Vita Cristiana

Pubblicato il 14 Marzo 2019 | di Redazione

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In cammino al fianco dei giovani con la gioia del Vangelo

“La nostra gioventù ama il lusso, è maleducata, si burla dell’autorità e non ha alcun rispetto degli anziani. I bambini di oggi sono dei tiranni. Non si alzano quando un vecchio entra in una stanza, rispondono male ai genitori. In una parola sono cattivi”.

Iniziare un articolo con queste parole produce due distinti e distanti atteggiamenti: il lettore più “adulto” si rispecchia in questo messaggio e plaude perché in esso vede un fondamento di verità e magari rimane soddisfatto perché ancora c’è qualcuno che ribadisce certi messaggi; il lettore più giovane, invece, non continuerebbe oltre la lettura perché questo messaggio dalla famiglia, passando per la scuola, fino a tutte le istituzioni se lo sente ripetere sempre e si sentirà vittima di un luogo comune di pensare, precludendo ogni dialogo con le generazioni adulte e allargandone il gap.

Ma non forse tutti sanno che queste parole, nell’uno e nell’altro caso comunque attuali, non sono state scritte oggi o cinquanta o cento anni fa; risalgono al 470 avanti Cristo e sono del filosofo Socrate e quindi vuol dire che accompagnare i giovani è stata, è e sarà una sfida che appartiene al genere umano di ogni tempo e di ogni spazio.

Non a caso Papa Francesco, dopo il sinodo sulla famiglia, ha voluto fortemente il sinodo sui giovani, perché anche al Chiesa possa affiancare i giovani nel loro cammino di discernimento e di fede. I padri sinodali, infatti, hanno cercato di cogliere i segni dei tempi, con lo sguardo proteso al futuro che si intravede nel presente dei giovani: non dunque destinatari di progetti e programmi pastorali, ma protagonisti dal di dentro a partire dalla capacità degli adulti di mettersi in paziente ascolto e in paziente attesa dei loro passi, a volte veloci da frenare, a volte lenti da spronare.

La realtà giovanile, sempre mutevole e mai statica, è invitata, assieme alla famiglia, a vivere quell’”Evangelii gaudium” che porta alla testimonianza della “Gaudete et exultate” della vita cristiana: è chiaro allora il progetto pastorale del Santo Padre per tutta la Chiesa che partendo da una fede che è gioia del Vangelo, produce frutti di santità nella vita quotidiana, scuotendoci prima di tutto dai nostri salotti comodi per correre, perché no, il rischio di essere ospedali da campo e non musei. Questo i giovani lo hanno capito molto bene e ce lo chiedono, anche perché loro sono disposti a scommettersi.

La citazione con cui ho aperto questo articolo non serve dunque a cadere nei piagnistei e nei rimpianti, serve invece a rimboccarci le maniche e a scuotere noi adulti a non lamentarci dei giovani, ma a incontrarli, a dialogare a interessarci alle loro vite. Questo ci porta a rivedere la nostra prassi e il nostro agire pastorale, perché se un tempo le nostre parrocchie e i nostri oratori erano luoghi di aggregazione e di incontro per i giovani, oggi non lo sono più, lo sono forse per i bambini e i preadolescenti, ma sicuramente non per i giovani. Re-inventare la pastorale giovanile vuol dire capire e conoscere i nuovi “riti sociali” i nuovi spazi di incontro, i loro interessi e i loro gusti, i loro nuovi modi di comunicare: capire e conoscere per poter essere sullo stesso piano dialogico, consapevoli che sono più i nostri esempi a parlare che le nostre parole.

E i giovani che hanno fiuto capiscono quando gli adulti facciamo le cose per servizio o per interesse e sanno fiutare bene. La vivacità di alcune realtà ecclesiali della diocesi rimandano a questa “arte dell’educatore” che facendosi compagno di viaggio, riesce ad entrare in dialogo con il giovane e lo aiuta a leggere la propria vita in Dio e Dio nella propria vita: sono le esperienze di primo annuncio come il Tlc, il Campo Base, il 12X12  che rispondono a questi bisogni del cuore dei giovani, ma anche percorsi e cammini strutturati come gli oratori, l’Azione Cattolica  e lo scoutismo che mirano alla formazione personale, umana, sociale e cristiana di ogni individuo. Un bel ruolo gioca pure l’esperienza del Servizio Civile che tramite la Caritas Diocesana e la Fondazione San Giovanni Battista accompagna i giovani per un anno in un’occasione di servizio.

Certo molto ci sarebbe da fare per proporre alle parrocchie e alle associazioni dei percorsi di crescita: penso a una scuola per educatori, a una scuola di formazione politica, a percorsi per educare i teenagers all’affettività e all’amore, a incentivare il progetto Policoro, a “caffè teologici” nei luoghi di ritrovo dei giovani: tutte occasioni, che insieme a quelle esistenti, potrebbero essere una nuova opportunità perché la Diocesi di Ragusa si faccia compagna di viaggio dei giovani.

E l’idea dei compagni di viaggio è l’idea che sottostà al documento finale dei vescovi a conclusione dei lavori sinodali: il camminare insieme, il fare la stessa strada, il portare lo stesso zaino mette educatore ed educando sullo stesso piano, apre i cuori e le menti all’incontro e al confronto, ed evita gli atteggiamenti di maestro/alunno: questo lo sanno molto bene gli scout; questo abbiamo vissuto con alcuni giovani lo scorso mese di agosto percorrendo insieme gli ultimi 100 chilometri della Via Francigena; questo insegna ogni cammino; questo ha fatto Gesù con i suoi discepoli.

I giovani sono in cammino e mettono il mondo e l’umanità in continui cambiamenti, ai tempi di Socrate e ai nostri tempi. A noi adulti non resta che iniziare a metterci in cammino: e il primo cammino da fare è il cambiamento di mentalità, l’uscire fuori dalle nostre abitudini e dalle nostre esperienze che seppur belle e buone, rischiano di chiuderci e di fossilizzarci, privandoci di ardori, di slanci e di entusiasmo che solo i giovani sanno darci. Sì, abbiamo bisogni di riscoprire nella nostra azione pastorale l’entusiasmo nel senso etimologico del termine: con Dio dentro di sé, ognuno può riprendere il cammino e tracciare una strada lasciando un segno del suo passaggio.

don Graziano Martorana
direttore del Servizio Diocesano per la Pastorale dei Giovani

 

 

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"Insieme" esce col n° 0 l'8 dicembre del 1984. Da allora la redazione è stata la "casa di formazione" per tanti giovani che hanno collaborato con passione ed impegno.



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