Vita Cristiana

Pubblicato il 12 Aprile 2021 | di Redazione

Una pastorale plasmata sulla famiglia: integrare di più parrocchia e casa

Tra parrocchia, casa e famiglia vi è una relazione stretta. La parrocchia viene presentata da Giovanni Paolo II nella Christifideles laici con un linguaggio domestico: “la Chiesa stessa che vive in mezzo alle case dei suoi figli e delle sue figlie”. Questo suppone che la parrocchia realmente stia a contatto con le famiglie e la vita del popolo.

Durante il periodo di lockdown, la parrocchia si è trasferita nelle case e le famiglie hanno pregato e celebrato, e vissuto vicinanza e ascolto reciproco. E’ emersa una grande creatività insieme ad una diffusa pratica di prossimità e si è recuperata la casa come luogo della “Chiesa domestica”. Molte famiglie hanno riscoperto la preghiera comune, l’ascolto e il desiderio di approfondire la Parola di Dio.

Questa esperienza emergenziale deve provocare un cambiamento nei consueti stili pastorali. La casa non può sostituire, ma, certamente, integrare le proposte di evangelizzazione, attraverso i gruppi domestici di preghiera e lettura del Vangelo. La casa potrà essere valorizzata come luogo di testimonianza e di comunicazione della fede e potrà favorire la forma domestica dell’annuncio nelle parrocchie. In essa si potrà realizzare una certa comunicazione intergenerazionale, in quanto anziani, malati, giovani, adulti, amici di famiglia e abitanti del condominio, che avrebbero poche occasioni per incontrare una comunità che ascolta e trasmette la Parola di Dio, potranno avere la possibilità di confrontarsi con il Vangelo.

L’integrazione di una vita pastorale centralizzata e pubblica con una vita pastorale domestica e familiare potrà sicuramente arricchire l’esperienza parrocchiale, plasmandola sui ritmi familiari e facendo in modo che la parrocchia possa assumere una “forma domestica”.

E’ necessario, allora, progettare una pastorale plasmata sulla famiglia, che la valorizzi, ne rispetti i ritmi e favorisca l’annuncio, la celebrazione e la fraternità anche nelle case. Alle attività parrocchiali rivolte alle varie fasce d’età è utile integrare la prospettiva del coinvolgimento di tutta la famiglia nella liturgia, nella catechesi, nelle attività caritative e ricreative, evitando di smembrarla. Il protagonismo delle famiglie nella pastorale deve impegnare in “uno sforzo evangelizzatore indirizzato all’interno della famiglia” (Amoris Laetitia 200), perché una famiglia che diventi discepola può trasformarsi in famiglia missionaria.

Papa Francesco nell’Esortazione Apostolica Amoris Laetitia afferma che “la Chiesa è famiglia di famiglie, costantemente arricchita dalla vita di tutte le Chiese domestiche”. Dalla vita della famiglia la parrocchia potrà imparare lo stile di prossimità e di accoglienza. Una parrocchia che si presenti come “famiglia” può attrarre ed interessare anche quelli che ne sono stati lontani per i motivi più disparati. Più una parrocchia vive le relazioni in modo familiare, più sarà capace di accogliere anche coloro che sono chiamati “lontani”. In una famiglia, infatti, tutti meritano attenzione, soprattutto coloro che sono più deboli, fragili, malati. Lo stile dell’accoglienza e dell’accompagnamento, proprio della famiglia, deve contaminare tutti gli ambiti della vita parrocchiale. La testimonianza dell’accoglienza verso gli ultimi è una delle esperienze più provocatorie per chi si sente lontano dalla pratica ecclesiale e rappresenta l’ambito privilegiato dell’annuncio del Vangelo.

 

don Sebastiano Roberto Asta


Autore

Redazione

"Insieme" esce col n° 0 l'8 dicembre del 1984. Da allora la redazione è stata la "casa di formazione" per tanti giovani che hanno collaborato con passione ed impegno.



Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Torna Su ↑
  • Follow by Email
    Facebook
    YouTube
    Instagram
  • Sostenitori

  • RSS Ultime dal SIR