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Pubblicato il 20 Luglio 2019 | di Silvio Biazzo

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Un piccolo passo per l’uomo, un grande balzo per l’umanità

Il grande sogno si avvera 50 anni fa: quella certamente è stata la notte più lunga per l’umanità, che ha catapultato il mondo intero nella immensa dimensione dello spazio infinito, concelebri che parole l’astronauta Neil Armstrong pronuncia descrivendo il primo passo di un essere umano sulla superficie della Luna. Erano le 04:56 del 21 Luglio 1969, quando i popoli della Terra osservarono lo storico evento dalle proprie case o affollando i bar. «Ha toccato: l’uomo è sbarcato sulla Luna» esclamò in Italia Tito Stagno, giornalista Rai, nella lunghissima diretta che incollò la notte del 21 luglio milioni di telespettatori italiani. In quegli attimi si scioglievano tanti dubbi, e le sonde prima, e gli astronauti poi, ci fornirono un quadro completo del nostro satellite: un corpo arido e desolato, senza acqua, con alte catene montuose, vasti altipiani, moltissimi crateri grandi e piccoli, e distese pianeggianti di lava solidificata. «Houston, qui Base della Tranquillità, l’Eagle è atterrato», riferì Neil al centro di controllo.

Da allora la corsa alla esplorazione dello spazio si è evoluta con alti e bassi, ed oggi agli USA e alla Russia (allora Unione Sovietica) si sono aggiunti altri pretendenti assetati nel cercare di conquistarsi un proprio spazio e ruolo nell’infinito siderale. Tra gli innumerevoli programmi più immediati c’è il ritorno sulla Luna che è uno degli obiettivi più ambiziosi della NASA e che ha anticipato la missione di ben 4 anni (inizialmente infatti era previsto per il 2028). L’obiettivo finale sarà la costruzione di una base permanente sul nostro satellite. Questa struttura potrà ospitare quattro astronauti contemporaneamente, non solo della NASA, ma anche di altre agenzie come l’ESA. La NASA, con la sua missione chiamata Artemis, non ha solo intenzione di ritornare sul satellite ma vuole restarci.

Ancora: studiare la fisica degli ammassi e dei gruppi di galassie primordiali, e scoprire il legame tra un buco nero supermassivo e la sua galassia d’appartenenza, sono alcuni degli obiettivi della missione ATHENA (Advanced Telescope for High Energy Astrophysics). Nell’estate del 2020, un rover chiamato Mars 2020 verrà lanciato dalla Terra per raggiungere il Pianeta Rosso. Una volta atterrato il veicolo, tra le tante cose, studierà l’abitabilità di Marte, cercando di capire se nel passato del nostro vicino di casa cosmico ci sia stata o meno la vita. Il Mars 2020 dovrà inoltre definire il clima marziano, descrivere la geologia del pianeta e prepararlo per l’esplorazione umana. Questa missione precede infatti lo sbarco dell’uomo su Marte, ed avrà lo scopo di monitorare le condizioni ambientali del pianeta, capendo al meglio dove e come proteggere i futuri esploratori.

Da più parti del globo alcuni però si pongono un quesito immane: ma è opportuno impiegate ingenti risorse economiche per dedicarsi alla scoperta dello spazio profondo? La risposta è semplice: l’uomo è stato fatto per ampliare perennemente le proprie conoscenze, cosa che ha fatto sin dal suo apparire sulla Terra, e cosa che farà fino alla fine dei secoli a venire.

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Autore

Silvio Biazzo

Giornalista Pubblicista dal 1980 , ha collaborato con Radio Insieme, Avvenire, Giornale di Sicilia e Gazzetta del Sud e tv locali, diploma di Maturità Classica, studi universitari in Giurisprudenza , dal 1993 insignito della Onorificenza di Cavaliere dell’ O.M.R.I.



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