“Buen camino” Passi di fede verso la Pasqua
- La Quaresima: un tempo per rimettersi in cammino
Carissimi fratelli e sorelle, all’inizio della Quaresima la liturgia, come ogni anno, ci invita a metterci in cammino. Non si tratta solo di cambiare qualche abitudine o di aggiungere qualche pratica alla nostra giornata, ma di intraprendere un autentico viaggio verso se stessi, che tocchi il cuore e coinvolga tutta la nostra vita, personale e comunitaria.
La Quaresima è un tempo prezioso per rientrare in noi stessi, fare silenzio e ascoltare la voce del Signore. In mezzo alla frenesia di ogni giorno, agli impegni di lavoro, alle preoccupazioni per la famiglia, alle stanchezze e alle delusioni, rischiamo di andare avanti per inerzia. Questo tempo, invece, ci invita a rallentare, a guardare la nostra vita così com’è e a chiederci: che posto occupa oggi il Signore nelle mie scelte, nel mio modo di parlare, di lavorare, di relazionarmi con gli altri?
- Uno Spirito nuovo per una vita nuova
È l’occasione per riscoprire una fede che non è fatta di gesti ripetuti per abitudine, ma di una relazione viva con Dio. È il tempo per lasciare ciò che appesantisce il cuore – le chiusure, le paure, l’indifferenza – e riaprire la vita a ciò che dona speranza, libertà e vita nuova.
E allora non possiamo restare fermi. Il Signore stesso ci incoraggia e ci promette: «Vi darò un cuore nuovo, metterò dentro di voi uno spirito nuovo» (Ez 36,26).
Lasciamoci dunque guidare dallo Spirito Santo, che ci rimette in cammino nella concretezza della vita quotidiana: nelle famiglie, nei luoghi di lavoro, nelle relazioni spesso faticose, nella vita della comunità. È lo Spirito che ci dona un cuore nuovo, capace di trasformare la nostra vita e di rendere le nostre comunità più umane, più fraterne, più vicine al Vangelo.
- Sul sentiero della fede
Proprio perché la Quaresima è un cammino, l’immagine del “pellegrinaggio” parla bene alla nostra vita. Pensiamo ai pellegrini del Cammino di Santiago: nessuno parte a mani vuote. Ognuno porta nello zaino qualcosa di suo: ferite che fanno ancora male, speranze che ci sostengono, domande senza risposta, desideri che non osiamo dire ad alta voce. E tutto questo lo si affida a Dio, passo dopo passo, fidandosi di Lui che guida i piedi, sostiene nella stanchezza e consola il cuore. Non si parte leggeri, ma con la fiducia che il cammino cambierà ciò che portiamo, che Dio saprà trasformare anche il peso in benedizione.
Per questo il saluto semplice che i pellegrini si scambiano – Buen Camino – è molto più di una formula gentile: è quasi una benedizione. Vuol dire: «Che il tuo cammino sia buono, vero, abitato da Dio».
Ed è proprio questo l’augurio che, come Chiesa di Ragusa, vogliamo dirci all’inizio di questa Quaresima: camminiamo insieme, senza lasciare indietro nessuno; sosteniamoci nelle fatiche, incoraggiamoci quando il passo si fa lento, custodiamo la gioia semplice di sapere che il Signore non ci precede da lontano, ma cammina con noi, ogni giorno.
- Cadere, rialzarsi, andare avanti
Ma che cosa vuol dire davvero camminare? Una risposta, sorprendentemente, ci arriva anche dal film Buen Camino di Checco Zalone, che ha fatto sorridere e riflettere milioni di persone. Con la sua ironia, il film racconta una verità molto concreta: ogni cammino è fatto di fatica, di incontri imprevisti, di momenti in cui ci si perde e di tante ripartenze.
Il protagonista parte spesso per motivi fragili, inciampa, si ferma, a volte vorrebbe persino tornare indietro. Eppure, passo dopo passo, proprio attraversando il cammino la sua vita cambia. Non perché tutto diventa facile, ma perché il cammino stesso lo trasforma.
Anche il nostro cammino di fede assomiglia molto a questo. Non è una strada tutta in discesa. Ci sono momenti di stanchezza e di scoraggiamento. A volte ci sentiamo smarriti, altre volte pensiamo di non farcela.
Eppure, Dio non si stanca mai di venirci incontro. Non si scandalizza delle nostre cadute, non ci abbandona quando rallentiamo. Ci chiama, ci aspetta, ci rialza. Le nostre fragilità non sono un ostacolo per Lui: sono spesso occasioni di grazia, momenti in cui possiamo scoprire la Sua fedeltà e il Suo amore.
Anche la Chiesa riflette questa realtà: non è la casa dei perfetti, ma una famiglia di uomini e donne in cammino. Persone che cadono e si rialzano, che sbagliano e ricominciano, imparando ogni giorno a fidarsi un pò di più di Dio e… gli uni degli altri.
- Leggeri nello zaino, liberi nel cuore
Ogni cammino autentico, prima o poi, ci costringe a guardarci dentro e a fare i conti con ciò che ci portiamo alle spalle. Nel film di Zalone – ma anche nella vita reale di chi parte per un pellegrinaggio – lo zaino diventa subito decisivo: all’inizio ci sembra che tutto sia indispensabile, poi ci accorgiamo che molte cose sono superflue e che ciò che pesa troppo ci rallenta, ci affatica, ci fa camminare male.
Anche noi, entrando nel tempo della Quaresima, partiamo con uno “zaino spirituale” sulle spalle. Dentro ci sono ricordi, ferite, errori, fatiche, ma anche desideri di bene, sogni, attese di salvezza. La fede non ci rende immuni dalle domande o dalle fragilità; anzi, proprio lì il Signore ci viene incontro. San Paolo lo dice con parole semplici e profonde: «Ti basta la mia grazia; la mia potenza infatti si manifesta pienamente nella debolezza» (2Cor 12,9).
La Quaresima, allora, è un tempo prezioso per fermarsi e chiedersi con sincerità: che cosa mi aiuta davvero a camminare verso il Signore? E che cosa, invece, mi appesantisce inutilmente? La conversione passa anche da qui: imparare a lasciare ciò che non serve, concentrarsi sull’essenziale, per riprendere il cammino più leggeri, più liberi, con il cuore rivolto a Dio.
6 Il deserto che apre alla speranza
Ogni cammino di liberazione, ogni vero cambiamento, porta con sé fatica e sacrificio. Lo racconta bene la storia del popolo d’Israele, che ha vissuto una lunga “Quaresima”: un cammino lungo e sofferto, dalla schiavitù alla libertà.
Nel libro dell’Esodo leggiamo che, dopo la morte di Giuseppe, in Egitto salì al potere un faraone che non ricordava più il bene ricevuto. Quel re iniziò a opprimere il popolo, imponendo lavori sempre più pesanti. E quando Mosè, inviato da Dio, chiese di lasciar partire gli Israeliti, la risposta non fu la libertà, ma un peso ancora maggiore: più lavoro, più fatica, meno respiro. Era un modo per tenerli occupati, stanchi, senza tempo né forza per pensare a Dio e, così, spezzare ogni desiderio di libertà.
Ma Dio non è indifferente di fronte alla sofferenza del suo popolo: «Ho visto la miseria del mio popolo, ho ascoltato il suo grido, conosco le sue sofferenze. Sono sceso per liberarlo» (Es 3,7-8). Lo stesso vale oggi per ciascuno di noi. Il Signore vede le nostre fatiche: il lavoro che pesa, le preoccupazioni quotidiane, le rinunce silenziose, la stanchezza che a volte ci schiaccia. Nulla di tutto questo gli è estraneo.
Se vissute con fiducia, queste fatiche, guardate da Lui, possono diventare già un luogo di salvezza, uno spazio dove nasce una speranza nuova.
- La gioia di camminare insieme
Proprio perché il “deserto” esiste davvero e la fatica si fa sentire fino in fondo, nessuno può attraversarlo da solo. Nel pellegrinaggio – come ci ricorda anche, in modo originale, il film di Zalone – i cammini personali finiscono inevitabilmente per incrociarsi: ci si sostiene, ci si incoraggia, e la compagnia degli altri rende più leggero il passo.
Lo stesso accade anche nelle nostre comunità cristiane. Ci siamo tutti: giovani e anziani, famiglie e persone sole, chi sta bene e chi porta ferite nel corpo o nel cuore. Ed è proprio questa varietà a rendere viva e bella la Chiesa.
La fede, infatti, non si vive mai da soli. Cresce quando camminiamo insieme, quando preghiamo insieme, quando partecipiamo alla liturgia e ci prendiamo cura gli uni degli altri. Per questo siamo chiamati a non chiuderci nel nostro individualismo, ma a guardare chi cammina accanto a noi, a riconoscere in lui il volto di Cristo, soprattutto in chi è più stanco, più fragile, più scoraggiato. Nessuno deve restare indietro.
- Arrivare trasformati, pronti a partire ancora
Ogni cammino ha una meta, ma chi arriva non è mai lo stesso di quando è partito. Così è anche la Quaresima: un tempo prezioso che ci invita a cambiare mentalità, a lasciarci rinnovare nel cuore e a riscoprire il gusto di una vita vissuta secondo il Vangelo (cfr. Rm 12,2).
Il nostro pellegrinaggio quaresimale non si esaurisce nella celebrazione della Pasqua: esso continua ogni giorno, nelle scelte concrete, nella fedeltà alle piccole cose, nel servizio silenzioso, nella speranza che sostiene anche quando il cammino si fa faticoso. Il deserto non è un luogo da temere, ma lo spazio in cui il Signore ci parla e ci prepara alla vita nuova.
Affidiamo questo tempo a Maria, perché accompagni la nostra Chiesa diocesana e ciascuno di noi nel cammino di conversione. Vi benedico di cuore e, come veri pellegrini di speranza, vi auguro una buona Quaresima. Buen Camino!
+ Giuseppe La Placa
