Dalla Madonna Nera ai luoghi della memoria: il pellegrinaggio della Diocesi di Ragusa
Ci siamo messi in cammino mentre il mondo intorno a noi stava ancora dormendo, avvolti dal buio e dal silenzio prima dell’alba lunedì 20 luglio. Man mano che il sole illuminava la terra, abbiamo cominciato a conoscerci e a riconoscerci. Anche se provenienti da realtà diverse della nostra Diocesi (Ragusa, Comiso, Vittoria) a poco a poco abbiamo iniziato a guardarci negli occhi, a scambiarci i sorrisi e a condividere le nostre vite, camminando insieme, aspettandoci e accogliendoci nelle nostre diversità.
In cammino con noi, come guida speciale di questo pellegrinaggio, c’era il nostro Vescovo Giuseppe La Placa, insieme ai sacerdoti padre Giovanni Piccione, padre Gianni Mezzasalma, padre Giovanni Giaquinta, padre Pino Cabibbo e padre Ettore Todaro, accompagnati dal gruppo dei nostri speciali seminaristi.
Częstochowa e la Madonna Nera
Il primo grande traguardo del nostro pellegrinaggio è stato Częstochowa, dove si venera la famosissima Madonna Nera, icona miracolosa della Vergine Maria con il Bambino Gesù custodita nel celebre santuario di Jasna Góra. La Madonna ha uno sguardo serio, regale e malinconico. Sul suo volto e sul collo sono presenti dei particolari segni di sfregio: ferite permanenti. Ognuno di noi porta sul cuore o nel corpo i propri segni: i colpi inaspettati, le parole ferite, le delusioni o i momenti della vita che hanno lasciato un solco profondo. Sotto il suo sguardo ci siamo affidati a Maria, una Madre che non si presenta intatta, perfetta o distante, ma segnata, proprio come noi. Quella ferita non diminuisce la sua regalità; la rende reale, vicina, umana.
La memoria di Auschwitz-Birkenau
La seconda tappa ci ha condotti in uno dei luoghi più dolorosi della storia umana: i campi di concentramento e di sterminio di Auschwitz-Birkenau. Varcare quei cancelli, concettualmente o fisicamente, ha significato entrare in uno spazio in cui il linguaggio umano mostra tutti i suoi limiti. La scritta Arbeit macht frei (“Il lavoro rende liberi”) all’ingresso segna decisamente l’inizio della negazione della dignità propria di ogni essere umano. I nostri occhi hanno scrutato con incredulità le grandi teche che racchiudevano gli effetti personali requisiti ai deportati al loro arrivo: cumuli di oggetti, occhiali, valigie, pentole e capelli. Abbiamo osservato la struttura del campo e le condizioni disumane imposte ai prigionieri, constatando l’estrema violenza che ha colpito non solo i corpi, ma l’identità stessa dell’uomo. Uno sguardo speciale è andato alla cella nel Blocco 11 di Auschwitz: in questo luogo spoglio e comunque differente si notavano fiori freschi, un cero e la targa in memoria di Massimiliano Kolbe, che scelse di donare la propria vita per salvare quella di un padre di famiglia.
Sulle orme di Giovanni Paolo II e Santa Faustina
La Polonia è stata anche la terra in cui è cresciuto il nostro amato Papa Giovanni Paolo II. A Wadowice, la cittadina natale dove Karol nacque nel 1920, abbiamo rinnovato le nostre promesse battesimali nella chiesa parrocchiale in cui fu battezzato.
Successivamente, nel Santuario della Divina Misericordia a Łagiewniki – il luogo in cui visse e morì Santa Faustina Kowalska, la suora polacca alla quale Gesù affidò il messaggio della Divina Misericordia –, abbiamo ribadito una certezza fondamentale: Dio è un amore più forte di qualsiasi peccato o male storico: la Misericordia guarda sempre in avanti e non si volta indietro.
Al Santuario di San Giovanni Paolo II, luogo moderno e maestoso, sorto nel cuore della “Cracovia di Karol”, il nostro Vescovo Giuseppe, sottolineando il “Totus Tuus”, il motto che Karol Wojtyła scelse come Vescovo e Papa per esprimere la sua profonda e totale devozione alla Vergine Maria, ci ha lasciato un messaggio profondo: «Alimentiamo il desiderio di Dio con tutta l’anima e con tutto il nostro corpo. Non spegniamo mai il desiderio di Dio, custodendo la volontà di appartenere totalmente a Lui, senza trattenere nulla di ciò che a Lui si consegna. Sull’esempio di Giovanni Paolo II, diventiamo il desiderio di appartenere totalmente a Lui».
I tre sguardi del cammino
Questo pellegrinaggio è stato speciale perché lo abbiamo vissuto attraverso tre sguardi. Lo sguardo in alto: rivolto al cielo e a Dio, per dare un senso spirituale e trascendente a ogni passo compiuto.
Lo sguardo in basso: sulla terra e sulla storia, mettendo a fuoco la strada e calpestando le stesse vie segnate dalla testimonianza e dal sacrificio di grandi santi come Suor Faustina, Massimiliano Kolbe e Giovanni Paolo II, in luoghi simbolo di sofferenza e di speranza.
Lo sguardo intorno: rivolto ai compagni di viaggio, di ogni età e vissuto, capaci di trasformare la diversità in un autentico arricchimento reciproco. Il nostro pellegrinaggio è giunto al termine: la strada ha fatto il suo lavoro. Il buio dell’inizio si è rischiarato dando spazio alla luce. Il ritmo dei passi si è a poco a poco sincronizzato, accompagnato dalle parole scambiate, dalle pose per uno scatto insieme per un ricordo da custodire. Quel gruppo che all’inizio era solo un insieme di estranei si è riconosciuto, ha trovato una sua voce e la gioia di camminare insieme. Ritorniamo carichi nella nostra realtà quotidiana con un’energia nuova e con il vivo desiderio di ritrovarci per continuare a essere pellegrini con il sorriso nelle nostre comunità.
Concetta Vaccaro
