Vita Cristiana

Pubblicato il 22 Marzo 2025 | di Redazione

0

Annunci di Bellezza – III domenica di Quaresima “Lascia il fico un anno in più”

La Parola di questa III Domenica di Quaresima ci invita a rivedere le nostre impazienze, le fughe, gli idealismi che impediscono di scoprire il vero volto di Dio, volto della misericordia e dell’amore paziente, volto di un Dio che scommette sull’uomo, anche quando l’uomo non spera più.

Dio ci offre la sua presenza: è il Dio vicino, ma anche misterioso, perché diverso da noi, dal nostro modo di pensare e di agire. Quando si verificano disastri improvvisi, si può essere tentati di vederli come un segno del giudizio di Dio. Tuttavia, all’inizio del Vangelo di oggi, Gesù respinge questa idea. Gli viene raccontata una tragedia che riguarda l’uccisione di pellegrini da parte di Pilato, una catastrofe causata dalla crudeltà umana, e cita anche un altro evento, il crollo di una torre che ha provocato la morte di diciotto persone, che sembra non avere cause umane. In entrambi i casi, Gesù chiarisce che coloro che sono morti non erano peccatori più grandi di altri. Riconosce che persone innocenti possono morire tragicamente e senza preavviso.

Gesù insegna, quindi, che la fragilità della vita deve spingerci a rivolgerci a Dio ogni giorno, a pentirci e a cercare un rapporto più profondo con Lui. Questi eventi inaspettati possono servire come momenti di riflessione sulla nostra vita spirituale. Nella parabola del fico, Gesù illustra la pazienza di Dio. Piuttosto che assomigliare al proprietario della vigna che voleva tagliare l’albero improduttivo, Dio è più simile al giardiniere che chiedeva di dare all’albero più tempo per dare frutti. Dio è paziente e ci concede continuamente del tempo. Ci offre l’opportunità di crescere e di diventare la persona che ci chiama ad essere, permettendo alla nostra vita di fiorire con i frutti dello Spirito, proprio come il fico fruttifero.

Il dipinto “Il contadino che scava”, realizzato da Vincent van Gogh tra il 1881 e il 1885, fa parte di una serie di opere dedicate al mondo contadino, un tema molto caro all’artista nei suoi primi anni di produzione.

Se leggiamo questa scena alla luce della parabola del fico sterile, emergono interessanti collegamenti.

Il dipinto ritrae un contadino intento a lavorare la terra. La figura è curva, il corpo contratto dallo sforzo di scavare. È piegato in avanti in un gesto di sforzo fisico, con il corpo teso e concentrato sul lavoro. La postura esprime fatica, umiltà e dedizione: è un simbolo del lavoro paziente e costante.

L’abbigliamento semplice, camicia chiara e pantaloni scuri, evidenzia l’appartenenza a una classe umile, quella dei lavoratori della terra. L’artista ha utilizzato pennellate ampie e gestuali per trasmettere la fisicità del lavoro del contadino. La tavolozza dei colori è dominata da tonalità terrose di marrone, giallo e verde, creando un senso di semplicità rurale. Lo sfondo è reso con forme scure e indistinte, suggerendo la profondità e la vastità del paesaggio. Nel contadino che scava la terra possiamo vedere l’immagine del vignaiolo della parabola, che con impegno si prende cura dell’albero sterile, sperando che porti frutto. Il contadino, inoltre, cura pazientemente, non si arrende alla prima delusione, e gli offre una seconda possibilità.

Questo gesto è segno della misericordia di Dio, che dà all’uomo tempo per convertirsi, per crescere spiritualmente e per produrre frutti di amore e giustizia. Il contadino accetta il rischio dell’attesa, scommettendo sulla trasformazione senza garanzie di successo. Chi può davvero conoscere i tempi della conversione di un uomo? Se persino Cristo non pretende di controllare i tempi dell’altro, come potremmo noi fare diversamente?

La fatica del contadino rappresenta anche il cammino quaresimale, un tempo di lavoro interiore, di cura dell’anima e di impegno nella fede.

Per noi, come per il fico, ci vuole un po’ di tempo per produrre frutti, e dobbiamo essere abili a coltivare l’albero e pazienti nell’attendere i suoi frutti. Gesù ci dice che Dio è sempre pronto a darci più tempo, perciò questa parabola del fico è una grande storia di speranza.

“Padrone, lascialo ancora quest’anno, finché gli avrò zappato attorno e avrò messo il concime. Vedremo se porterà frutti per l’avvenire… “».

Dio pone una grande fiducia in noi e farà di tutto perché possiamo produrre frutti.

don Marco Diara

Tags: ,


Autore

"Insieme" esce col n° 0 l'8 dicembre del 1984. Da allora la redazione è stata la "casa di formazione" per tanti giovani che hanno collaborato con passione ed impegno.



Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Torna Su ↑