Vita Cristiana

Pubblicato il 4 Luglio 2025 | di Redazione

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Autenticità, trasparenza, verità Abitiamo insieme il digitale

La Chiesa come madre e guida sicura nel mondo digitale: questo il tema sul quale si è soffermato don Fortunato Di Noto nel salone multimediale Paolo VI del santuario dell’Immacolata lo scorso giorno 23 maggio. Ad accogliere don Fortunato Di Noto, il rettore, padre Daniel Moraru, e un numeroso pubblico attento ed interessato. Padre Daniel ha salutato don Fortunato, sacerdote e fondatore dell’associazione Meter, ringraziandolo per il suo impegno, non semplice, a servizio della persona umana, una scelta fatta con il cuore, a tutela dei più deboli.

Don Di Noto ha aperto la riflessione con il racconto di un’esperienza personale: in aeroporto, si accorge di avere lasciato il cellulare spento in auto ma il suo accompagnatore è già ripartito. L’episodio per esprimere la sensazione di quel momento, l’essersi sentito fuori da una realtà, quasi svuotato all’idea di non potere avere una comunicazione.

La Chiesa, sottolinea don Fortunato, da sempre ha vissuto l’esperienza della comunicazione: Dio ha comunicato sempre, nella pienezza dei tempi, ha mandato suo Figlio per far conoscere il Padre, la comunione della Trinità. La Chiesa nasce dall’amore di Dio, dalla croce di Cristo, dal dono dello Spirito Santo nel Cenacolo e ha continuato ad annunciare, ha cercato in tutti i modi di rendere visibile l’amore di Dio per gli uomini.

Gli uomini hanno parlato in tante maniere, con segni, gesti, disegni, simboli perché comunicare è il senso profondo della vita e anche il senso profondo dell’amore.

Il relatore ricorda, quando, giovane studente a Roma, attraverso un collegamento Internet, vide le prime immagini pedopornografiche di bambini violati. Da quel giorno, scatta una vocazione dentro la vocazione, la scoperta che il digitale non è solo un virtuale ma spazio che bisogna abitare bene. Da questa esperienza, nasce l’associazione di volontariato Meter, per rispondere ai problemi anche nel mondo digitale: una realtà di aiuto, per dare delle risposte, attraverso dei servizi, un centro di ascolto, un centro polifunzionale e il centro di formazione.

All’inizio della sua missione online, don Fortunato racconta di essersi presentato con il simbolo dell’uomo con la croce, web mission, tra le periferie digitali, perché il mondo del digitale è un mondo positivissimo ma se non è abitato bene diventa un luogo pericolosissimo. La Chiesa si è interessata di questi mezzi di comunicazione, non ha mai detto che i mass-media sono cose cattive ma bisogna saperli utilizzare.

L’amore è al centro del messaggio evangelico e della comunicazione, le parole hanno una forza dirompente, possono uccidere e possono far vivere. Nella comunicazione, la Chiesa ci dice di vivere faccia a faccia, di comunicare non solo con un cuoricino, un like ma con una chiamata, anche breve, una videochiamata, questo fa la differenza. In Amoris Laetitia, papa Francesco diceva che la comunicazione è l’incontro con un volto, con un tu che riflette l’amore divino e questo rapporto è sempre il primo in assoluto, è il bene dei beni. Dio è amore ma l’amore è abbinato al saper guardare; se io non ti guardo non ti riconosco, come ti amo? Guardare mi permette di entrare, di arrivare dentro anche nel mondo di internet. La comunicazione è un incontro perché nelle strade digitali non si tratta soltanto di essere connessi. Nella comunicazione, inoltre, è fondamentale ascoltare: nell’ascolto riconosco che tu sei una persona, che hai bisogno, le tue parole hanno bisogno di essere curate dalle ferite. L’udire riguarda l’ambito dell’informazione, l’ascoltare rimanda a quello della comunicazione perché comunicare significa condividere e la condivisione richiede l’accoglienza, ascoltare richiede vicinanza e nel digitale dobbiamo avere questa dimensione di ascolto. Di conseguenza, l’ambiente digitale, come diceva Papa Francesco, è una piazza dove si può accarezzare ma si può anche ferire.

L’uomo è veramente cambiato perché non può fuggire dalla tecnologia che ci impone un nuovo modo di vivere, di pensare, di ragionare; i nostri ragazzi a volte non li capiamo più perché il mondo tecnologico li ha cambiati. Anche il nostro linguaggio, pertanto, va rimodulato: comunicare bene ci aiuta ad essere più vicini, a conoscerci meglio, ad essere più uniti. Internet ha cambiato l’uomo e anche l’intelligenza artificiale, se non regolamentata, è un problema serio.

Papa Francesco, nel 59. Messaggio per la giornata mondiale delle comunicazioni sociali, avvertiva che il nostro tempo è un tempo segnato dalla disinformazione e dalla polarizzazione, dove i centri di potere sono cambiati perché controllano i nostri dati. Attraverso internet, i social, senza rendercene conto, siamo inglobati in una nuova forma di schiavitù virtuale. I ragazzi sono spaesati e non riescono a cogliere la bellezza di questo strumento come anche la pericolosità. La domanda è questa: in questi mondi digitali possiamo trovare la felicità, anzi, dove la troviamo? La Chiesa ci chiede di disarmare la comunicazione e ci interpella a dare ragione con mitezza della speranza che è in noi.

Aprire una Porta Santa nel digitale consente di portare un po’ di speranza in questi mondi dove le situazioni pericolose sono sempre in agguato. Dinanzi alle forme negative che il digitale può offrire, la Chiesa ci dice di essere vigilanti, attenti, premurosi, di innestare nel cuore della gente una soglia di vigilanza, di essere sentinelle. Il profeta è anche colui che mette in guardia quando tutti dormono perché qualcuno possa svegliarsi e possa reagire e non dimentichiamo mai il cuore, il centro di tutta la vita umana.

La cura pastorale deve essere rivolta anche al digitale. La Chiesa deve abitare questi mondi con responsabilità: chi porta la responsabilità in questi mondi se non noi che abbiamo una speranza nel cuore, che sperimentiamo quante meraviglie compie il Signore nella nostra vita, nonostante le fatiche, che sappiamo come la sofferenza può essere vissuta alla luce di una speranza. Formazione e prevenzione, dunque, sono elementi chiave, il virtuale non è altro che la vita reale, un cellulare, un social non è un gioco, è la tua vita che può essere condizionata nel bene e nel male. La Chiesa è madre anche nel campo digitale e don Fortunato conclude con l’esortazione a camminare insieme nel mondo digitale, con autenticità, trasparenza e verità.

 

Daniel Felix Moraru

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"Insieme" esce col n° 0 l'8 dicembre del 1984. Da allora la redazione è stata la "casa di formazione" per tanti giovani che hanno collaborato con passione ed impegno.



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