Il suffragio per i defunti
Alla luce dei precedenti articoli, penso sia un bene che i lettori comprendano le origini del Giubileo cristiano, le cui radici teologiche vanno scavate e individuate in un contesto storico molto lontano dal nostro. Finora si è visto come gli autori cristiani dei primi secoli, soprattutto ad Alessandria, attribuissero molta importanza al simbolismo dei numeri; perciò le tante considerazioni sul simbolismo del “cinquanta”, connesso alla totale remissione delle colpe.
Ma come è possibile una totale remissione delle colpe per coloro che non sono più in vita? Sul finire del IV secolo, in area latina, Agostino di Ippona (354-430), pur conoscendo la tradizione alessandrina, dà più valore ai “quaranta” giorni della Quaresima, nei quali legge la vita quotidiana con le sue cadute, le sue fatiche e il suo impegno; poi, per rimarcare la pienezza del Tempo Pasquale, dice: «Al numero quaranta della buona amministrazione su questa terra, aggiungi il dieci della ricompensa eterna e otterrai il cinquanta, che raffigura la Chiesa futura, là dove si loderà Dio ininterrottamente» (Sermo 252,11). In un’altra opera si rintraccia una ulteriore conferma: «Il cinquanta appartiene alla Chiesa ormai purificata e perfetta, che nella carità abbraccia la fede nel tempo presente e la speranza della futura eternità» (De diversis quaestionibus 57,2).
Nelle opere di Agostino questo schema è ricorrente e influisce molto sul concetto della remissione delle colpe e sulla futura dottrina dell’indulgenza. Infatti, fin dalle celebri pagine autobiografiche delle Confessioni, in cui narra la morte della madre Monica, il vescovo di Ippona insegna l’efficacia del suffragio compiuto dalla Chiesa nell’offerta del Sacrificio eucaristico e dalla preghiera di intercessione dei Santi. Così scrive: «Mia madre non si preoccupò che il suo corpo venisse composto in vesti suntuose o imbalsamato con aromi, e non cercò un monumento eletto. Ci chiese soltanto di far menzione di lei davanti al tuo altare, ben sapendo che là si dispensa la vittima santa, grazie alla quale fu distrutto il peccato» (Confessiones 9,13,36). In altri scritti afferma che l’intercessione dei Santi non ribalta la condizione meritata da ciascuno con le proprie opere. Infatti, i meriti per la gloria futura si ottengono su questa terra con una continua conversione e con le opere di misericordia, compiute in riparazione dei propri peccati; si riferisce proprio alle buone opere e alle elemosine, che permettono di cambiare in meglio la nostra vita (cf. De Civitate Dei 21,27,1-4). Riguardo poi alla Comunione dei Santi, illustrando il basilare passo di 1Gv 2,1-2, l’Ipponense osserva: «Nella Chiesa sia i santi del cielo e sia i sacri ministri pregano per gli altri, ma colui che intercede per tutti è Cristo, unico mediatore e avvocato presso il Padre» (In epistulam Iohannis ad Parthos 1,8); ed anche: «Nella Chiesa ordinariamente si prega per i fedeli defunti» (Sermo 285,5). Tra il 421 e il 423, in uno scritto indirizzato al vescovo Paolino di Nola, Agostino afferma: «Pensiamo di aiutare i morti che ci stanno a cuore, suffragandoli con il Sacrificio eucaristico, le preghiere e le elemosine, anche se non giovano a tutti ma solo a quelli che durante la vita lo hanno meritato. Però siccome non possiamo sapere chi siano costoro, bisogna che i suffragi siano fatti per tutti i battezzati, perché non sia trascurato nessuno di coloro a cui questi aiuti possono e debbono arrivare» (De cura pro mortuis gerenda 18,22). Infine, nel Manuale sulla fede, speranza e carità, dopo aver ribadito l’importanza dei suffragi, Agostino specifica: «Il Sacrificio eucaristico offerto all’altare e le altre elemosine, rendono grazie per chi è veramente buono e intercedono per chi non è buono. Per quanti se ne giovano, avviene la piena remissione delle colpe o almeno la possibilità di una condanna più tollerabile» (Enchiridion de fide, spe et charitate 29,110).
In conclusione, S. Agostino insegna la necessità dei suffragi per i defunti ed è convinto che esista una categoria di anime intermedia fra i totalmente buoni e i totalmente cattivi, ma noi non possiamo sapere con certezza chi appartenga ai salvati e chi ai dannati. Per espiare e purificare queste anime, egli considera efficaci tre grandi mezzi da attuare insieme: la preghiera, la Messa e l’elemosina. Pertanto, l’idea della penitenza e remissione totale dei peccati comincia ad andare di pari passo con la dottrina dei suffragi per i defunti; nel lungo arco di tempo essa diventerà la base per la celebrazione dell’Anno Santo giubilare e dell’Indulgenza applicabile anche ai defunti. Questo studio continuerà ancora nel prossimo numero.
Giuseppe Di Corrado
