Vita Cristiana

Pubblicato il 11 Febbraio 2026 | di Redazione

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Maria salute degli infermi: la luce di Lourdes

Per chi è stato pellegrino al Santuario di Lourdes non può non ricordare il gruppo scultoreo in marmo di Carrara, opera dell’artista francese Jules Déchin, raffigurante la Vergine Maria “Salus infirmorum”, nell’atto di chinarsi verso un giovane malato che la implora circondato da un sacerdote, una infermiera e un barelliere.

La scultura, donata al Santuario di Lourdes nel 1912 dalla diocesi francese di Cambrai, dopo essere stata esposta nel Salone degli Artisti francesi a Parigi, venne benedetta il 1° settembre dello stesso anno ed oggi si trova presso la porta di S Giuseppe, uno degli ingressi principali all’area del Santuario. Non è un caso che quell’imponente monumento sia stato collocato in quel preciso luogo perché a Lourdes tutto è fatto per i pellegrini, malati, disabili; tutto è pensato per loro, tutto offerto per loro (cfr. p. Michel Daubanes, rettore).

Molto è stato scritto su Lourdes. Ogni volta che mi sono ritrovato a prendere tra le mani uno scritto riferito agli avvenimenti successi a metà del 1800, ho scoperto frammenti di storie che svelano le ragioni del perché milioni di donne e uomini raggiungono ancora oggi questo santo luogo. Ad accoglierli sul lato sinistro dell’imponente basilica è proprio questo monumento con l’enorme scritta “Salus Infirmorum”. “Salus infirmorum” è anche il luogo dove vengono ospitati gli ammalati e disabili che ogni anno grazie all’Unitalsi raggiungono Lourdes. Un vero “ospedale da campo” del corpo e dello spirito. È in questo luogo che, chi nel pieno delle forze fisiche, ha voluto mettersi al servizio di sorelle e fratelli provati nel corpo da malattie e infermità, potrà ritrovarsi “ammalato” tra gli ammalati. Ciò succede qualora si prenda coscienza dello stato delle infermità che fanno riferimento alla dimensione spirituale della persona. Si tratta, del cosiddetto “dolore dell’anima” la cui vastità e multiformità di sofferenze non sono certamente minori di quella fisica (cfr. Giovanni Paolo II, Salvifici Doloris,5). Quando tale sofferenza viene alla luce, solo la tenerezza della Vergine Immacolata infonde nell’animo della creatura la speranza di trovare con il totale affidamento a Lei, Salute degli Infermi, la risposta, perché “con la sua materna carità (Maria) si prende cura dei fratelli del Figlio suo ancora peregrinanti e posti in mezzo a pericoli e affanni (…) la sua molteplice intercessione continua ad ottenerci le grazie della salute eterna” (LG,62).

La letteratura sacra ci indica due momenti specialissimi in cui la Vergine Maria è nel ruolo proprio di Salus infirmorum. Nel momento della vita nascente di una creatura: il Precursore Giovanni; e nel tragico momento della crocifissione e morte del Figlio. In questi due momenti l’intervento della Vergine Santa è frutto di una scelta personale e definitiva.

Venuta a conoscenza della gravidanza di Elisabetta, avanti negli anni, forte del suo “eccomi sono la serva del Signore (Lc 1,38) Maria si mette in cammino senza incertezza verso la casa della gestante Elisabetta per servirla nel tempo dell’attesa, del dolore per le doglie del parto, della gioia. E in questo tempo fatto di attesa che le due vite nel grembo delle due donne rivelano il piano della salvezza: quello dell’Uomo-Dio che salva e l’Uomo-peccato che esulta per la liberazione ricevuta. E Maria cosciente di quanto sta avvenendo si mette al servizio. Con questo gesto Ella anticipa quello che poi sarà nel corso dei secoli: stare accanto al letto di ogni creatura “infirma”. Questo andare in soccorso della creatura verrà reso canto con il “Magnificat”. Il canto dell’azione di Dio verso l’uomo, il canto della femminile e sollecita presenza di lei quale segno eminente della misericordia che l’Eterno Padre ha voluto usare agli uomini. Sarà così che “dovunque è presente Maria la grazia abbonda avviene la guarigione dell’uomo: guarigione nel corpo e nello spirito!” (cfr. Giovanni Paolo II, Angelus 19/7/1987).

Il momento tragico e crudele della passione, crocifissione e morte di Gesù vede la Vergine Immacolata ascendere al Calvario e il successivo “stabat” ai piedi del legno della croce “amorosamente consenziente all’immolazione della vittima da lei generata” (Lumen Gentium,58). A Gesù straziato e umiliato nelle carni, non rimane che la madre con accanto uno solo dei suoi discepoli: Giovanni. Nella notte dell’abbandono, giunta la sua ora, alla Donna viene richiesto di sostenere con lo sguardo e il silenzio l’estremo sacrificio del novello Adamo. Ciò che Ella non soffrì nel parto, lo soffrì sul Golgota. A Gesù, ormai privo di vita la lancia che gli aprì il costato non procurò nessun dolore. Ma alla madre “procurò un tale dolore e così non senza ragione la possiamo chiamare più che martire perché la partecipazione alla passione del Figlio, superò di molto, nell’intensità, le sofferenze fisiche del martirio” (cfr. S. Bernardo abate, discorsi). Questa sofferenza era necessaria per la nascita dei fedeli della Chiesa (cfr. LG 54,53). Così a partire da quel giorno tutte le croci degli uomini che si dispiegheranno lungo i secoli troveranno nella sofferenza della Madre, nel suo silenzioso grido di dolore, rifugio e conforto, e nella Croce sicura forza così che “ogni sofferenza  rigenerata diventasse, da debolezza dell’uomo, potenza di Dio (Salvifici Doloris, 26).

Dal concepimento della vita alla sua naturale fine possiamo dunque affermare che l’Immacolata Madre di Dio è accanto ad ogni creatura quale “Salus infirmorum”. Se Cristo rimane unico mediatore tra Dio e l’uomo è anche vero che al suo fianco, secondo un preciso progetto della Provvidenza, coopera con materna sollecitudine la Madre sollecita e attenta ai bisogni dei più fragili, motivo di conforto a chi vene meno la virtù della speranza.

Sta qui la luce di Lourdes: si arriva in questo luogo consapevole di essere creatura esclusa dai temporanei e illusori traguardi raggiunti dagli altri e di conseguenza avvolti nel buio della disperazione e della domanda: “perchè io?” si riparte con la consapevolezza di aver fatto esperienza della Luce salvifica di Cristo così da poter dire: “concedi la grazia a chi ti conosce, alla tua luce vediamo la luce” (sal 35,11.10). Giovanni Damasceno, padre della Chiesa d’Oriente loda la Madonna anche con queste parole: “Io sono diventata un ospedale per i malati. Io sono una fonte perenne di guarigione (Omelia 2 in Dormitione B.V.Mariae).

Sia dunque questo il solo e valido motivo perché si intraprenda un cammino verso Lourdes. Ogni pellegrino, ogni barelliere, ogni sorella di assistenza non dimentichi la necessità di ritrovarsi ammalato tra gli ammalati, bisognoso anche di un semplice gesto. A Lourdes, ogni gesto porta una perla nascosta. Lourdes è il solo luogo dove la Vergine Maria abbia invitato uomini e donne a mettersi in cammino (che si venga qui in processione) perché con la persona che troveremo per la strada facessimo esperienza di quanto ci aveva detto suo Figlio: “prenda la sua croce e mi segua” (Mc 8,34).

Carmelo Ferraro
Presidente Unitalsi Sottosezione Ragusa

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"Insieme" esce col n° 0 l'8 dicembre del 1984. Da allora la redazione è stata la "casa di formazione" per tanti giovani che hanno collaborato con passione ed impegno.



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