Vita Cristiana

Pubblicato il 11 Settembre 2019 | di Mario Cascone

0

Annunciare a tutti il Vangelo e la salvezza lasciandosi guidare dallo Spirito di Dio

A nessuno sfugge quanto sia importante in una parrocchia, e più in generale in ogni contesto ecclesiale, agire sulla base di una lucida programmazione pastorale, che consenta ai vari operatori di portare avanti con efficacia la multiforme azione salvifica della Chiesa, la quale, sotto la guida dello Spirito Santo, è chiamata ad annunciare a tutti il Vangelo e ad offrire i mezzi sacramentali della salvezza. Senza una valida progettazione dell’azione pastorale si corrono diversi rischi, che possiamo schematicamente riassumere in questi termini:

 

  • Una pastorale selvaggia, in cui trionfano lo spontaneismo e l’attivismo, nell’assenza totale di valutazioni e di verifiche: si fanno molte cose, spesso improvvisate, ma senza il supporto di un’adeguata riflessione sullo stato della situazione e sui modi più idonei per fronteggiarla; tutto viene lasciato al caso o alla creatività di qualche operatore pastorale, che inventa tante iniziative, le quali peraltro si fermano spesso al mero piano umano, quando non apertamente folkloristico o ricreativo.
  • Una pastorale tecnocratica, caratterizzata da un modo di fare sostanzialmente burocratico, in cui non c’è posto per la creatività, ma neanche per accogliere le sollecitazioni dello Spirito Santo, perché tutto viene rigorosamente e minuziosamente organizzato, facendo agire i pastori e i loro collaboratori come dei manager, piuttosto che come seguaci di Cristo.
  • Una pastorale di conservazione, che di fatto è quella più largamente diffusa nei diversi contesti ecclesiali del nostro tempo, e consiste nel portare avanti le varie attività secondo il principio del “si è fatto sempre così”. Incapace di lasciarsi condurre dallo Spirito e di imboccare strade innovative, una simile azione pastorale è cieca di fronte alle nuove emergenze e si fonda sulla difesa strenua delle tradizioni, scadendo di fatto nel tradizionalismo fanatico, che ritiene fede ciò che in verità non lo è, o nell’ispirarsi al principio del “tirare a campare”.

Una prassi pastorale valida è quella che cerca di sfuggire a questi pericoli, fondandosi su una programmazione che si lascia guidare dallo Spirito di Dio, e quindi conosce la creatività, la duttilità, la capacità di modificare determinate abitudini pastorali, sulla base di una conoscenza più adeguata del territorio e dei suoi bisogni, oltre che delle persone con cui si ha a che fare. Questa è una pastorale che non viene portata avanti solo dai pastori, ossia dal clero, ma anche dai laici, i quali non sono soltanto oggetti o destinatari dell’attività pastorale, ma anche soggetti, chiamati ad assumersi le loro responsabilità ecclesiali. In un clima di ecclesiologia di comunione tutti gli operatori pastorali, adeguatamente formati, svolgono i vari servizi ecclesiali e si rendono protagonisti dell’azione con cui la Chiesa annuncia la Parola, celebra i misteri della fede, testimonia la carità operosa verso i poveri.

Una pastorale così impostata è per sua natura missionaria, perché impone agli operatori di uscire dal tempio e di fare propria quella che Papa Francesco chiama la “spiritualità della strada”, ponendosi a stretto contatto col territorio e con le sue emergenze. Puntando a raggiungere i cosiddetti “lontani”, ossia coloro che sono momentaneamente fuori dall’ovile e dal gregge, una tale azione pastorale va in cerca della pecorella smarrita, cercando di conquistarla con le armi dell’amore e della misericordia. Fondandosi sul mandato di Gesù, che chiama i suoi discepoli ad essere “pescatori di uomini”, i vari operatori pastorali avranno il coraggio di gettare le reti al largo, al fine di raggiungere anche coloro i quali vivono ai margini della società o nelle periferie esistenziali. Naturalmente tutto questo non si può improvvisare o lasciare al caso, ma va impostato sulla base di un attento studio della situazione in cui si opera, oltre che sulla docilità a lasciarsi condurre dallo Spirito Santo.

 

 

 

 

Tags: , ,


Autore

Mario Cascone

Sacerdote dal 1981, attualmente Parroco della Chiesa S. Cuore di Gesù a Vittoria, docente di Teologia Morale allo studio Teologico "San Paolo" di Catania e all'Istituto Teologico Ibleo "S. Giovanni Battista" di Ragusa, autore di numerose pubblicazioni e direttore responsabile di "insieme".



Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Torna Su ↑