Vita Cristiana

Pubblicato il 12 Dicembre 2019 | di Redazione

Il grande passo di Mario Modica e la sua ammissione agli Ordini Sacri

«Dio che ha iniziato in te la sua opera, la porti a compimento». Per la prima volta il vescovo mi rivolgerà queste parole durante il rito dell’ammissione agli ordini che il prossimo 21 dicembre vivrò in prima persona, alla presenza della nostra Chiesa diocesana riunita attorno all’altare del Signore. Molti si chiederanno: cosa significa essere ammessi agli ordini? In cosa consiste tale rito?

Ne “Il dono della vocazione presbiterale”, documento della Congregazione per il Clero, così leggiamo: «Al termine della tappa discepolare, il seminarista, raggiunte una libertà e una maturità interiori adeguate, dovrebbe disporre degli strumenti necessari per iniziare, con serenità e gioia, quel cammino che lo conduce verso una maggiore configurazione a Cristo nella vocazione al ministero ordinato. La Chiesa accogliendo l’offerta di sé da parte del seminarista, lo sceglie e lo chiama, perché si prepari a ricevere in futuro l’Ordine Sacro».

Potremmo dunque definire l’ammissione tra i candidati agli ordini sacri come l’inizio “ufficiale” del cammino di formazione dei futuri presbiteri. Il giovane che ha avvertito nel suo cuore la vocazione al sacerdozio ministeriale infatti, dopo aver effettuato il suo discernimento personale, accompagnato da figure autorevoli di riferimento, vive un ulteriore discernimento, ancora più intenso, guidato e mediato dalla Chiesa nell’anno propedeutico. Una volta entrato in seminario, il giovane è accompagnato, a riscoprire la chiamata ad essere, prima di tutto, discepolo di Gesù, facendo discernimento sull’autenticità della sua vocazione.

Proprio dopo aver vissuto questi primi anni di formazione, nel momento in cui il giovane ha messo a fuoco e in atto gli obiettivi già descritti, può chiedere alla Chiesa, nella persona del Vescovo, di essere ammesso tra i candidati al diaconato e al presbiterato. È un momento importante per la vita del seminarista e della Chiesa particolare. Il seminarista infatti pronuncia il suo primo “sì” dinanzi alla Chiesa radunata in preghiera. La Chiesa accoglie il proposito del candidato e lo sostiene perché possa continuare a crescere nello spirito di preghiera e nel dono di sé alla Chiesa e a tutti gli uomini.

Gioia e stupore, gratitudine e trepidazione, mi accompagnano in queste settimane che mi separano dalla celebrazione del 21 dicembre. L’«eccomi» al Padre nostro che pronuncerò dinanzi al vescovo e alla Chiesa è anzitutto segno della libertà scaturita dal sentirmi amato, accolto e perdonato da Lui, ma anche espressione del desiderio seguire Gesù, imitandolo nel donare la vita per tutti. Quell’«eccomi» è disponibilità a servire la Chiesa nella sua missione, quella Chiesa che sento madre e di cui sento di condividere le gioie e le sofferenze. Dietro questa piccola parola si cela il dispiegarsi di un progetto d’amore che, giorno dopo giorno, il Signore mi porta a scoprire, non senza difficoltà e fatica, ma sempre fiducioso nella sua presenza in me e a fianco a me. «Non temere!» è la rassicurazione biblica più bella e consolante che Dio fa promettendo di non abbandonare mai nessuno. Anche nel giorno della mia ammissione agli ordini, vigilia della IV domenica d’Avvento, sentirò rivolte in modo del tutto speciale a me quel «Non temere!», lo stesso ascoltato in sogno da Giuseppe, lo stesso rivolto a Maria per mezzo dell’Angelo. «Non temere»: risuoni ancora questa consolazione nel cuore di tutti per permettere a Dio di completare l’opera sua in ciascuno di noi.

Mario Modica

Tags: , , , ,


Autore

Redazione

"Insieme" esce col n° 0 l'8 dicembre del 1984. Da allora la redazione è stata la "casa di formazione" per tanti giovani che hanno collaborato con passione ed impegno.



Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Torna Su ↑
  • Follow by Email
    Facebook
    YouTube
    Instagram
  • Amici

  • Sostenitori

  • RSS Ultime dal SIR