Vita Cristiana

Pubblicato il 14 Gennaio 2019 | di Redazione

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Recuperare la memoria storica delle fede

“A la festa ri lu Santu nun ci mancari, iddu ajuta e pruvviri a tutti l’uri”, così ricanta nella memoria e ammonisce ancora un antico adagio nato nella nostra terra in un’ epoca in cui il tempo, a differenza che oggi, fluiva con i ritmi scanditi dai cicli naturali e dalle diuturne ed indefesse attività lavorative. Nelle terre e nei paesi dell’altopiano, degli alti Iblei o nella plaga ipparina, il ritmico vangare del contadino, il picconare degli scalpellini, i rumori degli attrezzi nelle botteghe artigiane, di certo, scandirono la vita dei nostri padri, che, quotidianamente alle prese con i problemi del vivere ebbero lo sguardo ed il cuore sempre rivolti al cielo devotamente pregando i Santi e Dio stesso perché vigilassero sulle loro vicende umane e guidassero i loro passi.

Spontaneamente nacquero e si sedimentarono culti, preghiere, devozioni e riti che, nonostante le mutate condizioni socio-economiche permangono, ad oggi, genuina testimonianza ed espressione del singolare sentire religioso della dignitosa civiltà di chi fu. Nacquero ovunque le feste in onore dei santi dalle quali traspaiono e lo stretto legame con il mondo agricolo che le ha generate, le influenze conseguenti agli scambi con colonizzatori e gruppi di stranieri invasori ed anche il mondo classico.

Chi pertanto avesse a trovarsi, qui, dalle nostre parti in qualsiasi periodo dell’anno sentirà echeggiare nell’aria dall’uno o dall’altro dei quattro punti cardinali, il botto ora cupo ora ritmato e brioso, di salve a cannone che annunziano o ricordano nelle varie ore del giorno, l’inizio, lo svolgersi, la fine di novenari, settenari o processioni.

Finalmente era festa, quella dell’abito buono, delle lunghe passeggiate sotto l’infilata degli archi, della “calia e simenta” consumate nella piazza strapiena, ascoltando la musica “a palco” in attesa del santo. Quella festa, che continuava a vivere nell’attesa della successiva.

Ma oggi, gli insulti ed il tarlo del tempo, l’affermarsi del “progresso”, di un presunto modernismo, le contaminazioni esterne con l’adozione di espressioni ed usanze estranee, hanno fatto sì che ogni festa riproponga solo parte della propria peculiare tradizione.

S’impone un restauro, un’operazione di salvaguardia e tutela, che, compatibilmente, con i tempi mutati, porti sulla base di un ampio progetto culturale ad un serio recupero della memoria storica della festa, affinché, senza cedere ad istanze estetizzanti, se ne ritrovi e preservi la struttura nello spirito originario che le appartiene.

                                                                         Giuseppe Cassarino        


Autore

Redazione

"Insieme" esce col n° 0 l'8 dicembre del 1984. Da allora la redazione è stata la "casa di formazione" per tanti giovani che hanno collaborato con passione ed impegno.



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