Dottrinari a Vittoria, Padre Andrea Marchini, che tra qualche giorno lascerà la nostra città – dopo 12 anni – per iniziare il suo servizio di Parroco presso la Parrocchia di Sant’Andrea Apostolo di Roma.

Si lascia coinvolgere con la disponibilità ed il calore umano che lo contraddistinguono, aprendosi al dialogo fraterno e sincero, rispondendo con lucida chiarezza, prontezza di spirito ed onestà intellettuale ad ogni domanda, raccontandoci un po’ di se stesso ma soprattutto delle ‘grandi cose’ che il Signore ha operato in questi anni,

E’ sereno P. Andrea, sa di essere “servo inutile”, ben conscio che la vita di un Religioso è ‘signum’ laddove il Signore chiama ad essere testimone di vita e del Vangelo. Sa che la sua vita è nelle mani di Dio e dei suoi Superiori . Il suo instancabile operato, la sua verve, il suo carattere schietto da uomo del Nord, la sua giovialità, rimarranno nel cuore e nel cassetto dei ricordi più belli di molti, perché hanno lasciato e tracciato un’ orma profonda nel tessuto umano, sociale ed ecclesiale della città.

 

Padre Andrea, raccontaci la tua prima impressione 12 anni fa arrivando in Sicilia. Cosa ti ha colpito e come l’hai vissuto.

Non conoscevo la Sicilia e Vittoria – se non per una piccolissima parentesi nel 1998, anno della dedicazione della Chiesa – neanche i Padri, a parte P. Giunta. Avevo dei contatti in Sicilia e qualche sporadico amico ma nulla più. Fino a settembre 2006 ero vice parroco presso la nostra parrocchiaGesùNazareno diTorino. Poi i miei superiori mi proposero di trasferirmi in Sicilia, a Vittoria e con il mio libero consensoe la mia piena disponibilità, il 28 settembre di quello stesso anno arrivai alla Madonna Assunta. Ricordo ancora il primo tramonto sullo stradale di Pedalino che mi rimasto impresso oltreovviamente a tanti altri ricordi di quei primi giorni.

Che tipo di comunità hai trovato, quale “modello di Chiesa” ti ha accolto e soprattutto che esperienza hai vissuto in questi anni a Vittoria.

Venivo da un altro ambiente anche ecclesiale: qui ho trovato una Chiesa più a ‘dimensione di famiglia e di comunità’, con tanta voglia di fare,capace di collaborare, di essere e creare comunione, calorosa ed accogliente, inserendomi a pieno titolo in questo clima. Ho trovato una chiesa viva e aperta, sanguigna, solare eaccogliente sotto tutti i punti di viva, dove le esperienze di preghiera e di evangelizzazione hanno marcato il mio cammino personale e mi hanno arricchito. Ne cito alcune senza far torto alle altre: i campi base, le cellule,la luce nella notte, lo scoutismo. Non arrivavo da queste esperienze e non le avevo mai vissuto però mi sonolasciato coinvolgere a 360 gradi, vivendole in una dimensione personale e spirituale che porterò con me sempre.Tuttavia, negli anni ho visto dentro e fuori di me la tentazione di un certo “campanilismo”; ho avuto la sensazione che in alcune occasioni ognuno zappasse il proprio orto, un orticello chiuso. Ma l’ansia di arrivare ad una dimensione di fraternità piena ha sempre pervaso il mio lavoro e quello dei miei confratelli.Non mi sono mai tirato indietro di fronte al servizio che mi è stato richiesto e l’ ho fatto con gioia ed entusiasmo, ovviamente a modo mio con il mio stile schietto, rustico, non sempre diplomatico, ma non rimpiango la sincerità o la schiettezza che hanno animato i miei rapporti e l’ essermi posto sempre senza nessuna doppia faccia se non la mia. 

Raccontaci una esperienza in particolare che ha segnato il tuo cammino a Vittoria.

Come dicevo, ogni esperienza ha lasciato in me un segno profondo e tutte sono state significative e particolari. Nessuna esclusa. Tuttavia, ricordo in particolare gli anni del mio servizio nella pastorale giovanile della città (2008-2010); erano i primi anni dal mio arrivo a Vittoria e questa esperienza mi ha coinvolto, lanciato e cambiato, culminata poi con il pellegrinaggio a Gerusalemme realizzato insieme a Don Peppino Antoci. Mi ha permesso di creare rapporti meravigliosi e significativi, ricordo ancora con piacere l’esperienza di piena collaborazione conl’ufficio catechistico diocesano.

Come hai vissuto e vivi la notizia del trasferimento ad altra sede.

Dopo 12 anni di servizio, obbedisco alla volontà dei Superiori ed è giusto cambiare. È’ nella prassi della Chiesa e della vita religiosa; è un segno forte che le cose e le opere non sono nostre, sono del Signore, noi siamo – come dice il Vangelo – servi inutili. “Ora né chi pianta, né chi irrìga è qualche cosa, ma Dio che fa crescere” dice San Paolo ai Corinzi.  I Dottrinari non sono P.Andrea, loro ci sono ancora e ci saranno e continueranno ad operare. Io ho servito la gente di questa porzione di Chiesa sempre, giorno e notte, ma la comunità non è la mia, la parrocchia è della gente che io ho servito. Mi sono posto nel solco di una storia, di una tradizione, quella dei Dottrinari a Vittoria, che hanno dissodato e lavorato questo terreno: a cominciare daPadre Santoro, La Bella e Liscio e da tutti gli altri Padri che mi hanno preceduto. Ho sentito forte la presenza della loro storia, del loro operato, della loro testimonianza ancora viva, ma anche della loro forza e santità. Mi sono inserito in punta di punta di piedi in questo percorso di continuità, non per accaparrarmene o vantare diritti maper continuare nell’ opera e nel progetto che Dio ha per questa comunità e che è passato per tutti i padri che mi hanno preceduto e seguiranno nella cura pastorale di queste anime. È il momento di lasciare il testimone ad un altro; sono i Dottrinari e la loro storia presenti a Vittoria non Padre Andrea. Vado via sereno perché so che questa percorso continuerà più forte e solido.

Parlaci dei tuoi rapporti con il clero locale e diocesano.

Che dire:mi sono sentito uno di loro, sia con il clero locale – vicariale che con quello diocesano. Qui ho trovato una casa! Ringrazio tutti, uno ad uno, ciascuno con il suo carisma: Mons Urso che mi ha accolto, il Vescovo Cuttitta che prende atto del mio trasferimento; tutti mi hanno sempre sostenuto dandomi forza e dimostrandomi la loro stima, sempre ricambiata.

Alla fine di questa lunga esperienza, cosa porti con te in valigia.

Non ero il meglio quando sono arrivato e non sono il meglio ora che parto, però se sono il Padre Andrea pronto per questa nuova missione, lo devo alla gioia ed alla fatica d aver servito qui e lo devo a chi ha pregato per me e a chi non lo ha fatto, a chi mi ha stimato e anche a chi non mi ha capito, ma soprattuttolo devo al Signore. Mi porto via i tanti indelebili ricordi, l’amore di Dio che ho ricevuto e spero di aver dato, mi porto via  i chili in più e l’odore, il colore, la sconfinata bellezza del mare. Dopo questa esperienza siciliana, qualsiasi mare vedrò ed incontrerò, per me, sarà sempre il mare di questo lembo di Italia.

 

 

 

 

 

 

 


Autore

Orazio Rizzo



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