Cultura

Pubblicato il 14 Aprile 2020 | di Redazione

Quante analogie! È la storia che ritorna Così Monterosso sotto la peste del 1854

In questi giorni drammatici per tutti noi mi sono ritornati in mente le tante pandemie che in ogni epoca hanno colpito lumanità e che sono state immortalate in memorabili pagine di storia o di letteratura.

Nel corso delle mie ricerche mi sono imbattuto in un documento, correva lanno 1854, redatto dal Decurionato di Monterosso, lamministrazione comunale del tempo, che emanava un regolamento per custodirsi la salute pubblica che viene minacciata dal colera.

Lobiettivo era quello di creare un cordone sanitario conciliandolo con le varie esigenze di spostamento in entrata ed in uscita dal paese.

Nel regolamento lepidemia veniva definita come micidiale morbo asiaticoe venivano istituiti dieci posti di sorveglianza nei punti strategici di Monterosso e precisamente dietro la chiesa di San Giovanni, nelle zone denominate Ariazzi, Iettu, Affacciata, Acquasanta, Casal nuovo, Dietro il Monastero delle Benedettine, SantAntonio il vecchio, sotto Sberlinga, Cava.

La sorveglianza in questi posti era h24 e veniva assicurata da quattro guardie ed un capoposto con turni di due ore.

Nel regolamento Il Decurionato scriveva che lo scopo della distribuzione di tali posti di guardia era quello di impedire che di giorno e di notte apertamente e clandestinamente si introducano delle persone provenienti da punti sospetti o sforniti di assicurazione sulla salute pubblica .

Si precisava che gli abitanti di Monterosso che per esigenze lavorative dovevano recarsi nelle campagne circostanti non erano soggetti ad esibire carte alcune fino ad ordine contrario ed a sopravvenienti circostanze.

Tuttavia si ordinava alle guardia di impedire lingresso nel paese o costringere alla quarantena i compaesani che anteponendo il vile interesse alla salute pubblica vogliono entrare nella Comune recandovisi da sospetti o senza carta di assicurazione.

Si raccomandava di fare particolare attenzione ai forestieri e a chi era in ingresso a Monterosso. La guardia doveva ammonire con un altolà chi voleva entrare in paese, se si fosse conosciuto per paesano che ritornava dalle campagne vicine farlo entrare.

Se era forestiero e provvisto di carta di salute, era compito del capoposto farsi esibire quella carta sulla cima di una canna e prima di leggerla doveva passarla al fumo della paglia. Quindi verificare le attestazioni riportate sulla carta riguardo la loro veridicità, la provenienza del soggetto, e la congruità tra quanto dichiarato sul viaggio, la data di partenza e leffettivo tempo di percorrenza.

Se qualcosa non quadrava, al soggetto veniva intimata la quarantena per un tempo stabilito dalla Deputazione e nel caso rifiutasse e volesse fare resistenza sarebbe stata impiegata la forza pubblica. Il capoposto infatti lo avrebbe fatto scortare dalle guardie in un locale destinato alla quarantena sito in contrada Casale nella casa di campagna di Girolamo Noto. Un altra guardia avrebbe fatto rapporto alla Deputazione che avrebbe deciso il da farsi. Per chi avesse violato le regole, guardie comprese, era previsto il carcere.                

 La storia spesso ritorna e come sempre è maestra di vita.

Angelo Schembari

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Redazione

"Insieme" esce col n° 0 l'8 dicembre del 1984. Da allora la redazione è stata la "casa di formazione" per tanti giovani che hanno collaborato con passione ed impegno.



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