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Pubblicato il 3 Dicembre 2020 | di Redazione

Padre Bartolomeo Sorge, gioia, intelligenza e libertà al servizio della Chiesa

«Quando i superiori decisero d’inviarmi a “La Civiltà cattolica” per dedicarmi allo studio delle scienze politiche, se avessero chiesto il mio parere, certamente avrei risposto di no. Non mi sentivo fatto per questo genere di lavoro. Non me lo chiesero. Mi dissero solo di andare e basta. Il “no” che avrei potuto dire, si trasformò così subito nel “sì” della fede al disegno incomprensibile di Dio. Nacque da qui la mia devozione alla “divina fantasia”, che vado diffondendo intorno a me! La realtà è che, per quanto uno si sforzi, non riuscirà mai a immaginare che cosa Dio vuole e attraverso quali vie lo realizzi».

Così padre Bartolomeo Sorge descriveva la sua traversata nel mondo e nella Chiesa. Un uomo di fede, un gesuita fedele al suo sacerdozio che ha servito con gioia ed intelligenza la Chiesa.  Lui che aveva servito sei papi, da papa Giovanni XXIII a papa Francesco, che era stato redattore e direttore  in  tre riviste importanti come “La Civiltà cattolica” (1960-1985), “Popoli” (1999-2005) ed “Aggiornamenti sociali” (1996-2009),  in giro per il mondo da Puebla a Milano, impegnato in conferenze ed interviste ovunque nel mondo, una vasta produzione bibliografica, aveva un vanto che ce ne restituisce l’immagine più profonda: «Da quanto sono stato ordinato sacerdote (Comillas 15 luglio 1958) non c’è stato un giorno che non abbia celebrato messa».  Un sacerdote testimone della fede che ha vissuto costantemente sulla frontiera del cambiamento sociale e del dialogo culturale nella consapevolezza che Chiesa e società, cultura e politica sono tra loro fortemente intrecciate.

L’ho incontrato per la prima volta a Palermo. Era il settembre del 1986 ed insieme ai sei gesuiti dell’Istituto Pedro Arrupe, tra i quali padre Ennio Pintacuda ed il nostro conterraneo padre Francesco Cultrera, stava procedendo alla selezione di oltre un centinaio di candidati al primo corso della scuola di formazione politica. Fui tra trenta ad essere scelti. Ho potuto vivere dall’interno un’esperienza formativa e culturale straordinaria dentro quel tempo che prese il nome di “primavera di Palermo”, ma soprattutto ho avuto la grazia di conoscere un maestro di fede, di umanità e di scienza.

L’intuizione di una scuola di formazione politica, che aprì la strada a tante altre che negli anni successivi avrebbero visto la luce in numerose diocesi italiane, si inseriva nella sua consapevolezza che la fine della “cristianità” iniziata in occidente con il processo di secolarizzazione richiedeva un modo nuovo di affrontare il rapporto tra fede e storia, tra Chiesa e Stato, tra cattolici e politica e passava attraverso una reale  valorizzazione di un laicato maturo e formato.

Questa consapevolezza lo aveva portato ad essere protagonista, come principale collaboratore di mons. Enrico Bartoletti, segretario generale della Conferenza episcopale italiana, nella preparazione del primo grande incontro ecclesiale della Chiesa italiana, il convegno di Roma del 1976 “Evangelizzazione e promozione umana”.

Il convegno chiedeva un reale cambiamento del servizio dei cattolici al paese, attraverso una coraggiosa rielaborazione della presenza politica dei cristiani che recuperasse l’ispirazione popolare e democratica delle origini tagliando alla radice ogni possibile strumentalizzazione tra politica e Chiesa.

Padre Sorge non mancò di notare che «questa previsione profetica risultò troppo in anticipo sui tempi. La duplice previsione della fine della Democrazia Cristiana e della prossima crisi del marxismo non fu condivisa. La conseguenza fu che i cattolici si trovarono impreparati. Mancò l’auspicato salto di qualità del laicato in Italia».

Se oggi parliamo dell’irrilevanza dei cattolici nella vita politica italiana, le cause vanno cercate nel fatto che troppo tardi ci si è resi conto che le narrazioni politiche del Novecento erano finite e che era necessario guardare con coraggio alle cose nuove che si stavano profilando.

Dell’esperienza palermitana (1985-1996) padre Sorge ce ne ha dato testimonianza nell’ultimo incontro che ha tenuto a Ragusa nel gennaio del 2016, nell’ambito della relazione su “Cattolici e politica al tempo di Francesco”: «A Palermo ho passato 11 anni; erano anni terribili, quando la mafia puntava al cuore dello Stato. Io la mafia l’avevo vista a Roma, stando al tavolino, leggendo e studiando, ma qui a Palermo l’ho vista in faccia. Quando mi chiedono, ancora oggi, qual è il ricordo più forte che lei porta da Palermo, di quegli 11 anni di battaglie, non dubito nel dire che a Palermo ho imparato che il Vangelo è vero. Eravamo tutti disarmati e avevamo solo il Vangelo in mano, ed ho visto quei tre chilometri di persone che mano nella mano attraversavano la città, gridando basta con la mafia.  Il Vangelo è vero, io l’avevo predicato tante volte, ma a Palermo l’ho visto».

A Palermo padre Sorge incontra due grandi protagonisti del periodo tra i più difficili della storia della Chiesa siciliana e dell’isola: il cardinale Pappalardo, che viene considerato come «un autentico traghettatore della Chiesa che con il suo insegnamento non solo ha lasciato un’eredità preziosa, ma ha consentito che si aprissero cammini nuovi nella Chiesa siciliana»  e padre Pino Puglisi che viene da lui definito come il «classico chicco di grano evangelico che cadendo a terra e morendo, produce molto frutto. Un pastore coraggioso e deciso, ma semplice e schivo come la maggior parte dei bravi sacerdoti palermitani che lavorano nelle parrocchie del centro e delle periferie, in silenzio e senza fare rumore, traendo dalla preghiera e dalla Parola di Dio e dall’amore per i fratelli la luce e la forza con cui guidano al riscatto morale e alla liberazione del popolo loro affidato».

In un articolo di “Avvenire” del dicembre del 2015, papa Francesco conversando con i giovani del movimento giovanile ignaziano CVX, invitandoli a considerare l’impegno politico come un servizio importante e generoso, concludeva «Comunque, se ne volete sapere di più, chiedete a padre Sorge che è più esperto di me in queste questioni».

Ed è così, padre Sorge è stato uno dei più grandi esperti a livello internazionale, della dottrina sociale della Chiesa, che lui preferiva definire insegnamenti sociali delle Chiesa, perché come spiegava nel suo libro “Introduzione alla dottrina sociale della Chiesa” l’espressione «insegnamento sociale sembra esprimere meglio la dinamicità e l’evoluzione dello stesso magistero sociale, superando il senso di staticità e di immobilismo, insito nel concetto di dottrina».

I suoi ultimi libri “Perché il populismo fa male al popolo” e “L’Europa ci salverà” scritti in collaborazione con Chiara Tintori, ci mostrano ancora una volta la sua lucida capacità non solo di leggere il tempo presente, ma anche di indicare le soluzioni e tenere viva la speranza.

Mi piace concludere ricordando un’altra parte della sua relazione in occasione dell’incontro a Ragusa del 2016 che lui ha detto essere l’ultimo dei tanti tenuti nella nostra città, dal 1986 in poi, perché le gambe non lo sostenevano più. Citando papa Francesco che affermava che la politica richiede spirito di servizio, ci ha proposto questa riflessione: «Discutendo con il Signore dico: Signore non sono d’accordo con Te quando dici che dopo che uno ha servito, deve dire “sono servo inutile”. Nessuno che serve è inutile. Sono andato a vedere il testo greco e c’è la parola αχρειος; c’è l’alfa privativa che significa “senza” e poi χρειος che significa utilità; sapete allora come va tradotto?  Sono un servo che ha fatto il suo dovere senza cercare il mio interesse».

Padre Sorge è stato questo servo αχρειος, che ha servito il Signore Gesù, la Chiesa e gli uomini, con gioia, intelligenza, e libertà.

Nella immaginetta in ricordo dei sui 50 anni di sacerdozio, ha scritto, seguendo la sua grande devozione a Maria, Madre della Divina Grazia:

Grazie Maria,

con te l’anima mia magnifica il Signore,
perché ha guardato l’umiltà della sua serva
ha guardato la mia povertà
e grandi cose ha fatto in Te
e grandi cose ha fatto in me
l’Onnipotente: Santo è il suo nome.
Mi ha consacrato con l’unzione,
mi ha inviato ad annunziare il Vangelo ai poveri,
la liberazione agli oppressi,
a rendere veggenti i ciechi.
Oggi, anche in me, si è compiuta la Parola.

La sua traversata è arrivata alla meta, una guida e un grande traghettatore nel cammino della nostra vita e di quello più grande della Chiesa

 

Giorgio Massari

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"Insieme" esce col n° 0 l'8 dicembre del 1984. Da allora la redazione è stata la "casa di formazione" per tanti giovani che hanno collaborato con passione ed impegno.



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