Politica

Pubblicato il 4 Febbraio 2020 | di Vito Piruzza

Dal vertice di Berlino sulla crisi libica una lezione di speranza all’Europa

A Berlino si è svolto un vertice sulla delicata situazione libica.

La situazione di partenza era veramente problematica, alcuni giorni prima una mediazione di Russia e Turchia (i due principali sponsor dei contendenti) aveva avuto un riscontro solo parziale con un “cessate il fuoco” precario e effettuato solo di fatto in quanto il generale Haftar era partito via rifiutandosi di firmare l’accordo.

Dalla data di rovesciamento del regime guidato da Gheddafi (20 ottobre 2011) che dal 1969 guidava il Paese, il caos ha regnato in quel Paese in un intricato intreccio tra governi riconosciuti internazionalmente e oppositori legittimati dalla lotta al fondamentalismo islamico che oggettivamente rendono difficile individuare i torti e le ragioni, anche perché alla fine in una guerra civile tutti hanno torto, gli unici ad avere sicuramente ragione sono le vittime civili che subiscono sulla loro pelle le violenze generate da una guerra senza quartiere di tutti contro tutti.

È opportuno ricordare che nell’abbattimento del regime di Gheddafi con la conseguente destabilizzazione di tutto il Paese hanno giocato un ruolo determinante diversi Paesi occidentali.

In quella occasione la Francia sembrò giocare un ruolo assolutamente sganciato dal resto dei Paesi Europei che si sono mossi in modo più prudente e sotto l’egida dell’Onu.

Il risultato è sotto gli occhi di tutti: una guerra che dura da 9 anni!

Finalmente sia i Paesi coinvolti come supporter delle forze in campo, sia quelli più defilati hanno concordato sulla opportunità di trovare una soluzione politica per sbrogliare una matassa che dal punto di vista militare si è rivelata praticamente inestricabile.

E, udite udite, per una volta abbiamo assistito a una reale unitarietà di intenti tra tutti i Paesi dell’Unione Europea!

La Merkel è una leader navigata e non concede molto all’enfasi e prima del vertice ha dichiarato serenamente che sarebbe stato già un successo consolidare la cessazione delle ostilità, ma il documento predisposto conta 55 articoli che sotto l’egida dell’Onu disegnano un percorso per uscire politicamente dalla crisi.

La novità importante, anche se potrebbe sembrare un azzardo alla luce dell’antagonismo esasperato tra le parti in conflitto, è che il controllo del rispetto degli accordi non prevede l’ingerenza di Paesi terzi, ma sarà garantita da una commissione di 10 persone indicate (5 ciascuno) dalle parti in conflitto «soltanto un processo politico guidato dai libici, e dei libici può porre fine al conflitto e portare a una pace duratura».

Ovviamente è ancora troppo presto per dire se il percorso di risoluzione del conflitto verrà condotto fino alla fine, ma intanto l’esperienza del vertice di Berlino dovrebbe fare riflettere i Paesi Europei: mentre l’inizio del conflitto ha visto il dispiegarsi degli interessi particolari dei singoli stati (Francia in testa), parlare tutti in coro senza distinguo ha dato autorevolezza all’Europa e portato a risultati che neanche Turchia e Russia avevano ottenuto. Chi ha orecchie intenda!

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Vito Piruzza



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