Vita Cristiana

Pubblicato il 17 Marzo 2021 | di Agenzia Sir

Le celebrazioni della Settimana Santa in presenza ma con assoluta prudenza

Come celebrare i riti della Settimana Santa in un anno ancora caratterizzato dalla pandemia? Possibilmente in presenza ma, comunque, sempre nel rispetto di tutte le norme di prudenza. Sono gli orientamenti della Conferenza episcopale italiana. «Innanzitutto si esortino i fedeli alla partecipazione di presenza alle celebrazioni liturgiche nel rispetto dei decreti governativi riguardanti gli spostamenti sul territorio e delle misure precauzionali contenute» nel Protocollo stipulato con il presidente del Consiglio dei ministri ed il ministro dell’Interno del 7 maggio 2020, integrato con le successive indicazioni del Comitato tecnico-scientifico: è la prima indicazione offerta dalla Presidenza della Conferenza episcopale italiana per le celebrazioni della Settimana Santa, anche alla luce della Nota pubblicata, il 17 febbraio, dalla Congregazione per il culto divino e la disciplina dei sacramenti. «Solo dove strettamente necessario o realmente utile, si favorisca l’uso dei social media per la partecipazione alle stesse – prosegue la presidenza della Cei – . Si raccomanda che l’eventuale ripresa in streaming delle celebrazioni sia in diretta e mai in differita e venga particolarmente curata nel rispetto della dignità del rito liturgico». I media della Cei – a partire da Tv2000 e dal Circuito radiofonico InBlu2000 – copriranno tutte le celebrazioni presiedute dal Santo Padre.

Per la Domenica delle Palme, «la commemorazione dell’ingresso di Gesù a Gerusalemme sia celebrata con la seconda forma prevista dal Messale Romano. Si evitino assembramenti dei fedeli; i ministri e i fedeli tengano nelle mani il ramo d’ulivo o di palma portato con sé; in nessun modo ci sia consegna o scambio di rami (da mano a mano, ndr). Dove si ritiene opportuno si utilizzi la terza forma del Messale Romano, che commemora in forma semplice l’ingresso del Signore in Gerusalemme».

La Messa crismale «sia celebrata la mattina del Giovedì Santo o, secondo la consuetudine in alcune diocesi, il mercoledì pomeriggio». Qualora fosse impedita «una significativa rappresentanza di pastori, ministri e fedeli», il vescovo diocesano «valuti la possibilità di spostarla in un altro giorno, entro il tempo di Pasqua».

Il Giovedì Santo, «nella Messa vespertina della “Cena del Signore” sia omessa la lavanda dei piedi. Al termine della celebrazione, il Santissimo Sacramento potrà essere portato, come previsto dal rito, nel luogo della reposizione in una cappella della chiesa dove ci si potrà fermare in adorazione, nel rispetto delle norme per la pandemia, dell’eventuale coprifuoco ed evitando lo spostamento tra chiese al di là della propria parrocchia».

Il Venerdì Santo, riprendendo l’indicazione del Messale Romano, «il vescovo introduca nella preghiera universale un’intenzione “per chi si trova in situazione di smarrimento, i malati, i defunti”. L’atto di adorazione della Croce mediante il bacio sia limitato al solo presidente della celebrazione».

La Veglia pasquale “potrà essere celebrata in tutte le sue parti come previsto dal rito, in orario compatibile con l’eventuale coprifuoco.

Le presenti indicazioni sono estese a seminari, collegi sacerdotali, monasteri e comunità religiose. Per quanto riguarda le espressioni della pietà popolare e le processioni, «sia il vescovo diocesano ad offrire le indicazioni convenienti».

Il sito www.unitinellasperanza.it ne un possibile riferimento anche per la sussidiazione, offerta dall’Ufficio liturgico nazionale e con contributi provenienti dal territorio.


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Agenzia Sir



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