Vita Cristiana

Pubblicato il 31 ottobre 2018 | di Alessandro Bongiorno

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La Notte dei Santi e la ‘’festa’’ dei morti

La notte dei santi e il culto dei defunti: c’è qualcosa che supera le dimensioni del tempo e dello spazio nella nostra identità. Qualcosa di grande che rende questi giorni particolari.

Per i cristiani, la sera del 31 ottobre è prima di tutto e soprattutto la Notte dei Santi. In molte nostre parrocchie sono state organizzati momenti di riflessione e di preghiera o di festa per i più piccoli. Anche l’ufficio per la Pastorale della Salute ha promosso delle iniziative.

«Una serata di riflessione e preghiera, per richiamare il senso cristiano di questa festa e – spiega don Giorgio Occhipinti, direttore dell’ufficio per la Pastorale della Salute – non restare culturalmente passivi. Senza però alzare muri o palizzate. Ci sono tanti giovani cattolici che fanno festa il 31, senza per questo mettere in discussione la loro fede. Halloween è un fenomeno culturalmente complesso e quindi anche la nostra risposta deve essere complessa. Altrimenti, semplificando, rischiamo di escludere qualcuno».

Spazio quindi alla Notte dei Santi «perché questa notte – aggiunge don Giorgio – diventi una veglia di preghiera in attesa della festa di Ognissanti, anziché una celebrazione del buio e dell’occulto come vorrebbe la festa pagana di Halloween».

Nel calendario, la solennità di Tutti i Santi precede la Commemorazione dei Defunti. Nella nostra tradizione si parla di ‘’festa’’ dei morti. «Mia madre – racconta don Giorgio – mi ha spesso raccontato della mia infanzia e di come questa ricorrenza fosse non soltanto molto sentita, ma di come venisse attesa soprattutto dai bambini, praticamente alla stregua del Natale.

In passato infatti, i genitori erano soliti dire ai più piccoli che, se si fossero comportati bene nel corso dell’anno, durante la notte tra l’1 e il 2 novembre, avrebbero ricevuto dei doni da parte dei defunti. Al mattino, iniziava dunque la caccia al tesoro e ogni singola stanza veniva setacciata. I regali venivano nascosti nei posti più disparati mentre un cesto pieno di dolciumi era solitamente riposto ben in vista».

E sono ricordi che riaffiorano nella memoria di molti per una tradizione che ancora oggi viene coltivata e che aiuta i bambini ad accostarsi al mistero della morte con uno spirito lontano dalle lugubri atmosfere importate da realtà lontane dalle nostre.

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Autore

Alessandro Bongiorno

Giornalista, redattore della Gazzetta del Sud e condirettore di Insieme. Già presidente del gruppo Fuci di Ragusa, è laureato in Scienze politiche.



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