Cultura

Pubblicato il 8 Ottobre 2019 | di Eleonora Pisana

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Bambini con disturbi di apprendimento. Tutti uguali con la didattica inclusiva

“Per educare un bambino ci vuole un intero villaggio” recita un proverbio africano e se questo è vero per tutti i ragazzini, a maggior ragione lo è per i bambini con un Disturbo specifico di apprendimento. Dsa (Disturbo specifico di apprendimento), Bes (Bisogni educativi speciali), Pdp (Piano didattico personalizzato): tutte parole che, chi si trova a contatto con il mondo scolastico, ha imparato presto a conoscere.

Sull’argomento c’è ancora molta confusione. Per poter assistere al meglio questi ragazzini occorre una stretta collaborazione e fiducia tra equipe, famiglie, insegnanti e tutor. Se uno solo di questi tasselli viene meno, il ragazzino si vedrà penalizzato nel suo rendimento scolastico.

Prima di tutto occorre una diagnosi, effettuata da uno specialista, che deve essere accurata. Occorre sottolineare che i bambini con disturbi d’apprendimento hanno uno sviluppo intellettivo funzionale alla media, non sono affetti da una malattia, bensì necessitano soltanto di strumenti diversi per poter sviluppare le loro potenzialità. Ed è bene che il clinico insista su questo punto con i bambini, con le famiglie e con le insegnanti, perché sta proprio qui il nodo cruciale del problema: c’è poca conoscenza. I primi a essere vittima di una scarsa informazione sono i familiari che non accettano la situazione, minimizzando con frasi come: “Non ha nulla, è colpa sua, non si impegna abbastanza”. Al contrario ci sono poi i genitori “chioccia” iperprotettivi, ipercritici nei confronti del sistema, che diventano troppo permissivi nei confronti dei ragazzi.

Un altro grosso scoglio sono le insegnanti. Non tutte per fortuna, ma diciamo una buona parte, quella rimasta ancorata alla “vecchia scuola”, per cui il cruccio principale è “il programma”. Queste insegnanti vedono in questi ragazzi “un problema”, una fonte di rallentamento: “La classe è di livello alto” diventa la scusa perfetta per relegare questi ragazzini al proprio destino, a un programma scarno, essenziale, al di sotto delle loro capacità. Un altro problema subentra al momento delle valutazioni: “Il ragazzino è bravo, ma capisce se a lui metto un voto troppo alto che cosa dovrei mettere agli altri?”. Si pone tutto in termini di diversità che non esisterebbe se al posto di una didattica personalizzata, si praticasse sempre più una didattica inclusiva, per tutti. Esistono già testimonianze di insegnanti che hanno deciso di applicare in vario modo gli strumenti compensativi nella didattica per tutta la classe, con risultati eccellenti e il benestare dei genitori degli allievi. Ma, purtroppo ancora sono solo mosche bianche.

Nonostante si sia detto che il buon rendimento del ragazzo dipenda dalla cooperazione tra diversi attori, la scuola ha il peso preponderante. Non esistono “cattive scuole” o “cattive insegnanti”, ma solo persone che non hanno i mezzi o la volontà per aggiornarsi, innovarsi, adeguarsi. A farne le spese sono i ragazzi, che perdono ogni stimolo, ogni interesse, ogni affezione verso il sistema scolastico.

 

 

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Autore

Eleonora Pisana

Diplomata in maturità classica, studia Scienze della Comunicazione a Catania. Ha collaborato con alcune testate giornalistiche on-line e ha svolto un tirocinio presso il quotidiano “La Sicilia” di Ragusa. Attualmente volontaria del servizio civile presso l’Ufficio Comunicazioni Sociali della Diocesi di Ragusa.



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