Attualità

Pubblicato il 30 Luglio 2026 | di Giovanna Inguanti

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L’estate di ieri, l’estate di oggi

Ci sono immagini che raccontano molto più di quello che mostrano. Come questa: pomodori tagliati a metà, ordinati con cura sotto il sole, in attesa che il calore dell’estate faccia il suo lavoro. A uno sguardo distratto sono soltanto pomodori. Per chi è cresciuto con certe tradizioni, invece, rappresentano una stagione intera, una famiglia, un modo di vivere che rischia lentamente di scomparire. L’estate di una volta aveva un ritmo diverso. Da bambini sembrava infinita. Le giornate erano lunghe, scandite dal canto delle cicale, dai giochi all’aria aperta e dal profumo della campagna. Mentre noi correvamo senza pensieri, i grandi lavoravano. Li vedevamo intenti a preparare la salsa, le conserve, i pomodori secchi. Mani esperte che lavavano, tagliavano, sistemavano ogni metà con una precisione che allora ci sembrava quasi naturale. Non comprendevamo la fatica nascosta dietro quei gesti. Pensavamo che fosse semplicemente l’estate. Quei lavori seguivano un sapere antico, tramandato quasi senza bisogno di parole. Si imparava osservando i nonni, le madri, i padri. Ogni gesto era il risultato dell’esperienza di chi era venuto prima, custodito con rispetto e ripetuto anno dopo anno. Preparare i pomodori da essiccare significava dedicare ore intere a lavarli, tagliarli, disporli uno accanto all’altro, proteggerli dalla rugiada della sera e aspettare, con pazienza, che il sole facesse il resto. Era un lavoro lungo, che coinvolgeva tutta la famiglia. Nessuno parlava di tempo perso o di produttività. Si faceva, perché era così che si era sempre fatto.

Poi si cresce.

E anche l’estate cambia volto. Non è più fatta di mesi senza orari, ma di ferie troppo brevi, impegni, corse e giornate che sembrano finire ancora prima di iniziare. Il tempo è diventato il bene più prezioso e proprio per questo, ogni volta che decidiamo di riprendere quelle tradizioni, la domanda arriva inevitabile: ne vale ancora la pena? Dal punto di vista della comodità, probabilmente no. Oggi basta entrare in un supermercato per trovare pomodori secchi già pronti, conserve preparate e qualsiasi prodotto confezionato. Si risparmia tempo, si evita la fatica e tutto è a portata di mano.

Ma ci sono cose che non possono essere misurate con il cronometro o con il portafoglio.

Il valore di questi gesti è altrove. È nel tempo che scegliamo di dedicare a qualcosa che parla di noi. È nelle chiacchiere mentre si lavora, nel profumo dei pomodori al sole, nella soddisfazione di vedere la natura fare il suo corso. È nel continuare una storia iniziata molto prima che arrivassimo noi.

Da bambini vivevamo queste tradizioni senza comprenderle davvero. Da adulti, invece, capiamo che non stiamo semplicemente preparando dei pomodori secchi. Stiamo custodendo un’eredità. Ogni pomodoro sistemato con cura racconta una lezione ricevuta, un consiglio ascoltato, una voce che forse oggi non possiamo più sentire. Eppure, in quei gesti, quella voce continua a vivere.

Le persone che ci hanno insegnato queste tradizioni non sono presenti soltanto nei nostri ricordi, ma sono nelle nostre mani quando ripetiamo gli stessi movimenti, negli odori che riempiono la casa, nei sapori che ritroveremo sulla tavola durante l’inverno. È come se, attraverso di noi, le loro mani continuassero a lavorare.

E allora sì, ne vale ancora la pena.

Non solo per il gusto autentico di un pomodoro essiccato al sole, ma perché ogni estate diventa un ponte tra il passato e il futuro. Custodire una tradizione significa custodire chi ce l’ha donata. Significa insegnare ai più giovani che alcune cose richiedono tempo, pazienza e amore, ma proprio per questo hanno un valore che nessun prodotto già pronto potrà mai avere.

Alcune eredità non si conservano in una fotografia o in un ricordo: vivono nei gesti che scegliamo di ripetere. E ogni volta che lo facciamo, chi non c’è più torna, silenziosamente, a camminare accanto a noi.


Autore

Nata a Vizzini (Ct) vive a Ragusa dal 2005. Laureata in Lettere Classiche e in Filologia Classica, è docente di Italiano, Latino e Greco presso l'I.I.S. Vico -Umberto I - Gagliardi di Ragusa.



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