Cultura

Pubblicato il 16 Aprile 2019 | di Luca Farruggio

“Anthoi”, i fiori poetici del Bene di Roberta Conte

Anthoi è il titolo della nuova raccolta di versi della giovane ragusana Roberta Conte. Il libro è stato pubblicato da Schegge Riunite e si apre con una sapiente e dotta prefazione di Gianni Battista Cauchi.

Il titolo, che significa “raccolta di fiori”, per gli appassionati di poesia non può che ricordare il grande Charles Baudelaire. Ma quelli di Roberta Conte non sono fiori del male, bensì fiori del Bene.

Non a caso, leggendo le poesie dell’autrice, mi sono ricordato che nel Salmo 72, parlando del Re Messia, l’autore dice: “da prima del sole Germoglio è il suo Nome”. Per questo, dietro ogni verso di Roberta Conte, si intravede la voglia di raccontare la propria terra, di sopportarne le contraddizioni e di far emergere tutto il bello che spesso gli occhi stanchi non riescono più a vedere. L’autrice ci invita a guardare sempre oltre le effimere apparenze perché, come ha detto sapientemente Eraclito, “la natura ama nascondersi”.

Sono tutte poesie delicate, profonde, oniriche e intense che navigano tra le vie di Sicilia, dei suoi sogni, dei suoi profumi, dei suoi abitanti e delle sue sere. Roberta Conte si sforza di cercare una luce duratura che vinca per sempre il buio: “Cantami un canto che rompa il buio / e scuota il silenzio di questa sera”. Sono versi-fiori di primavera, che non a caso è la stagione in cui, secondo Dante, Dio creò il mondo. Roberta Conte, allo stesso modo, crea stati d’animo, li dipinge in maniera astratta e concreta, osserva i sentimenti umani e sparge bellezza con parole semplici e sublimi.

Leggendo il libro, essendo anche io un poeta, mi sono ritrovato molto nella poesia Amico: “Amico hai un quaderno in cui scrivi / parole gustose di speranze, sogni, / parole amare di sconfitte, perdite.” […] “Conosco del tuo cuore tutto quello / che non vedi nel tuo volto. / Nel riflesso di uno specchio / hai letto anche di me”.

Proprio così, perché c’è qualcosa che unisce tutti i poeti: la Grazia. Milan Kundera, infatti, ha scritto: “poeta non è chi scrive versi ma chi – ricordiamoci di questa parola – è eletto a scriverli, e solo un poeta può riconoscere con certezza in un altro poeta questo contatto della grazia”.

Ma questo mazzo di fiori è donato a tutti, non solo ai poeti, supera ogni solipsismo e merita di essere letto e accolto sempre in una feconda relazione umana, perché “D’un sogno io e te siamo i soli custodi” e “la sola vera forza / è quella che si coltiva / in due”.

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Autore

Luca Farruggio

(Catania 1984). Filosofo e poeta, si è laureato al San Raffaele di Milano nel 2011. È allievo di Massimo Cacciari ed Enzo Bianchi. Tra le sue pubblicazioni ricordiamo Bugie estatiche (Il Filo 2006, prefazione di Manlio Sgalambro) e Del pessimismo teologico (Il Prato 2017, prefazione di Giuseppe Girgenti). Si guadagna da vivere insegnando in Veneto e ogni tanto, come pubblicista, dice la sua dove gli capita.



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