Per vincere bisogna andare in rete
Nessun campione vince da solo la sua partita. I compagni di squadra di Mubarak (che nella realtà così non si chiama) sono tutti dei fuoriclasse. E lo sono perché, al di là del loro talento individuale, hanno saputo fare un importante gioco di squadra.
Quando è arrivato nel progetto SAI “Farsi prossimo” Mubarak non aveva un curriculum che gli facesse onore. Anzi: troppi guai con la giustizia e, soprattutto, problemi di salute che erano alla base di alcuni suoi comportamenti sconsiderati. Insomma, straniero, malato, problematico e con un percorso giudiziario già avviato alle spalle. Non proprio un inizio incoraggiante.
Ma la squadra messa in campo con lui e per lui è piena di fuoriclasse.
C’è Graziana Fiore con la sua equipe di “Farsi prossimo”, che non si è tirata indietro nell’accettare un’accoglienza complessa.
Ci sono Sara Ruggieri e Tiziana Firrincieli che, dall’Uepe (Ufficio di esecuzione penale esterna), si sono attivate per disegnare una traiettoria a sostegno del ragazzo.
C’è poi Giuseppe Mustile che, con i suoi anni di esperienza al Sert, ha compreso subito le dinamiche caratteristiche delle dipendenze patologiche.
Ci sono anche Chiara Insacco e Maurizio Sittinieri, che svolgono con coscienza il loro lavoro al Centro di salute mentale: le loro valutazioni sono state fondamentali per la vittoria finale.
C’è Marco Comitini, avvocato che come un terzino di altri tempi non ha mollato la presa, seguendo un iter giudiziario che in molti casi avrebbe abbattuto chiunque.
Infine, ultimo ma non ultimo, l’uomo assist: Peppe Stracquadanio del bar Prima Classe di Ragusa. Suo il passaggio decisivo che sta permettendo a Mubarak di segnare il gol più importante, quello che ha sancito la fine di questo percorso. Un tirocinio di lavoro che sembrava un sogno irraggiungibile e che oggi è realtà.
Ecco perché quella che potete osservare è una foto di squadra. È un team che ha saputo lavorare in rete, in cui ognuno ha fatto scrupolosamente la sua parte.
“Voglio ringraziare tutti per questo obiettivo raggiunto – spiega Graziana Fiore, responsabile del progetto SAI –. Questo ragazzo è arrivato da noi in condizioni disperate, ma ha avuto il merito e il coraggio di credere in se stesso e di avere fiducia in noi. È stato un cammino lungo, che lo ha portato a superare una condizione di grave fragilità e a ritrovare la propria autonomia. Oggi Mubarak ha superato questo momento e siamo convinti che da adesso potremo lavorare per la sua piena integrazione. Per lui immaginiamo un futuro in campagna, a contatto con la natura che tanto ama e verso la quale sente una forte predisposizione”.
“Voglio esprimere gratitudine a Graziana e a tutta l’equipe – ha detto Tiziana Firrincieli – per l’enorme lavoro che si sono sobbarcati nel sostenere questo ragazzo. Negli anni la Fondazione ha mantenuto in pieno la sua missione di essere al fianco di chi ha più bisogno”.
“Abbiamo lavorato tutti insieme – sottolinea l’avvocato Comitini – evitando che l’iter giudiziario si trasformasse in quello che noi definiamo un ergastolo bianco. Le valutazioni finali del magistrato ci confortano e ci permettono di lavorare al fianco di questo ragazzo”.
Il progetto “Farsi prossimo” ha pensato di celebrare questa vittoria con una piccola festa in onore di Mubarak, con tutti i suoi compagni di squadra al suo fianco.
Ma non cercatelo in questa foto di gruppo: lui non c’è. Per questa volta, il protagonista ha voluto mettersi dietro la macchina da presa. Dice che da questa prospettiva gli è più facile intuire il suo futuro!
