Vita Cristiana

Pubblicato il 14 Maggio 2021 | di Redazione

Padre Pacifico anima dei Cappuccini negli anni delle speranze e dei sogni

Avevo poco più di vent’anni quando morì mio padre e nella confusione della mia mente Padre Pacifico mantenne saldamente il suo posto come punto di riferimento. Mi chiamò in parrocchia appena dopo il funerale, mi fece entrare nella sua cella da frate che sapeva di libri e di semplicità, mi invitò a sedermi e mi trattò da uomo. Mi disse che toccava a me tratteggiare con poche parole la personalità di Giuseppe Corallo e che insieme avremmo concordato il testo per il ricordino. Il suo sguardo affettuoso e intelligente mi additava il futuro.

Mi conosceva fin da ragazzo preadolescente assieme ad altri del quartiere Cappuccini, a Ragusa. Ci aveva adottato e noi lo avevamo adottato come leader (così si direbbe adesso) per la nostra formazione.

Non era uno di quei sacerdoti che si fanno ragazzini e giocano a pallone o giocano a calcio balilla o altro: era un frate cappuccino ed era il parroco sempre e comunque, anche quando si divertiva a punzecchiarci con battute pungenti e personalizzate. Ricordo ancora la sua contagiosa risata con risucchio che lo scuoteva e faceva tremare la sua pancia prominente, circondata dal bianco cordone francescano con il quale a volte bonariamente ci minacciava.

Una grande cultura, non solo religiosa. Le sue omelie aprivano nuovi orizzonti nella conoscenza della Parola. Padre Pacifico non conosceva solo noi ma anche le nostre famiglie, possiamo dire che conosceva la parrocchia e non c’era casa in cui non fosse entrato.

Quando prese la patente di guida fu un avvenimento che ci incuriosì tutti. Non aveva molta dimestichezza con la guida che non diventò mai un suo punto di forza. La Fiat 750 verde pisello di proprietà del convento ne faceva spesso le spese. La fondazione di una società sportiva per praticare basket fu una bella novità che venne da noi ragazzi. Egli ci aiutò anche materialmente fornendoci le tute ma fu molto fermo nello stabilire il rapporto tra la nuova società e la nostra associazione di Azione Cattolica che avrebbe dovuto comunque essere al primo posto nei nostri interessi e nella nostra formazione. Con il suo aiuto riuscimmo a mantenere un buon equilibrio.

Furono anni ricchi di avvenimenti, di speranze, di sogni ma anche di illusioni. I più sensibili fra noi seguirono gli impulsi che venivano dal Concilio Vaticano II. Si leggevano i documenti conciliari, si partecipava ai dibattiti. Anche quando non fu più parroco e venne trasferito a Siracusa per assumere altri incarichi, si interessò sempre ai suoi ragazzi che nel frattempo si erano sposati, erano diventati padri e…così via. Trascorse gli ultimi anni nel convento dei Cappuccini presso la natia Sortino (Sr) e si dedicò ad una ricerca sulla storia del convento. Le sue telefonate trasmettevano ogni volta serenità e vitalità, con quella voce identica a se stessa come se il tempo non fosse passato.

Adesso che la sua vicenda terrena si è conclusa, ogni tanto mi torna in mente la sua risata con risucchio che, spero, allieterà altri in qualche spazio misterioso dell’universo.

Giovanni Corallo


Autore

Redazione

"Insieme" esce col n° 0 l'8 dicembre del 1984. Da allora la redazione è stata la "casa di formazione" per tanti giovani che hanno collaborato con passione ed impegno.



One Response to Padre Pacifico anima dei Cappuccini negli anni delle speranze e dei sogni

  1. Avatar Salvatore says:

    Giovanni pienamente d’accordo. avevo un rapporto particolare con lui. Gli facevo da chierichetto, sostituto sagrestano quando Giovanni (il sagrestano) andava in ferie, benedivamo le case, gli servivo i matrimoni/funerali/battesimi e mi trattava come un figlio facendomi mangiare all mensa con lui e riempiendomi con i cioccolatini della opera pontificia, mi dava la pasta da portare a casa ed anche 500 lire per i miei servigi.
    un grande parroco, sacerdote, uomo e di una grande cultura. alla omelia della domenica alla messa delle 8 era un obbligo partecipare in quanto era una lectio magistralis.
    Io andavo al mare con lui e padre Gregorio con quella famosa 750 verde (i miei non mi ci potevano portare) e andavamo a Caucana che al tempo era una magnifica duna di sabbia.

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