Vita Cristiana

Pubblicato il 10 Giugno 2019 | di Alessandro Bongiorno

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La pastorale al tempo dei social. Una sfida e una prospettiva

Usare i social network come strumento pastorale? Sì. Oggi è una condizione necessaria anche se, ovviamente, di per sé non sufficiente. Per la Chiesa i nuovi strumenti di comunicazione rappresentano «una sfida e una prospettiva» per annunciare il Vangelo e per cercare un canale di dialogo con chi non frequenta più le nostre comunità.

Come fare? A questa domanda ha provato a rispondere l’Ufficio Comunicazioni Sociali con il seminario “La pastorale ai tempi dei social media”. Di grande aiuto è stato il professore Pier Cesare Rivoltella, docente dell’Università Cattolica e direttore del Centro di ricerca sull’educazione ai media, all’informazione e alla tecnologia (Cremit), intervenuto nello splendido scenario di Villa Maggio a un incontro con gli operatori pastorali della Diocesi.

Partendo dal messaggio del Papa in occasione della Giornata delle Comunicazioni sociali, il professore Rivoltella ha invitato gli operatori pastorali a raccogliere questa sfida che non può essere limitata all’uso di chat o di gruppi su Facebook per informare gli utenti sulle iniziative della parrocchia o del gruppo di riferimento. Così, infatti, semplificheremo la circolazione di informazioni al nostro interno ma non avremo mai modo di interagire con quella sempre più ampia percentuale di persone che si allontanata da noi.

Non serve un cambio di strategia ma occorre integrare nelle strategie che già si attuano gli strumenti e i linguaggi propri dei social network. Occorrono, quindi, operatori pastorali che sappiano mediare l’annuncio utilizzando gli strumenti che oggi la tecnologia mette a disposizione. Non è semplice. Siamo, ad esempio, abituati a utilizzare le parole per veicolare i messaggi quando, invece, i social network richiedono altro; siamo abituati ai tempi lenti delle liturgie quando l’attenzione massima che si ha su internet (e non solo su internet) si limita a soli sette secondi; siamo abituati alla riflessione e alle argomentazioni quando invece il linguaggio “social” è fatto solo di uno slogan; siamo abituati alle predicazioni e alle omelie quando il web è lo spazio dell’interazione. Tutto questo è ancora più vero se ci rivolgiamo ai giovani che hanno ormai acquisito linguaggi e stili di partecipazione che sono quelli propri dei social network.

Per questo l’uso dei social network può essere un alleato prezioso della pastorale a patto di non limitare l’uso di questi strumenti al selfie del parroco e dei portatori della statua durante la processione. «Grazie ai social, una comunità – ha sottolineato Rivoltella – si può costruire o ricostruire». Davvero una sfida che la Chiesa non può fare a meno di cogliere. «I social network – ha evidenziato il direttore dell’Ufficio Comunicazioni Sociali, Emanuele Occhipinti – rappresentano un ambiente dove non possiamo fare a meno di stare anche se le nostre pagine difettano della capacità di trasmettere contenuti».

I lavori erano stati aperti dal direttore di Insieme, don Mario Cascone, che ha ricordato quanto sia importante «formare la comunità» entrando «nel cuore e nella mente» di tutti.

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Autore

Alessandro Bongiorno

Giornalista, redattore della Gazzetta del Sud e condirettore di Insieme. Già presidente del gruppo Fuci di Ragusa, è laureato in Scienze politiche.



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