Francesco, l’ultimo saluto che continua a parlare
“Nell’anno ventesimo della sua conversione, chiese che lo portassero a Santa Maria della Porziuncola, per rendere a Dio lo spirito della vita, là dove aveva ricevuto lo spirito della grazia.” (FF 1239)
Sono passati 800 anni dalla sera del 3 ottobre 1226, quando alla Porziuncola Francesco d’Assisi chiuse gli occhi a questo mondo per aprirli alla vita nuova.
L’anno giubilare francescano
Con una lettera ai ministri della famiglia francescana, in occasione del centenario della morte, Papa Leone XIV ha aperto il Giubileo dedicato a Francesco d’Assisi, uomo di pace e dialogo.
“Il Signore ti dia pace” era il suo saluto: un invito a disarmare le parole e i cuori. Anche oggi richiama alla pace vera, dono del Risorto.
Per questo anno giubilare è concessa l’indulgenza plenaria, ottenibile anche visitando, in pellegrinaggio, le chiese giubilari indicate dalle diocesi, applicabile anche ai defunti. Può essere ricevuta con confessione, partecipazione all’Eucaristia, preghiera secondo le intenzioni del Papa e distacco da ogni peccato. Anche chi è malato o impossibilitato a muoversi può accedervi spiritualmente.
La venerazione delle spoglie di San Francesco
Dopo la morte, il corpo fu deposto nella Chiesa di San Giorgio e poi trasferito nella Basilica di San Francesco.
Frate Elia da Cortona dispose che il sarcofago, del peso di 12 quintali, fosse murato sotto l’altare maggiore, protetto da ferro, travertino e cemento. Rimase nascosto circa 600 anni, fino al ritrovamento del 1818. Nel 1978 gli studi confermarono l’identità: un uomo alto 1,58 m, morto a 44-45 anni, segnato da fatiche e malattie. Oggi le spoglie sono custodite in una teca con azoto, in perfetto stato.
Per il Giubileo, i frati della Basilica hanno reso possibile la venerazione: un evento che ha portato circa 30.000 pellegrini al giorno ad Assisi.
Da Ragusa ad Assisi
Alcuni membri dell’Ordine Francescano Secolare della fraternità Angelo Custode, provenienti da Ragusa, tra cui Gianni, Concetta, Ivana e Franco, hanno accolto i pellegrini, accompagnando anche persone con disabilità. Con commozione hanno visto come Francesco d’Assisi continui a parlare attraverso la sua vita e il Vangelo.
Durante la veglia notturna dell’Ordine Francescano Secolare, riunito in assemblea nazionale, i partecipanti hanno sostato in silenzio davanti alle spoglie del santo. Uno di loro ha raccontato che, in quel momento, ha percepito qualcosa di vivo: come se il corpo, pur immobile, parlasse al cuore.
Quel corpo, consumato dal tempo e dalla malattia, continua a trasmettere speranza. Per Francesco d’Assisi anche sorella morte è un passaggio da accogliere, una porta verso la vita piena. Davanti a queste spoglie, la morte non è la fine, ma l’inizio della vita vera.
Salvatore Burrometo
