Quando Dio prepara la strada
Si è svolto domenica 22 febbraio, nella Basilica San Giovanni Battista a Vittoria il consueto incontro diocesano del Vescovo con i fidanzati. Numerose coppie di nubendi, provenienti dalle quattro zone pastorali, si sono ritrovate per vivere un momento di ascolto, riflessione e condivisione in preparazione al Sacramento del Matrimonio. Il tema suggerito dall’Ufficio diocesano per la Pastorale della famiglia quest’anno ha guidato i presenti a riscoprire l’Amore come “lavoro artigianale”, fatto di pazienza, dedizione e cura quotidiana.
Ci siamo conosciuti grazie a un campo base, in un periodo molto particolare della mia vita sono stata responsabile del campo e sentivo che la mia fede aveva bisogno di qualcosa in più. In quella occasione ho pregato tanto e chiedevo a Dio serenità. Gli dicevo spesso: «Tu sai quello che il mio cuore desidera, prima o poi me lo farai capire».
Durante quel campo ho conosciuto il fratello di Paolo. Facevamo parte della stessa équipe, è nata una bella amicizia e abbiamo iniziato a frequentarci anche fuori, con il gruppo di amici. Un giorno ci invitò a casa per un caffè ed è lì che ho conosciuto Paolo per la prima volta.
All’inizio non mi ha fatto nessun effetto particolare: ci conoscevamo già da piccoli e io, in quel momento, non stavamo cercando nessuno. Ma oggi so che Dio aveva già iniziato a lavorare, e non ci rendevamo conto.
All’inizio erano gli amici a fantasticare su di noi e a cercare di aprirci gli occhi, ma non gli davamo peso. Poi, quasi senza accorgercene, abbiamo iniziato a parlare. Parlare tanto, forse era questo che stavamo cercando. Ci cercavamo, ci ascoltavamo davvero. Spesso ci davamo appuntamento al tramonto, perché sentivamo proprio il bisogno di fermarci e parlare.
La consapevolezza però è arrivata durante una mia vacanza. Per la prima volta ho sentito la sua mancanza e Sentivo il bisogno di chiamarlo, di fare videochiamate. In quei giorni anche Paolo sentiva il desiderio di raggiungermi, anche se non poteva farlo per il lavoro. Quando sono tornata, abbiamo capito che in quei giorni ci eravamo mancati davvero. Ed è lì che abbiamo capito che quello che stavamo vivendo non era solo amicizia e che meritava di diventare qualcosa di più solido.
Per noi l’amore cresce e dura grazie al dialogo, perché tutto è partito da lì. Ma soprattutto perché crediamo che il nostro amore sia stato voluto da Dio fin dall’inizio. Paolo era un po’ lontano da Dio, ma cercava di avvicinarsi alla fede. Ed è stato proprio lì che abbiamo capito che volevamo la stessa cosa: camminare insieme, anche nella fede. Questo per noi è il modo più vero di far crescere l’amore nel tempo.
Anche nei momenti di incomprensione torniamo sempre al dialogo. È normale non capirsi sempre, ma cerchiamo di affrontare tutto con serenità, senza chiuderci. Realmente non ci sono mai stati grandi conflitti, ma piccoli momenti che ci hanno insegnato ad ascoltarci di più e a rispettare i tempi.
Il desiderio di sposarci è nato in modo naturale. A un certo punto abbiamo capito che non riuscivamo più a immaginare il futuro separati e ne abbiamo cominciato a parlare e fantasticare.
La proposta l’ha fatta Paolo, perché sentiva che se tutto era nato da Dio, allora era giusto affidare a Dio anche il nostro futuro. Per noi non aveva senso scegliere altre strade. Sentivamo il bisogno di unirci davanti a Dio, perché crediamo nel matrimonio come sacramento e in un amore che si dona totalmente. E perché volevamo entrambi la stessa cosa.
Per noi l’amore è un cantiere aperto. Non qualcosa di già finito solo perché ci stiamo spostando. Un cantiere fatto di dialogo, fede, pazienza e scelte ogni giorno. In questo cantiere Dio è al centro come dall’inizio.
E noi costruiamo insieme, sapendo che non tutto sarà perfetto, ma che ogni passo fatto con amore e fiducia aggiunge qualcosa di vero. È così che immaginiamo il nostro matrimonio: una vita intera da costruire insieme, con Dio che ci accompagna e che è l’architetto di tutto.
Stefania Carpenzano e Paolo Puccio
