Politica

Pubblicato il 13 Aprile 2021 | di Vito Piruzza

Ripensare priorità, processi e istituzioni L’Europa del futuro riparte dai cittadini

Il percorso dell’Europa si è sviluppato lungo i suoi 70 anni di storia con alterne vicende, ma non c’è dubbio che il progetto dalla nascita (coinvolgeva 6 Paesi fondatori) ad oggi ha conosciuto una crescita notevole; oggi sono 27 i Paesi che ne fanno parte e 19 di essi addirittura condividono la stessa moneta.

La crescita è stata abbastanza tumultuosa, concentrata in gran parte negli ultimi 30 anni con l’ingresso di ben 11 Paesi che appartenevano al blocco dell’Europa Orientale.

Una crescita così repentina mantenendo sostanzialmente immutato il quadro istituzionale ha dato luogo a diversi problemi: un quadro normativo pensato per pochi Paesi culturalmente omogenei ha manifestato i suoi limiti di fronte all’allargamento a Paesi di giovane cultura democratica.

In più – detto con chiarezza – da diversi Paesi dell’est Europa l’adesione all’Unione è stata vissuta come una opportunità economica cui attingere per accorciare il gap di sviluppo sociale, ma senza una reale condivisione di valori e soprattutto non condividendo la prospettiva di un graduale percorso di unificazione. La Brexit ha reso questa situazione evidente e convinto che le situazioni vanno affrontate.

Il Parlamento Europeo, sede della rappresentanza democratica diretta, ha quindi deciso di lanciare un grande momento di riflessione collettiva di gruppi di cittadini e segmenti di società civile sul futuro dell’Europa e, sulla scorta di questa iniziativa, lo scorso 10 marzo i rappresentanti delle tre principali istituzioni dell’Ue (il Presidente del Parlamento, la presidente della Commissione e il Presidente del Consiglio) hanno sottoscritto un documento congiunto per lanciare il progetto.

In sostanza questa conferenza, che a maggio vede la partenza, sarà, come scritto nella Dichiarazione congiunta «un processo dal basso verso l’alto», incentrato sui cittadini, che consente agli europei di esprimere la loro opinione su ciò che si aspettano dall’Unione europea». Le sfide da affrontare sono tante, ma soprattutto «…le disuguaglianze e garantire che l’economia dell’Unione europea sia equa, sostenibile, innovativa e competitiva, e che non lasci indietro nessuno». Per fare questo è necessario ripensare «il ruolo dell’Ue nel mondo, le fondamenta democratiche dell’Unione e come rafforzare i processi democratici che governano l’Unione europea».

In sostanza vanno ripensate sia le priorità che le istituzioni chiamate a fronteggiarle, auspicabilmente con un rafforzamento dei poteri del Parlamento (titolare di una rappresentanza democratica “diretta”).

Insomma avremo la possibilità di ripensare l’Unione Europea e renderla adeguata alle tante sfide che le crisi che si succedono ci pongono davanti. Solo insieme e con organismi funzionali, resi forti dal sacrificio di cessione di quote di sovranità, potremo costituire ancora per tutto il mondo quello che in atto siamo, un esempio di libertà e benessere.

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Vito Piruzza



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