Società

Pubblicato il 24 Maggio 2019 | di Alessandro Bongiorno

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Una provincia sempre più povera nell’indifferenza delle istituzioni

Solo 8 euro a persona per far fronte alla povertà e alle situazioni di marginalità e bisogno del territorio. È quanto spendono le amministrazioni pubbliche nella nostra provincia. Ragusa è una delle province che meno presta attenzione alla povertà (106. in Italia su 110 province), a fronte di una realtà dove tutti gli indicatori evidenziano crescenti situazioni di difficoltà e marginalità. I dati che ha presentato la Caritas diocesana nel report dell’Osservatorio delle povertà sono preoccupanti ma da soli non sufficienti a fotografare il dramma che tante persone vivono ogni giorno sulla propria pelle. Qui, in quella che una volta era l’isola nell’isola, non si riesce più a risparmiare (posizione 102 in Italia), crescono i protesti bancari (103), calano i consumi (99), si vive con pensioni basse (95), più di un giovane su due è senza lavoro e la disoccupazione è tra le più alte in assoluto (95). Pochi anche i laureati, visto che i giovani, conseguito fuori il titolo di studio, non tornano più a Ragusa. Una provincia dove non mancano le contraddizioni, come quella sulla sanità (a fronte di una buona percentuale di personale medico e infermieristico, scarseggiano le apparecchiature invece presenti negli ospedali di altre province). Se la situazione non esplode, come ha evidenziato Vincenzo La Monica, è perché la famiglia si conferma il miglior ammortizzatore sociale e perché c’è una rete di solidarietà e di attenzione che funziona. In questo contesto, si inserisce la Caritas diocesana. Nel corso del 2018, sono state seguite 857 famiglie e oltre 2600 persone. In totale 4738 interventi, il 20 per cento in più rispetto all’anno precedente, con un impegno di spesa superiore del 16 per cento. Emblematico il caso del Ristoro San Francesco che nel 2018 ha servito, prevalentemente a famiglie con il passaporto italiano, 12500 pasti, circa 1500 in più rispetto 2017. La Caritas ha anche trovato un tetto a 58 persone e alleviato tante situazioni di grande criticità. Numeri che, come ha ricordato il direttore della Caritas diocesana Domenico Leggio, sono volti, storie, vite reali, sofferenze cui la Caritas prova a dare risposte con la forza dell’amore ma anche di una rete di operatori e volontari che ogni anno moltiplica sforzi e impegno. Leggio ha ricordato le storie di Mosè, Pietro e Sara, alle prese con drammi che l’indifferenza rende ancora più acuti. «Tre storie – ha sottolineato – per riflettere e per ringraziare i volontari che ogni giorno si spendono per portare affetto e vicinanza a chi ha bisogno. Sono storie che vanno oltre numeri e formule, così come l’amore che ognuno è in grado donare, ma anche più grandi delle ingiustizie della nostra società». Alla presentazione dei dati dell’Osservatorio delle povertà erano presenti molti dei 157 volontari della Caritas, l’assistente don Rosario Cavallo e il vescovo, monsignor Carmelo Cuttitta, che ha indicato l’educazione e la formazione come la via maestra per porre le condizioni di una società migliore, più giusta e solidale.

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Autore

Alessandro Bongiorno

Giornalista, redattore della Gazzetta del Sud e condirettore di Insieme. Già presidente del gruppo Fuci di Ragusa, è laureato in Scienze politiche.



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