Vita Cristiana

Pubblicato il 22 Novembre 2023 | di Redazione

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A Puntarazzi una comunità che si è stretta con affetto intorno al nuovo pastore

“Se il Signore non costruisce la casa, invano si affaticano i costruttori”. Così recita il primo versetto del salmo 126.
Per godere pienamente della sicurezza e del benessere, dono di Dio, non si può prescindere da Dio stesso. In un tempo in cui si costruiscono case, si lavora alacremente per avere ricchezza e benessere e Dio non è quasi mai al primo posto, a Ragusa, in questa nostra amata città, si può scoprire che la mondanità e la spiritualità possono coesistere e che anzi Dio ci vuole felici anche in questo mondo. La meravigliosa e sorprendente realtà della comunità parrocchiale di San Giovanni Maria Vianney a Puntarazzi è una testimonianza di questa corrispondenza.

La sua storia affonda le radici negli anni sessanta e se1anta del 900 quando in una splendida porzione della campagna ragusana, tra i terreni delimitata dai tradizionali muri a secco, in cui i pochi edifici esistenti erano alcune masserie, sorsero le prime abitazioni.
In principio adibite prettamente alla villeggiatura estiva, formarono il primo fondamento di quello che oggi è il “villaggio di Puntarazzi”, come amano chiamarlo le persone che lo abitano.
Case belle, case grandi, edificate in un luogo straordinario e bellissimo, immerse nel paesaggio ibleo, in cui la pietra racconta storie di esistenze, di lavoro, storie del passato e del presente, di chi c’era e di chi c’è. Case in cui si sono succedute generazioni.
Ma quel primo nucleo, le persone che per prime abitarono quelle costruzioni, visse una “santa inquietudine”, quel pensiero profondo allignato nell’anima, che ciò che in apparenza rende felici in realtà non è niente, senza mettere al centro di tutto Dio. Così si cercarono e si unirono. E si sa, la scri1ura insegna, “la dove due o tre sono riuniti nel
mio nome io sono in mezzo a loro” (Mt 18,29). Furono comunità ancor prima che vi fosse una parrocchia e accomunati da quella santa inquietudine, su un terreno donato alla Diocesi, per destinarlo al culto, edificarono pietra su pietra una piccola chiesa con il loro lavoro, la loro fatica e il loro sudore. E da subito quella chiesetta è stata il tutto
per il quartiere, luogo di fede, di festa e di aggregazione e ancor oggi lo è. Era Vescovo monsignor Angelo Rizzo che ne posò la prima pietra.
Primo parroco e instancabile guida fu per molti anni, il compianto Don Romolo Taddei, uomo dalle grandi doti umane, sensibile, a1ento e amorevole pastore per questa comunità, che a nel terzo anniversario dalla nascita al cielo, il 19 novembre, ne ha celebrato il ricordo con una Santa Messa in suffragio. A lui toccò il compito di trasformare quella casa di mattoni, nella casa di Dio. Non risparmiò energie nell’assolverlo.
Nel 1973 la chiesetta fu Intitolata a San Giovanni Maria Vianney, il Santo Curato D’Ars, umile sacerdote, instancabile confessore, proclamato santo patrono di tutti i parroci del mondo. Mai più centrata avrebbe potuto essere la scelta di quel santo per il nome alla nascente parrocchia. Anche Ars era in villaggio di circa 300 anime, cosi come oggi è la frazione di Puntarazzi. Ad Ars ci fu da edificare una chiesa come corpo mistico in una Francia che aveva da poco a1raversato una rivoluzione, che pretendeva di mettere Dio alla porta, a Puntarazzi si lavorò per costruire una casa, in cui l’uomo e Dio potessero incontrarsi.

Relazioni e parallelismi in una certa misura evocate dal nostro Vescovo Giuseppe lo scorso 11 novembre, festa di San Martino, giorno in cui è venuto a consegnare a questa comunità il nuovo pastore, don Giuseppe Iacono (junior). In quell’occasione, Egli ebbe a dirci che essere parroco di una piccola comunità come la nostra è un compito assai impegnativo poiché proprio perché in un piccolo “gregge” il pastore ha il dovere di visitare e conoscere ad uno ad uno i componenti di questa porzione di popolo di Dio, le sue pecore. In quella occorrenza abbiamo ascoltato le parole non solo di un Vescovo ma di un padre che ha amore e cure per i suoi figli. È stata grande la gioia di tutta la comunità avvertire con quanto affetto quel padre ci ha affidato il nuovo parroco e a lui ha affidato noi. Un grande dono che abbiamo accolto con gratitudine immensa. È stato bello vedere i tanti sacerdoti che hanno voluto esser presenti per stringersi a don Giuseppe e incoraggiarlo nell’inizio del suo ministero presso di noi. Erano presenti tra gli altri oltre a padre Giovanni Mandarà, ex amministratore parrocchiale, che ci lascia dopo un triennio di affettuose cure, anche il Vicario Generale don Roberto Asta.
Ci siamo commossi, e mai ci saremmo aspettati che il già molto amato don Giuseppe in quella circostanza, ci dicesse che fin da subito, tra noi si è sentito a casa.
Siamo grati a Dio per questa casa che ha costruito per noi e con noi. Una casa che è una comunità, forte, caparbia, operosa, generosa, instancabile e gioiosa che si è stretta con affetto intorno al nuovo pastore. Una casa bellissima ove ogni mattone e un memoriale d’amore.
Maurizio Pagoto


Autore

"Insieme" esce col n° 0 l'8 dicembre del 1984. Da allora la redazione è stata la "casa di formazione" per tanti giovani che hanno collaborato con passione ed impegno.



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