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Pubblicato il 18 Luglio 2019 | di Orazio Rizzo

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Una folla commossa ha salutato il piccolo Simone

Ancora lacrime, ancora lutto a Vittoria. Ieri pomeriggio la città tutta ha reso omaggio al piccolo Simone D’Antonio, morto domenica mattina a Messina, dove era ricoverato in gravissime condizioni per l’amputazione di entrambe le gambe allo scopo di salvargli la vita, e a pochi giorni di distanza dal cuginetto Alessio.

Anche questa volta la risposta della comunità ipparina è stata grande: un immensa folla di gente, sia all’interno della Basilica del patrono San Giovanni – presidiata dalle Forze dell’ordine – sia nella Piazza antistante e per un buon tratto di via, ha voluto salutare il piccolo Simone; Vittoria si è fermata ancora una volta per accompagnare un suo figlio nel suo ultimo viaggio terreno.

Come per Alessio, i Commissari hanno decretato un giorno di lutto cittadino, ordinanza seguita da tantissimi esercizi commerciali che nelle ore indicate dalla stessa, hanno chiuso o abbassato le saracinesche.

Funerale speciale anche per la presenza del Vice premier, il Ministro Luigi Di Maio, che già nei giorni scorsi aveva annunciato la propria visita e la vicinanza del Governo alla famiglia D’Antonio, del governatore Musumeci, delle massime autorità locali civili e militari, del Commissario Dispenza, presente alle esequie.

Di Maio, al suo arrivo, si è recato in visita presso la camera ardente nella casa dei nonni di Simone, per portare il proprio cordoglio. Qui si è trattenuto con i genitori di entrambi i bambini in un dialogo affettuoso, raccogliendo lo sfogo delle due famiglie, unitamente alle loro richieste.

La piccola bara bianca ha raggiunto in corteo la basilica tra le file della folla, accolta da lunghissimi applausi e dalla commozione generale. Ad accoglierla il vescovo Carmelo Cuttitta, emozionato come per i funerali del piccolo Alessio, che nella sua omelia ha ribadito: “Gesù è sceso per salvarci tutti, e nessuno di noi può essere perduto. Simone e Alessio avevano ricevuto la prima comunione,  era stato un momento di grande festa in famiglia. E poi, all’improvviso, tutto cambia, e non c’è la più la bellezza dello stare insieme. È una società che non ha più valori umani e cristiani, e le responsabilità di queste uccisioni vanno scrutate e tenute in debito conto”

“Dobbiamo educarci – continua Cuttitta – e fare in modo che nessuno guidi in stato di ebbrezza o dopo aver assunto droghe perché si diventa un pericolo per se stessi e per gli altri. Come credenti facciamo appello alla nostra fede, solo lei può darci la speranza, se ci affidiamo al Signore egli ci consolerà e ci darà la forza di andare avanti”.

Come ai funerali di Alessio, su finire delle esequie hanno preso la parola anche il Provveditore agli Studi di Ragusa, dott.ssa Filomena Bianco, più volte interrotta dagli applausi, che nel suo lungo ed appassionato discorso ha definito i due cuginetti D’Antonio “bambini che profumano di dignità” in una città in cui “è più facile comprare un Suv piuttosto che un libro”.

A seguire gli altri interventi, quello della Dirigente Daniele Mercante, che ha ribadito che i giardini interni all’Istituto Portella della Ginestra, “Saranno intitolati ai due bambini e che vi saranno piantati dei girasoli” e per ultimo ha preso la parola il Commissario Dispenza: “Vittoria è una città operosa, che ha creato la sua economia dalla terra e che deve tornare ad essere libera in una società libera magnifica ed operosa. Mi auguro che dal sacrificio di questi piccoli martiri possa partire il riscatto di un’intera città,affinché non sia più ostaggio dell’arroganza criminale e mafiosa”.

Il Comune intitolerà i giardini interni di palazzo Iacono alla memoria dei cuginetti D’Antonio e pagherà, inoltre, tutte le spese di tumulazione.

A fine esequie, la piccola bara bianca è stata accompagnata fuori tra le lacrime e gli applausi, tra le file di amici, gli animatori e i ragazzi del Grest, i suoi compagni di classe, le sue maestre, i palloncini bianchi. I due cuginetti riposeranno vicini, come in vita, anche al cimitero di Vittoria.

(credito fotografico: Fabio Baglieri)

 

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Orazio Rizzo



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