Vita Cristiana

Pubblicato il 20 Novembre 2019 | di Redazione

I nostri seminaristi: Vincenzo Guastella. Dai paracaduti della Folgore all’altare

Ciao a tutti cari amici, mi chiamo Vincenzo Guastella, ho 31 anni, provengo da Ragusa e sono un seminarista di sesto anno. Appartengo alla parrocchia di San Giuseppe Artigiano in Ragusa dove sono stato battezzato e ho ricevuto tutti gli altri sacramenti ed è da lì che tutto ha avuto inizio. Fin da bambino ho sentito nel cuore la chiamata che Dio mi rivolgeva, quella di diventare un suo ministro. Ero molto inserito in parrocchia, frequentavo il gruppo dei ministranti, il gruppo di Azione Cattolica; insomma, la parrocchia era la mia seconda famiglia. Tutto questo è durato sino alla seconda media quando per vari motivi ho abbandonato la Chiesa e gli ambienti parrocchiali.

Stavo attraversando la mia adolescenza, iniziavo ad interrogarmi su tante cose e, come tutti i ragazzi di quell’età, non capivo il perché dovevo frequentare la parrocchia, mi sembrava una imposizione dettata dai miei genitori e dai sacerdoti; in più i miei amici iniziavano a prendermi in giro perché volevo diventare prete e quindi non potevo vivere alcune esperienze “normali” come facevano tutti, ad esempio avere una ragazza, uscire la sera. Così ho abbandonato quegli ambienti e mi sono inserito perfettamente nella vita “normale” che vivono tutti i ragazzi “normali”.

Mi sono iscritto al liceo “Fermi” dove ho conseguito la maturità scientifica e subito dopo mi sono arruolato nell’Esercito. Dopo il primo anno di servizio, ho vinto il concorso per ulteriori altri quattro anni riuscendo ad entrare nella Brigata Paracadutisti “Folgore”. Ero molto contento di far parte di quella famiglia, anche perché la Brigata era interessata in alcuni teatri operativi partecipando in svariate missioni tra cui l’Afghanistan. Il mio obiettivo nella vita era quello di partecipare ad una di queste missioni perché avevo sentito parlare della triste realtà dei bambini soldato ed io volevo partecipare proprio per salvarne almeno uno. Ma in uno degli addestramenti militari ho avuto un infortunio grave che mi ha causato la rottura dei legamenti crociati e del menisco. Fine dei giochi, addio missione! In quegli anni il mio rapporto con Dio era molto particolare, credevo in Dio ma a modo mio.

Dopo questo infortunio i rapporti con Lui sono peggiorati parecchio; ero arrabbiato perché non riuscivo a capire perché è capitato proprio a me, perché non potevo realizzare il mio sogno. Dopo l’infortunio sono tornato a casa per operarmi. Qualche tempo dopo la mia operazione ricevo una triste notizia: in Afghanistan, un mezzo militare italiano, era saltato in aria per via di un attentato. I sentimenti che hanno pervaso il mio cuore sono stato svariati: sapere che alcuni miei fratelli erano morti lì ed io comodamente stirato in un letto era inaccettabile per me. Così la mia ribellione verso Dio era cresciuta ancora di più, ma più cresceva questa ribellione, più sentivo dentro di me un qualcosa che mi attirava verso Dio; io capivo cos’era ma in tutti i modi cercavo di allontanarla, dicevo fermamente: «nella vita posso fare tutto… ma il prete mai!». Fu così che continuai la mia vita, nonostante dentro portavo tutto questo mix di sensazioni e sentimenti, fino al giorno in cui non riuscii più a trattenermi e sentii la necessità di parlare del mio stato d’animo con qualcuno.

Tornato dalla licenza, decisi di andare a parlare col sacerdote della mia parrocchia. Riversai tutto il mio rancore, la mia tristezza, il mio malessere e dopo quattro ore di colloquio tornai a casa un po’ deluso, perché quel sacerdote non mi disse nulla tranne che: «bene, puoi tornare qui quando vuoi». Ero rimasto un po’ deluso perché mi sarei aspettato che quel sacerdote mi desse la soluzione a tutti i miei problemi. E invece, saggiamente, da quella risposta sono stato spronato a ritornarci per cercare insieme di risollevare la mia vita. Da quel colloquio cambiarono tante cose, nel corso dei mesi iniziavo a cercare di capire cosa volesse dirmi quella voce che sentivo dentro di me da tanti anni, invece di accantonarla o addirittura cercare di soffocarla, e più mi mettevo alla ricerca di quello che Dio mi chiedeva più vedevo rientrare la luce nella mia esistenza, ritornavo ad essere felice ed autentico come nel passato. Il mio discernimento è durato all’incirca tre anni e dopodiché ho preso la decisione: ho messo da parte le mie paure, le mille preoccupazioni e mi sono affidato nelle mani di quel Dio che mi aveva dimostrato il suo infinito amore e la sua fedeltà e mi stava chiamando al suo servizio.

Ho presentato le mie dimissioni e ho chiesto al Vescovo di poter entrare in seminario; nel 2013 ho iniziato il mio anno di propedeutico a Ragusa dove ho svolto altri due anni di seminario. Al terzo anno sono stato trasferito nel Seminario Arcivescovile di Palermo dove ho concluso il mio iter formativo lo scorso mese di giugno. Sono stati anni impegnativi dove la grazia performante di Dio ha agito, dove ho potuto sperimentare quanto amore Dio riversa su ciascuno di noi e quanto sia bello avere il coraggio di rispondere sinceramente alla vocazione che ci viene rivolta. Sono stati anni vissuti in compagnia di fantastici fratelli di cammino. Dovendo sintetizzare il mio percorso in una parola userei: gratitudine. Sono infinitamente grato al Signore per tutto quello che nella mia vita ha operato, per tutto quello che mi ha donato e che continua a donarmi.

In particolar modo sono grato per l’immenso dono che il 28 novembre Dio mi concederà tramite l’ordinazione diaconale, attraverso l’imposizione delle mani di S. E. Mons. Carmelo Cuttitta. Chiedo a tutti voi di pregare incessantemente per le vocazioni ed in particolar modo per il seminario di Ragusa perché il Signore continui a mandare operai nella sua messe. Un ultimo pensiero lo vorrei rivolgere ai giovani: non abbiate paura, interrogatevi! Abbiate il coraggio di affrontare tutto ciò che non vi permette di interrogarvi sulla vostra vita, su Dio e su ciò che è la vera felicità. Volete sapere il trucco per vivere una vita veramente felice? Incontrate Cristo, abbiate la voglia di conoscerlo veramente, questo non significa dovervi fare necessariamente preti o suore, ma sapere che qualsiasi cosa voi sceglierete nella vostra vita, con Lui, acquisterà un valore più grande. Un affettuoso saluto e sempre uniti nella preghiera.

Vincenzo Guastella

 

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Redazione

"Insieme" esce col n° 0 l'8 dicembre del 1984. Da allora la redazione è stata la "casa di formazione" per tanti giovani che hanno collaborato con passione ed impegno.



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