Vita Cristiana

Pubblicato il 16 Febbraio 2021 | di Redazione

Catechista per vocazione, non solo una mamma che parla di Gesù ai bambini

Il servizio è sicuramente intrinseco nell’indole femminile.

L’innata propensione all’accudire, al proteggere, al costruire e reinventarsi è proprio dell’essere donna. Non lo si impara, ci si nasce e poi la vita ti forma e ti affina e la fede ti completa con quel desiderio di trasmettere e condividere questa tua vocazione al dono e alla gratuità.

Ed essere catechista è una vocazione, non dipende solo da una semplice richiesta del parroco, che pur agisce con discernimento, ma viene da una chiamata ben più alta che va accolta, e con coraggio! Una vocazione che per me è iniziata dal basso, dal semplice raccogliere i petali di fiori caduti dai vasi ai piedi degli altari o dal recuperare e risistemare agli ingressi i foglietti dopo la messa.

Sono piccole cose che una donna è portata a fare d’istinto perché quando in chiesa ti senti come a casa tua, allora diventa importante anche tenerla pulita, ordinata anche più della tua casa, perché quella è innanzitutto la casa del Tuo Signore.

E poi pian piano, si prende anche consapevolezza di essere parte di questa Chiesa, e non tanto  come pietra ben piazzata ma semplicemente granellino di sabbia della malta che lega le pietre di questo edificio fatto di uomini e donne di buona volontà, tutti diversi ma tutti uguali in forza del Battesimo.

E nasce il desiderio di far qualcosa per il Signore, per ringraziarlo della vita, della gioia e serenità che porta al tuo cuore, senti il bisogno di ricambiare in qualche modo questo Suo amore, e  decidi quindi di dedicare un po’ del tuo tempo alla Chiesa, non semplicemente alla parrocchia, ma alla Chiesa!

Da 22 anni svolgo il servizio di catechista nella mia parrocchia e cerco di essere sostegno per gli altri catechisti a me affidati, quel po’ di tempo che ho deciso di offrire è diventato sempre più ampio tanto da dedicargli più ore delle mie giornate. Del resto il mio Datore di lavoro a volte è esigente ma è anche solerte ed abilissimo nel far quadrare tutto!

Inizialmente mi sentivo inadeguata, ero solo una semplice mamma che dal nulla, armata solo del suo credo basato sugli insegnamenti ricevuti a casa e alimentato dai sacramenti, si trovava a parlare di Gesù ai bambini. Ma non basta la buona volontà e il desiderio di parlare di Gesù, non basta affidarsi allo Spirito Santo. Il proverbio “Aiutati che Dio ti aiuta” è sempre attuale: occorre interrogarsi sulla propria fede e sulle Verità di fede, conoscere la Chiesa e studiarne la storia e i fondamenti, scoprire la profondità appena intuibile del Trascendente e il senso dell’essere cristiano per essere così  in grado di dare ragione del propria fede, non si può accompagnare qualcuno se non hai la giusta percezione della meta.

Quante volte capita di restare spiazzati davanti alle domande di senso dei ragazzi o alle provocazioni dei giovani, ancor più devi essere capace di dare risposte se ti trovi davanti adulti che, anche se diffidenti, inconsciamente sono alla ricerca di qualcosa che dia senso al dolore, alle difficoltà e alle ingiustizie della vita e di cui spesso incolpano Dio.

La fede di un catechista va rinsaldata con una solida e costante formazione per essere in grado di dare risposte sufficientemente esaurienti.

E col mio carattere caparbio, nonostante la timidezza che da sempre mi fa da freno, mi impegnai, e continua a farlo, nel conoscere sempre più Gesù, la Sacra Scrittura e quella bella e, a volte scomoda (come il Suo Fondatore del resto), realtà che si chiama Chiesa.

Furono due catechiste le mie apripista, Mariella e Rosanna, con esse iniziai a seguire i corsi di formazione organizzati dall’Ufficio Catechistico e mi iscrissi al corso di Teologia di Base e fu una esperienza bellissima: mi si aprirono orizzonti nuovi e ricevetti conferma di tanti miei atteggiamenti di fede che erano spontanei ma che solo ora comprendevo appieno. Mi innamorai della liturgia e per me la santa messa non fu più un semplice rituale ma presenza viva e partecipata, comunitaria e non personale.

L’essere una catechista ti porta ad accogliere l’altro così com’è, essere catechista fa della tua vita una missione ed ecco che trovi il coraggio di affrontare i ragazzi più ribelli perché il senso di maternità ti fa riconoscere la sofferenza dietro la rabbia, la mancanza di autostima dietro la derisione, le richieste d’aiuto silenziose dietro sguardi velati di lacrime. Essere catechista è essere parte attiva della e nella  comunità parrocchiale, è spendersi per l’unità, è adoperarsi per creare armonia e tutto questo a volte non senza difficoltà.

Palestra di vita e formazione è stato ed è l’oratorio, ponte tra strada e chiesa, come diceva San Giovanni Paolo II, altra realtà giovanile dove ti ritrovi spesso a disinfettare ginocchia sbucciate o districare due bellicosi calciatori per un presunto fallo, che poi tu neanche ne capisci un tubo di calcio!

E poi i ritiri, le uscite, i pellegrinaggi, tanti bei momenti che da un anno a questa parte abbiamo dovuto relegare come ricordi.

Che strano però, dopo un anno avvertiamo tanta stanchezza eppure le nostre attività si sono fermate. Certo, ci siamo dovuti reinventare una catechesi diversa, mediatica, quante di noi non avevano mai neanche avviato un pc e invece ecco che tante si sono messe in gioco; questa è la capacità di sapersi reinventare con coraggio e per amore.

Si, siamo stanchi ma l’altra domenica, durante la messa, mi è arrivata una risposta: avvertiamo tanta stanchezza da sembrare impossibile ritrovare le capacità di rimboccarsi le maniche e riprendere le attività in presenza, sicuramente in modo nuovo,  ma ho capito che non si tratta di una vera e propria  stanchezza ma di mancanza di entusiasmo, quell’entusiasmo che viene dall’annunciare, dal testimoniare, dal far conoscere Gesù con gioia e facendo esperienza di Lui e dei fratelli, era quell’entusiasmo che ci ricaricava e spronava.

Seppure la delicatezza e la sensibilità delle donne fanno di queste le più portate all’accoglienza e al sostegno d’altro canto spesso non è facile conciliare il servizio di catechista con l’essere madre, sposa e lavoratrice. Ti trovi spesso combattuta e devi saper calibrare le scelte, i tempi, le forze.

E quando le responsabilità si fanno forti e pressanti possono nascere  incomprensioni e occorre allora tanta pazienza per ricomporre legami, incastrare i vari tasselli degli impegni giornalieri, restaurare rapporti incrinati: essere consapevoli dei propri limiti aiuta a riconoscersi fragili e a misurare le proprie forze, bisogna allora avere l’umiltà di chiedere aiuto e lasciar fare agli altri, esortare alla collaborazione, farsi servi inutili, accettando anche la noncuranza e l’ingratitudine. Non sono gli elogi del mondo i premi cui ambire, dobbiamo invece continuare a combattere la buona battaglia e correre verso la meta. A me per ora basta poter raccogliere ancora quei petali caduti in terra presso gli altari per sentirmi felicemente donna e catechista!

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Autore

Redazione

"Insieme" esce col n° 0 l'8 dicembre del 1984. Da allora la redazione è stata la "casa di formazione" per tanti giovani che hanno collaborato con passione ed impegno.



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