Vita Cristiana

Pubblicato il 18 Settembre 2020 | di Alessia Giaquinta

Il grido nel deserto di San Giovanni

Una festa di San Giovanni diversa, quest’anno, è stata quella di Monterosso, e non solo.

L’emergenza coronavirus ha modificato i connotati alla maggior parte delle feste –in special modo quelle patronali – poiché ha limitato molte di quelle manifestazioni di folclore e pietà popolare che accompagnano da secoli le funzioni religiose. Le processioni, nel dettaglio, sono state annullate: nessun cero devozionale così ha macchiato l’asfalto, nessuna banda musicale ha accompagnato il simulacro per le vie del paese, nessuno spettacolo pirotecnico ha richiamato migliaia di spettatori esterni. Si potrebbe continuare con una serie di negazioni: tanti appuntamenti, di fatto, sono venuti a mancare.

Cosa abbiamo vissuto, allora?

San Giovanni: ecco la risposta. L’assenza di ciò che negli anni ha funto da contesto, ha permesso una maggiore attenzione alla figura di quell’uomo mite che annunciò Cristo nel deserto. Proprio in quell’assenza di ogni cosa (rappresentata appunto dal deserto) il Battista gridava: “Preparate la via al Signore” (Lc 3,4). Una voce chiara, precisa, che non si confonde con altro.

Allora le processioni, i fuochi, gli eventi organizzati in prossimità della festa, non servono?

Errato. Sono importanti espressioni della devozione dell’uomo nei confronti del Santo Protettore: la processione indica il cammino dell’uomo verso la meta celeste, i fuochi sono la metafora di quella gloria e tutti gli altri eventi non sono altro che richiami alla festa, alla comunità, alla fratellanza.

Solo quando si perde di vista l’obiettivo principale allora possono considerarsi distrazioni, eventi fuorvianti.

Così, l’assenza di questo corredo di manifestazioni, quest’anno ha fatto rilevare una maggiore attenzione al significato degli stessi e all’atteggiamento che ogni devoto ha verso la festa.

Nessuna nisciuta spettacolare del simulacro di San Giovanni però tutti i presenti in piazza si sono fermati a pregare innanzi alla statua, posta all’ingresso dell’omonima chiesa.

Nessuna processione dietro al Santo però, tanti, tantissimi hanno percorso in atteggiamento di preghiera autonoma la strada che va dalla propria casa sino alla chiesa.

Nessuno spettacolo di fuochi e nzaiaredde: è stata invece curata nel dettaglio – dai membri del comitato e quelli della confraternita, insieme al parroco Antoci – i decori che hanno reso ancora più maestosa l’effige del Battista venerata a Monterosso.

Le quattro le celebrazioni eucaristiche, di cui una in piazza, hanno permesso a tutti di vivere e santificare quella festa che già nel 1566 si svolgeva con grande solennità e che mai ha visto interruzioni di sorta: nemmeno le guerre hanno fermato i festeggiamenti e la processione del Santo per le vie del paese.

Quest’anno allora lo ricorderemo forse col malumore o forse con nostalgia. Ѐ stato un anno diverso. Abbiamo sentito forte una voce che grida nel deserto. Abbiamo vissuto San Giovanni, la sua festa.

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Autore

Alessia Giaquinta

Conseguita la maturità Classica, frequenta il corso di Laurea in Filosofia presso l’Università degli studi di Messina. Ha collaborato con testate giornalistiche online e attualmente scrive per il quotidiano "La Sicilia" e la rivista "Bianca Magazine". Ha al suo attivo numerose ed importanti esperienze teatrali ed organizza Laboratori Teatrali per bambini. Promotrice di eventi culturali, è stata anche membro di gestione della Biblioteca Comunale di Monterosso Almo (RG), ove risiede. Ha svolto il Servizio Civile presso un centro per disabili e riveste il ruolo di educatrice dei giovanissimi presso la sua parrocchia di appartenenza.



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