Vita Cristiana

Pubblicato il 7 Aprile 2025 | di Redazione

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Annunci di Bellezza V Domenica di Quaresima- “Va’ e d’ora in poi non peccare più”

“…gli conducono una donna sorpresa in adulterio e, postala nel mezzo, gli dicono: “Maestro, questa donna è stata sorpresa in flagrante adulterio. Ora Mosè, nella Legge, ci ha comandato di lapidare donne come questa. Tu che ne dici?”. Questo dicevano per metterlo alla prova e per avere di che accusarlo.

Il tema centrale di questa V domenica di Quaresima è l’incontro con Gesù che non si erge a giudice, ma che ci afferra nel profondo per cambiare la nostra esistenza. Questa forza ha un nome: “perdono”. È l’energia di cui ha bisogno la nostra umanità per non diventare vittima della violenza che può distruggerci. Sulla donna adultera pendono le gravi sanzioni della legge (cfr. Lv 20,10; Dt 22,22.24). Gesù è interpellato e richiesto di un giudizio, da parte degli zelanti custodi della tradizione, nel perfido tentativo di imbrigliarlo nel vicolo cieco di una risposta in ogni caso compromettente. Il dilemma si gioca sulla scelta tra la legge mosaica e la misericordia che Gesù va insegnando e praticando. Gesù, allora, fa appello alla coscienza degli accusatori: il loro peccato sta nello sfruttare un caso umano per poter formulare accuse contro di lui.

Mattia Preti nel suo dipinto “Cristo e l’adultera”, che si trova a Palermo nella Galleria regionale della Sicilia di palazzo Abbatellis, mette in evidenza l’atteggiamento ambiguo dei farisei. L’autore colloca, uno di essi al centro della scena, con il capo coperto da un prezioso turbante bianco ornato con strisce rosse, che rivolge lo sguardo allo spettatore esterno, del quale sembra attendere la reazione, quasi invitandolo a schierarsi dalla sua parte, quella della richiesta di una punizione esemplare. Il personaggio a sinistra è come inghiottito dall’ombra, che ne lascia appena visibile la sagoma scura, quasi a voler significare la notte della coscienza offuscata dal peccato.  In primissimo piano, quasi sul bordo del quadro, l’artista dipinge le mani dei protagonisti: quelle dell’adultera, legate ai polsi con una corda rudimentale, quella del Salvatore con il dito puntato verso il petto di lei. Tuttavia questo gesto non pare di accusa, la bocca semiaperta e lo sguardo pieno di compassione di Gesù sono per la donna, il fariseo resta estraneo a questo dialogo d’amore. Lei, tuttavia, è in evidente imbarazzo, piange, perché ha paura della lapidazione, che secondo la legge dell’epoca le sarebbe stata inflitta. La luce, che piove dall’alto, le accarezza il collo e le spalle, ma lei non riesce a guardare negli occhi né il suo accusatore, né il suo interlocutore, le lacrime raccontano il suo stato d’animo.

Gesù dà fiducia alla donna che lascia trasparire un umile senso di gratitudine. Egli non condanna, ma ciò non significa indifferenza morale. La sua parola suona come un’assoluzione, congiunta però all’impegno accettato di non peccare più. Il dono della misericordia gratuita ed impensabile diventa responsabilità per una conversione permanente, per una decisione che impegna l’avvenire. Alla donna, “perduta” per la legge e per gli uomini, il Signore riconsegna la piena immagine di Dio; da quel momento la vita ritrova il suo significato; il peso di un passato inquietante è tolto e si apre il cammino della speranza.

Donna, dove sono quelli che ti accusavano? Nessuno ti ha condannata?” Ed essa rispose: “Nessuno, Signore”. E Gesù le disse: “Neanch’io ti condanno; va’ e d’ora in poi non peccare più.

 

L’intento di Gesù è chiaro: salvare la peccatrice dall’impietoso giudizio e mostrare il senso della sua missione di messaggero della misericordia divina. Con realismo il Vangelo mette in luce la situazione dell’uomo: egli è tanto più peccatore, quanto più è avanzato in età! Nessuno può, perciò, arrogarsi il diritto di giudicare lo sbaglio di un fratello.

Marco Diara

 

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"Insieme" esce col n° 0 l'8 dicembre del 1984. Da allora la redazione è stata la "casa di formazione" per tanti giovani che hanno collaborato con passione ed impegno.



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