Vita Cristiana

Pubblicato il 11 Dicembre 2019 | di Mario Cascone

Dio Padre e il suo Bambino: pace in terra agli uomini che Egli ama

Maria e Giuseppe sono protagonisti di una grande storia, la più grande che sia mai capitata a due creature umane: sono stati scelti da Dio Padre per “collaborarlo” nel mistero dell’Incarnazione del suo Unigenito Figlio. L’iniziativa, come sempre, è del Padre: è Lui l’Eterno Generante, che non cessa mai di generare il Figlio nell’unità d’Amore dello Spirito Santo. Ma per l’Incarnazione Dio Padre sceglie di servirsi di due creature umane: Maria come vera Madre del suo Unigenito, affinché Gesù possa nascere in modo autenticamente umano; Giuseppe come padre putativo e legale di Gesù, suo custode nel cammino terreno, affinché il Bambino possa contare su una guida paterna umana, come tutti i bambini di questo mondo.

Dall’alto dei cieli è però il Padre che dirige ogni cosa, con infinita Sapienza: è Lui che assume l’iniziativa della salvezza dell’umanità, è Lui che sceglie Maria e Giuseppe come cooperatori umani del suo disegno, è Lui che invia l’Angelo ad annunciare il grande evento dell’Incarnazione, è Lui che manda lo Spirito Santo come Amore che feconda il grembo verginale di Maria. A Lui obbediscono le creature nel cielo e sulla terra: gli angeli e gli arcangeli, Maria e Giuseppe, Elisabetta e Zaccaria, Giovanni Battista. A Lui, l’Eterno Padre, obbedisce perfettamente il Figlio, il quale, accogliendo nell’amore il progetto della salvezza che passa attraverso la sua Incarnazione, dice: “Tu non hai voluto né sacrificio né offerta, un corpo invece mi hai preparato. Allora ho detto: Ecco, io vengo per fare, o Dio, la tua volontà” (Eb 10,5.7).

E quando il lieto evento si compie, nella povera stalla di Betlemme, il Padre fa sentire il suo inno di gioia, ordinando ai suoi angeli di cantare il “Gloria in excelsis”, che esprime la sua esultanza per la realizzazione del suo progetto d’amore sull’umanità. Al coro degli angeli si uniscano le nostre umili voci per inneggiare al Padre, che ha mandato nel mondo “l’irradiazione della sua gloria e l’impronta della sua sostanza” (Eb 1,3). Ci uniamo  al coro degli angeli e con loro cantiamo: “Gloria a Dio nel più alto dei cieli e pace in terra agli uomini che egli ama ” (Lc 2,14). La traduzione latina della Vulgata di S. Girolamo non deve trarci in inganno: essa traduce “bonae voluntatis” quello che in realtà va tradotto “che egli ama”. Non sono solo gli uomini “di buona volontà” quelli a cui si indirizza la pace di Dio, ma tutti gli uomini, che Dio ama infinitamente. La “buona volontà” non è quella degli uomini, ma quella di Dio, il quale, nella sua infinita misericordia, ha deciso di non lasciarci in balìa del peccato e dello smarrimento esistenziale, ma di comunicarci il suo amore, che ci salva e ci fa vivere nello shalom.

Grazie al beneplacito di Dio l’uomo può ritrovare la via della pace e puntare con decisione alla festa senza fine dell’eternità beata. Colui che è eterno è entrato nel tempo, perché noi che viviamo nel tempo possiamo entrare nell’eternità, dove godremo la vera gioia e vivremo nella pienezza della pace.

Ecco perché vogliamo unirci al coro celeste e cantare la gloria di Dio, manifestatasi nel Bambino Gesù. Vogliamo dire, con S. Paolo: “Benedetto sia Dio, Padre del Signore nostro Gesù Cristo, che ci ha benedetti con ogni benedizione spirituale nei cieli, in Cristo. In lui ci ha scelti prima della creazione del mondo, per essere santi e immacolati al suo cospetto nella carità, predestinandoci a essere suoi figli adottivi per opera di Gesù Cristo, secondo il beneplacito della sua volontà” (Ef 1, 3-6). Per beneplacito della volontà divina ognuno di noi è stato scelto in Cristo fin dall’eternità (“prima della creazione del mondo”) per essere figlio di Dio e vivere santamente al suo cospetto nell’amore. E questo non certo per nostro merito, ma unicamente per la “buona volontà” di Dio nei nostri confronti, ossia per il grande amore che Egli nutre per ciascuno di noi.

Certo che il nostro Dio ne ha di “buona volontà”…

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Autore

Mario Cascone

Sacerdote dal 1981, attualmente Parroco della Chiesa S. Cuore di Gesù a Vittoria, docente di Teologia Morale allo studio Teologico "San Paolo" di Catania e all'Istituto Teologico Ibleo "S. Giovanni Battista" di Ragusa, autore di numerose pubblicazioni e direttore responsabile di "insieme".



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