Cultura

Pubblicato il 9 ottobre 2018 | di Alessandro Bongiorno

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I tesori nascosti dell’ex convento: così rivive il quartiere Cappuccini

Una storia a lungo rimasta nella penombra. Ma è una storia nella quale si rispecchia la storia, l’identità, la spiritualità di Ragusa. Il convento di San Francesco d’Assisi è sicuramente il cuore e l’anima del quartiere dei Cappuccini e, per molti versi, anche della città.

La mostra. Oggi una parte di questa storia riemerge con forza grazie alla mostra allestita dal parroco don Nicola Iudica che, con tenacia e passione, sta riportando in vita spazi e tesori nascosti e sconosciuti ai più. Durante i recenti festeggiamenti in onore di San Francesco d’Assisi, è stata allestita una mostra di paramenti sacri risalenti ai secoli scorsi, conopei (le coperture in tessuto dei tabernacoli), ostensori, calici, antichi testi sacri, stendardi processionali ed altro ancora. I visitatori hanno ammirato anche alcuni spazi dell’antico convento, con una cella dei frati che è stata riportata al suo aspetto originario.

Il convento da riscoprire. Un tesoro che è rimasto custodito nei cassetti e negli armadi della sagrestia e che don Nicola ha riportato alla luce, provvedendo, in alcuni casi, anche al restauro di alcuni di questi reperti. Le testimonianze di alcuni anziani parrocchiani hanno aiutato a datare e a ricostruire storie altrimenti destinate a finire nell’oblio. Ma nel convento ci sono ancora quadri, statuette, candelabri, libri risalenti ai secoli scorsi (in alcuni casi anche al Cinquecento e al Seicento) che si vogliono recuperare e offrire alla fruizione di tutti. Ma ci sono anche un’ala del convento, le antiche catacombe, la cappelletta interna che attendono di essere riscoperte. Don Nicola ci sta pensando e si spinge anche a pensare a un museo stabile dell’Ottocento e del Novecento e a trasformare le 18 cellette dei frati in una sorta di bed and breakfast della spiritualità da aprire a chi vuole vivere qualche giorno di silenzio e di preghiera.

Il quartiere oggi. Un’operazione che fa bene alla parrocchia, al quartiere, alla città. Nelle nostre realtà spesso il quartiere prende il nome della parrocchia. Ai Cappuccini questa identità e forte e sentita e i legame con i parrocchiani non si recide anche quando (come è accaduto negli ultimi anni) molti residenti si sono trasferiti in periferia.

Storia e spiritualità. In effetti, attorno a quel convento Ragusa ha iniziato a respirare da grande città. E lo ha fatto con i polmoni di una grande spiritualità. Nello stesso quartiere vi sono i conventi delle suore del Sacro Cuore e delle suore Carmelitane dove, tra l’altro, è fiorita la santità delle beate Maria Schininà e Maria Candida dell’Eucarestia. Sotto l’impulso del frate Giambattista Occhipinti (padre Scopetta) fu realizzato, nel 1843, il primo dei tre ponti che caratterizzano il centro storico di Ragusa e che avviò lo sviluppo urbanistico ed economico della città nuova.

Il ruolo della parrocchia. Oggi, come allora, lo sviluppo culturale, turistico, sociale ed anche economico del quartiere riparte dalla parrocchia. La mostra è stata solo un primo passaggio. Don Nicola Iudica intende andare avanti e merita di essere sostenuto e incoraggiato.

Le prospettive del centro storico. Un progetto che matura proprio mentre i quartieri del centro storico si svuotano e rischiano di smarrire la propria identità. A riportare eventi culturali in questo centro storico oggi (come nei secoli scorsi) sono soprattutto le parrocchie. La parrocchia di San Giovanni ha già dato vita al Museo della Cattedrale (divenuto un autentico contenitore di eventi culturali) e la stessa strada intende ora ripercorrerla, con le sue specificità, la parrocchia di San Francesco. La speranza è anche la Ragusa civile ridia vita ai suoi centri storici ripartendo dalla cultura, dalle sue radici, dalla sua identità.

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Autore

Alessandro Bongiorno

Giornalista, redattore della Gazzetta del Sud e condirettore di Insieme. Già presidente del gruppo Fuci di Ragusa, è laureato in Scienze politiche.



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