Vita Cristiana San Bartolomeo

Pubblicato il 4 Luglio 2022 | di Saro Distefano

San Bartolomeo a casa dopo cento anni

La statua non sarà mai esposta in un importante museo, né entrerà nell’elenco delle opere d’arte religiosa più evidenti della nostra Diocesi. Eppure San Bartolomeo nella omonima chiesa attrae. La sua faccia scarna e l’assenza di arti muovono a pietà l’osservatore, di colui che si trova al suo cospetto dentro la chiesetta. Quella statua era lontana dalla sua chiesa dal 1922. Un secolo da quando, per motivi di sicurezza statica, venne portata altrove, in chiese di Ibla nelle quali però mai trovò spazio in un altare, in una nicchia. Dimenticato nei magazzini della curia, San Bartolomeo venne ferocemente attaccato dalle termiti e dal tempo.

La storia trova una svolta, di quelle inattese e auspicabili, nel 2016 quando la ex chiesa venne ben ristrutturata e consegnata all’associazione culturale “San Bartolomeo Sistemi Culturali”.

«Abbiamo lavorato in collaborazione con gli storici e gli abitanti del quartiere – spiega Giovanni Gurrieri, che dell’associazione è il leader – e abbiamo approfittato della incredibile memoria storica di Andrea Ottaviano, che nel quartiere San Paolo-San Bartolomeo-Madonna dell’Itria è nato e ci vive da sempre. La statua è stata recuperata con un sistema di restauro che ne ha bloccato il degrado. Abbiamo poi deciso di non aggiungere i pezzi mancanti, ma soltanto di ridare vita e colore alle parti dove la vernice e la doratura s’erano conservate. Adesso San Bartolomeo è nuovamente nella sua chiesa. Non nell’altare principale, ma nella nicchia laterale. Farà da compagnia alle tantissime iniziative che nei locali, di proprietà della Diocesi di Ragusa e restaurati con i fondi della legge regionale per Ibla, che la nostra associazione ha reso fruibili per convegni, concerti, presentazioni di libri».

E non mancheranno le occasioni per ammirare San Bartolomeo e la sua chiesa. Già molto interessante per la collocazione: sullo sperone roccioso che domina il quartiere di San Paolo, raggiungibile dalla statale 115, nel tratto che per i ragusani è da sempre “a calata ro priculu”, il tempio a mono navata, scarno, con un piccolissimo campanile, nasconde molti segreti e interessanti aneddoti.

Se ne è riferito in occasione della presentazione dei lavori di restauro, alla presenza dei soci della San Bartolomeo Sistemi Culturali, e durante la quale è stata consegnata la tessera di socio onorario all’onorevole Giorgio Chessari, il già sindaco di Ragusa che, nelle vesti di deputato regionale, pensò e propose la legge numero 61 dell’aprile 1981, poi conosciuta come “legge speciale per Ibla”.

 

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Autore

Saro Distefano

Nato a Ragusa nel 1964 è giornalista pubblicista dal 1990. Collabora con diverse testate giornalistiche, della carta stampata quotidiana e periodica, online e televisive, occupandosi principalmente di cultura e costume. Laureato in Scienze Politiche indirizzo storico, tiene numerose conferenze intorno al territorio ibleo.



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