Società

Pubblicato il 25 Maggio 2020 | di Redazione

Centralità e risorse alla sanità pubblica per ascoltare, programmare, prevenire

Quello che ormai tutti conosciamo sotto il nome di coronavirus ci ha trovati impreparati su molti livelli, e su diversi fronti. Alla luce delle informazioni che oggi disponiamo, possiamo con certezza affermare che sono mancate due cose: l’ascolto e la programmazione.
Chi si occupa di virologia conosce la famiglia dei coronavirus sin dal lontano 1965, gli stessi virus responsabili della pandemia Sars del 2002 (provincia del Guangdong, Cina), e della pandemia Mers del 2012 (Arabia Saudita). Queste due pandemie, sebbene assai più circoscritte di quella che stiamo vivendo, sono state un segnale ben preciso di quello che sarebbe potuto accadere, e che non abbiamo ascoltato.
Quello che è accaduto negli ultimi mesi in Italia e, più in generale, nel mondo è sotto gli occhi di tutti. Quei Paesi e quelle Regioni con maggiore presenza e capillarità della sanità pubblica, e che hanno contemplato anche la voce “programmazione”, hanno affrontato questa crisi planetaria con maggiore consapevolezza e con migliori strumenti. Non c’è dubbio che la Lombardia ha sofferto e soffre ancora assai di più rispetto a regioni come il Veneto, l’Emilia Romagna e la Toscana.
Dal 4 maggio siamo nella Fase 2 che prevede un allentamento delle misure restrittive. La crisi economica, che come una pressa inesorabile si è abbattuta su una parte considerevole del tessuto produttivo, sta esasperando gli animi, con il rischio assai concreto che gli sforzi collettivi sin qui condotti siamo resi vani. La gran parte degli esperti mette in guardia circa un rapido ritorno alla mobilità come la conoscevamo prima di questa crisi. È notizia di questi giorni che in Germania la curva dei contagi è risalita proprio a causa dell’allentamento del lockdown.
La pandemia che stiamo vivendo, quindi, ci parla chiaramente, e ci sta dicendo in tutti i modi possibili che la nostra scala delle priorità deve essere rivista, senza indugiare ancora.
Senza nulla togliere al grande ruolo sussidiario della sanità privata, bisogna esortare coloro che hanno il potere decisionale su questa materia di dare nuovo vigore alla sanità pubblica, assicurando tutto ciò che serve in termini di risorse umane, di risorse economiche e di risorse tecnologiche, a partire dal libero accesso alla formazione per le materie sanitarie.
Lo sforzo di garantire una sanità pubblica efficiente e capace di “ascoltare e programmare” non avrebbe alcun senso se dall’altra parte tutta la macchina della produzione e della commercializzazione non si pone alcun limite e scalpita per ripartire, incurante del martirio della natura che si è ribellata e che, con le sembianze di un piccolo virus, ci sta mettendo di fronte alla nostre responsabilità.

Gaetano Gibilisco

Tags: , , , , ,


Autore

Redazione

"Insieme" esce col n° 0 l'8 dicembre del 1984. Da allora la redazione è stata la "casa di formazione" per tanti giovani che hanno collaborato con passione ed impegno.



Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Torna Su ↑
  • Follow by Email
    Facebook
    YouTube
    Instagram
  • Amici

  • Sostenitori

  • RSS Ultime dal SIR