Vita Cristiana

Pubblicato il 9 Ottobre 2019 | di Redazione

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«Servono testimoni di una fede sincera»

I festeggiamenti patronali in onore di San Giovanni Battista costituiscono, per la città di Vittoria e per tutto il versante ipparino, uno dei momenti religiosi più significativi.

Sono, infatti, numerosi i devoti provenienti anche dalle città limitrofe – soprattutto dalle vicine Comiso e Acate – che ogni anno, senza eccezioni, durante tutto il mese di giugno e fino alla prima domenica di luglio giornata della festa esterna, gremiscono la basilica Matrice elevandola alla dignità in un vero e proprio santuario.

Fede, devozione, storia, cultura, tradizione e folklore sono stati i punti essenziali che hanno caratterizzato – come ormai avviene da qualche tempo a questa parte – l’edizione 2019 dei festeggiamenti che, secondo molti, è stata una delle più coinvolgenti e interessanti degli ultimi anni, caratterizzata da un considerevole numero di appuntamenti di qualità.

L’arciprete, il comitato, il gruppo liturgico e il consiglio pastorale parrocchiale hanno lavorato senza sosta per raggiungere questo grande risultato che ha visto, nei giorni dei festeggiamenti, un numero incredibile di presenze affollare il centro storico cittadino. Ventitré giorni densi di appuntamenti contraddistinti da momenti di consolidata tradizione: il sacro novenario, le solenni celebrazioni eucaristiche, i riti della ‘calata râ tila’, della ‘scinnuta’ e della vestizione del seicentesco simulacro ligneo del Patrono; e ancora la tradizionale vendita all’asta dei prodotti della terra, dell’artigianato e dei dolci offerti dai fedeli, durante la cosiddetta cena; la Coppa San Giovanni Battista, gara ciclistica arrivata alla quarantottesima edizione o la variopinta sfilata dei carretti siciliani; lo spettacolo pirotecnico o il concerto lirico-sinfonico, per noi vittoriesi, ‘iuocu i fuocu’ e musica ‘a pparcu’. Su tutti, ovviamente, brillano per numero di partecipanti e per la profondissima religiosità il pellegrinaggio della notte di San Giovanni, quello della processione, la prima domenica di luglio (viàgghiu i San Ciuvanni), nonché le celebrazioni dell’Eucaristia del 24 giugno. Una festa di popolo che ha come cornice il barocco della basilica, il liberty delle case e dei palazzi e le cromie delle scenografiche luminarie, installate per l’occasione.

Appuntamento ormai fisso, a testimonianza dell’importante opera di rilancio che ha caratterizzato la programmazione della festa in questi ultimi anni, è la Notte bianca per San Giovanni che anima festosamente il centro storico, con gli artisti di strada, la musica, gli spettacoli e i negozi aperti fino a tardi. La notte bianca 2019, in particolare, ha avuto come come protagonisti i talentuosi madonnari della scuola napoletana, lo spettacolo musicale di Paolo Meneguzzi e, a chiusura, il suggestivo video mapping 3D proiettato sul prospetto principale della Chiesa Madre.

Il 2019 sarà ricordato anche per la ricomparsa dello storico stendardo settecentesco di San Giovanni, che ha fatto bella mostra di sé all’interno della chiesa e lungo il percorso della processione di domenica 7 luglio, montato su una lunga asta di legno che sfoggiava anche l’argenteo puntale settecentesco con la croce ottagona, chiamata anche croce di San Giovanni o di Malta.

Il restauro, che ha reso possibile la riutilizzazione del pregevole drappo di seta rossa finemente ricamata con filati di seta policroma, d’oro e d’argento, è stato eseguito da Tiziana Iozzia e finanziato dalla Banca Agricola Popolare di Ragusa e da un munifico benefattore che ha voluto restare anonimo.

«I nostri ringraziamenti – ha dichiarato l’arciprete don Salvatore Converso – vanno ai componenti del Comitato dei festeggiamenti, del Consiglio pastorale parrocchiale e del Gruppo liturgico, nonché ai Parroci e alle Comunità delle parrocchie di Vittoria e Scoglitti, al Comune di Vittoria, alle associazioni culturali e di volontariato, ai club service, ai sodalizi e alle associazioni di categoria e, soprattutto, ai tanti devoti, che hanno animato la festa. Con il loro impegno hanno reso possibile un evento, capace di ridestare l’animo della città, in un momento di grande sconforto e di profonda crisi».

Sull’esempio del non licet di San Giovanni Battista al re Erode Antipa (Mc 6, 14-29), dall’anno scorso, la parrocchia ha ripreso a organizzare alcuni incontri che trattano argomenti di interesse sociale e di grande attualità, approfonditi sempre alla luce del Vangelo e della dottrina sociale della Chiesa. L’anno scorso, il fenomeno delle aste giudiziarie è stato il tema del convegno “Aste giudiziarie: pagare i debiti e restituire la dignità. Riflessioni e strumenti per l’economia locale”. Quest’anno, si è voluto affrontare l’argomento mafia in tutta la sua drammatica complessità, con un convegno sul tema:” «Non posso sopportare delitto e solennità» (Is, 1,13). La formazione delle coscienze alla luce del Vangelo di fronte al fenomeno mafioso”. Ne hanno parlato, in un confronto introdotto da don Salvatore Converso, testimoni autentici e credibili, veri e propri punti di riferimento per la società civile siciliana e non.

Ha aperto i lavori monsignor Michele Pennisi, arcivescovo di Monreale e vice-presidente della C.E.Si., noto per il suo impegno nella lotta alla mafia e per aver vietato ai malavitosi – con l’emanazione di appositi decreti – l’ingresso nelle confraternite e di fare da padrini di battesimo o di cresima. Quindi è stata la volta di monsignor Carmelo Ferraro, arcivescovo metropolita emerito di Agrigento e per sedici anni, dal 1962 al 1978, nostro amato arciprete; da pastore della chiesa agrigentina è stato uno dei vescovi siciliani storicamente impegnati nella lotta alle mafie. Nel suo contributo-testimonianza, monsignor Ferraro ha ricordato anche il grido-anatema di San Giovanni Paolo II, diretto ai mafiosi il 9 maggio del 1993 nella Valle dei Templi di Agrigento, davanti al Tempio della Concordia.

A chiusura del convegno, il contributo del magistrato Giovanbattista Tona, consigliere della Corte d’Appello di Caltanissetta, particolarmente apprezzato per aver condotto numerose inchieste di mafia e da sempre in prima linea nel contrasto alle organizzazioni mafiose.

All’incontro hanno voluto partecipare, invitati dalla comunità, i tre funzionari dello stato che compongono la commissione straordinaria che attualmente svolge le funzioni di sindaco, giunta e consiglio comunale. Una presenza significativa che si è concretizzata anche per il messaggio di saluto del prefetto Filippo Dispenza.

Ricordiamo che i festeggiamenti del 2019 si sono svolti in una città che – ha affermato il commissario Dispenza nel suo messaggio rivolto alla città e pubblicato nel programma generale dei festeggiamenti – «ha subito l’onta dello scioglimento per infiltrazioni mafiose e avverte chiaramente l’esigenza di riscattarsi e di ritrovare la propria identità».

Un clima pesante, quello che si respira oggi a Vittoria, aggravato da due deplorevoli fatti di cronaca che hanno scioccato l’intera comunità cittadina: quello dello scorso 11 luglio che ha avuto come vittime i due cuginetti di undici e dodici anni, Alessio e Simone D’Antonio, travolti dalla folle corsa omicida di un suv; e dell’odissea vissuta da una giovane donna la notte di lunedì 2 settembre. Circostanze che hanno profondamente impressionato e indignato l’opinione pubblica non solo per la crudeltà e per la drammaticità dei fatti, ma anche perché, in entrambi i casi, i colpevoli sono risultati essere legati alla criminalità.

Unica speranza per il futuro, «unico punto di riferimento – afferma padre Converso – è ancora una volta il Battista, da secoli venerato da tutti i Vittoriesi che continuano a invocarlo nei momenti più difficili. Una devozione che merita di essere custodita e trasmessa in eredità alle future generazioni perché per ogni città, il santo patrono, incarna lo spirito di unità della comunità che si riconosce in lui. Lo abbiamo detto e ascoltato molte volte, e non solo nei giorni della festa: sull’esempio del Precursore, servono credenti capaci di testimoniare una fede sincera, autentica, libera e completamente ispirata al Vangelo di Gesù Cristo. Per questo abbiamo pregato e continuiamo a pregare: per un futuro migliore e per il dono di vere e proprie conversioni del cuore».

Luciano D’Amico

 

 


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Redazione

"Insieme" esce col n° 0 l'8 dicembre del 1984. Da allora la redazione è stata la "casa di formazione" per tanti giovani che hanno collaborato con passione ed impegno.



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