Società

Pubblicato il 2 Dicembre 2021 | di Alessandro Bongiorno

Ragusani all’estero, un dato in continuo aumento

Neanche il Covid, il lockdown, le possibilità offerte dal lavoro a distanza e, in ultima analisi anche l’istituzione del reddito di cittadinanza, hanno fermato, nel corso del 2020, il lento e progressivo esodo di ragusani verso i Paesi esteri. Secondo il Rapporto italiani nel mondo 2021, curato dalla Fondazione Migrantes, sono 32051 i ragusani iscritti all’Anagrafe italiana dei residenti all’estero (Aire). Si tratta del 10.1 % della popolazione iblea. Numeri in aumento, sia in termini assoluti che in percentuale, rispetto alle rilevazioni precedenti.

I ragusani che vivono all’estero e che sono registrati all’Aire (in realtà solo una parte di si trova in altri Paesi completa le pratiche di registrazione) sono infatti aumentati di 775 unità (erano 31276 nel 2019) e per la percentuale bastava una sola cifra (9.7%). Il 24% di chi ha lasciato la provincia di Ragusa nel 2020 ha un’età compresa tra i 18 e i 34 anni (dato stabile) mentre è in leggero aumento la fascia d’età compresa tra i 0 e i 17 anni che sale al 14.2%: segno che chi si è trasferito all’estero ha messo su famiglia e, probabilmente, non ha intenzione o possibilità di rientrare. In lieve incremento anche la fascia d’età tra i 35 e i 49 anni che ha raggiunto il 23.4% (mezzo punto in più rispetto all’anno precedente).

Ragusa si rivela comunque la provincia della Sicilia dove più basso è il fenomeno dell’emigrazione verso l’estero e la sua percentuale è notevolmente più bassa rispetto alla media regionale che si attesta al 16.5% con la nostra Isola che conta la comunità più numerosa all’estero. Anche questi sono elementi che vanno letti e interpretati e non si può non cogliere la sfiducia dei siciliani che sono ancora costretti a cercare lontano da casa un lavoro e un appiglio al loro presente e al loro futuro. La mancanza di lavoro e l’arretratezza generale della Sicilia non possono che suonare come un fallimento della classe politica e imprenditoriale e della stessa Autonomia speciale che ha generato soprattutto un surplus di inutile burocrazia.

Per Ragusa si tratta di una consolazione relativa. I 775 ragusani che anche nel 2020 hanno lasciato la nostra terra ci dicono che occorre restituire competitività e capacità di attrazione a una provincia che gode ancora dei crediti di operosità e imprenditorialità generati nel secolo scorso ma che non riesce più a immaginare prospettive e progetti di sviluppo.

Il dato dei siciliani e dei ragusani iscritti all’Aire purtroppo si somma con quello di chi ha trovato lavoro in altre regioni del nostro Paese, spostandosi non per scelta ma per necessità. I giovani vorrebbero infatti avere qualche possibilità in più per scegliere dove far fruttare il loro talento ma, da questo punto di vista, le opportunità che offre il territorio sono limitate o al di sotto delle aspettative e della dignità.

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Autore

Alessandro Bongiorno

Giornalista, redattore della Gazzetta del Sud e condirettore di Insieme. Già presidente del gruppo Fuci di Ragusa, è laureato in Scienze politiche.



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