Vita Cristiana

Pubblicato il 31 Maggio 2025 | di Mario Cascone

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Francesco, il Papa che grida: “Fratelli Tutti!”

Il primo Papa della storia che ha voluto assumere il nome di San Francesco, è anche colui che, nel suo ricco magistero, si è ispirato molto agli insegnamenti del Poverello d’Assisi. Nell’enciclica “Laudato sì”, pubblicata nel 2015 sul tema dell’ecologia integrale, il riferimento al Santo del “Cantico delle creature” è fin troppo evidente; come lo è nell’enciclica “Fratelli tutti”, scritta nel 2020 sul tema della fraternità universale e dell’amicizia sociale.

Scrive a questo riguardo Papa Bergoglio: “San Francesco, che si sentiva fratello del sole, del mare e del vento, sapeva di essere ancora più unito a quelli che erano della sua stessa carne. Dappertutto seminò pace e camminò accanto ai poveri, agli abbandonati, ai malati, agli scartati, agli ultimi”. La fraternità, che il Santo d’Assisi vive con tutte le creature, trova un particolare riscontro nella comunione con tutti gli uomini, ed in particolare con coloro i quali vivono ai margini della società e, spesso, non sono considerati nemmeno come persone umane.

Questo messaggio è oggi attualissimo, se pensiamo al fatto che, nell’attuale contesto socio-culturale, “le persone non sono più sentite come un valore primario da rispettare e tutelare, specie se povere o disabili, se ‘non servono ancora’ – come i nascituri –, o ‘non servono più’ – come gli anziani”. Oggi più che mai, perciò, va ribadito che siamo tutti fratelli e possediamo tutti uguale dignità  per il semplice fatto di essere persone umane. “C’è un riconoscimento basilare, essenziale da compiere per camminare verso l’amicizia sociale e la fraternità universale: rendersi conto di quanto vale un essere umano, quanto vale una persona, sempre e in qualunque circostanza” (n. 106).

È su questa base che si fonda il dovere morale di costruire la comunione fra gli uomini, promuovendo il riconoscimento della pari dignità fra tutti  e vivendo nell’amore autenticamente fraterno. Papa Francesco scrive al n. 87 dell’enciclica “Fratelli tutti”: “La vita sussiste dove c’è legame, comunione, fratellanza; ed è una vita più forte della morte quando è costruita su relazioni vere e legami di fedeltà. Al contrario, non c’è vita dove si ha la pretesa di appartenere solo a sé stessi e di vivere come isole: in questi atteggiamenti prevale la morte”.

Un ruolo importante, in questa direzione, è quello che può svolgere la politica, intesa come carità in grande e servizio al bene comune: “La carità politica si esprime anche nell’apertura a tutti. Specialmente chi ha la responsabilità di governare, è chiamato a rinunce che rendano possibile l’incontro, e cerca la convergenza almeno su alcuni temi. Sa ascoltare il punto di vista dell’altro consentendo che tutti abbiano un loro spazio  (n.190). Certamente la politica è chiamata ad ascoltare tutti ed a considerare il punto di vista di ognuno, anche di quelli che vivono ai margini della società e spesso non hanno voce. Il governo della cosa pubblica non è facile, ma richiede l’arte di un dialogo fecondo, che senta come prezioso il contributo di tutti al bene comune.

Conclude Papa Francesco: “La vita è l’arte dell’incontro, anche se tanti scontri ci sono nella vita. Tante volte ho invitato a far crescere una cultura dell’incontro, che vada oltre le dialettiche che mettono l’uno contro l’altro. È uno stile di vita che tende a formare quel poliedro che ha molte facce, moltissimi lati, ma tutti compongono un’unità ricca di sfumature, perché ‘il tutto è superiore alla parte’. Il poliedro rappresenta una società in cui le differenze convivono integrandosi, arricchendosi e illuminandosi a vicenda, benché ciò comporti discussioni e diffidenze. Da tutti, infatti, si può imparare qualcosa, nessuno è inutile, nessuno è superfluo (n. 215).

Siamo tutti fratelli nella misura in cui sappiamo incontrarci e dialogare, rispettando la nostra comune dignità di persone e sforzandoci di vivere nell’amore, che è fatto anche di perdono, di tenerezza, di gentilezza, ma soprattutto della volontà di perseguire una vera amicizia sociale e una duratura pace sociale, fondata sulla giustizia.

Papa Francesco non si è limitato a scrivere queste cose, ma ha cercato di testimoniarle, vivendo in prima persona la sobrietà e la povertà, l’attenzione agli ultimi e a quelli che vengono “scartati” dalla società dell’opulenza e dell’egoismo.


Autore

Sacerdote dal 1981, attualmente Parroco della Chiesa S. Cuore di Gesù a Vittoria, docente di Teologia Morale allo studio Teologico "San Paolo" di Catania e all'Istituto Teologico Ibleo "S. Giovanni Battista" di Ragusa, autore di numerose pubblicazioni e direttore responsabile di "insieme".



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