Annunci di Bellezza Domenica delle Palme “Benedetto colui che viene nel nome del Signore”.
La domenica delle Palme, con la quale si conclude il nostro viaggio quaresimale, l’evangelista Luca ci presenta una regalità paradossale. Non un sovrano su un destriero maestoso, ma un Re che entra a Gerusalemme su un asino, circondato non da nobili, ma da gente semplice, adornato di poveri mantelli stesi a terra. Gesù non risponde alla domanda su quando verrà il Regno, ma ci mostra come viene il Re: nell’umiltà, nella mitezza, nel servizio. La missione di Gesù – e di chi lo segue – è quella di “slegare l’asino”: l’umile animale che serve e porta i pesi altrui, icona potente del Dio che si fa servo per amore. Inizia così la Settimana Santa, il periodo che, da questa domenica al Sabato Santo, precede la Pasqua, la Resurrezione dai morti di Cristo. Sono i giorni della memoria dell’Ultima Cena del Maestro con gli Apostoli, del tradimento di Giuda, del rinnegamento di Pietro, di Gesù che, a conclusione della via crucis, agonizza e muore in croce.
L’opera di Renato Guttuso, “Cristo entra in Gerusalemme”, del 1985, fu inserita nell’«Evangelario delle Chiese d’Italia», realizzato dalla collaborazione di teologi e intellettuali e dalle opere di diciotto artisti. L’«Evangeliario» fu presentato a Paolo VI nel marzo 1987, due mesi dopo la morte del pittore.
L’artista scelse d’illustrare l’ingresso in Gerusalemme con un’incisione all’acquaforte, evidenziando più la festa movimentata che la processione verso la città santa. La tavola, dai colori accesi e simbolici, pare essere costruita intorno allo sguardo che il Nazareno, in abito bianco, scambia con la donna in nero, sulla destra: il Cristo è luce per ogni persona.
In primo piano, sulla sinistra, una donna di bianco vestita, tra le palme, implora innalzando le mani al cielo, quasi disegnando quelle di Gesù sulla croce. Il Cristo, al centro, è attorniato da figure colorate, con i rami di palma levati in alto, e da numerose mani stese anche da fuori scena. Tra queste, osannanti e supplicanti aiuto a «Colui che viene nel nome del Signore», a destra, sopra la donna vestita di nero, si protendono due mani, quelle dello stesso artista, come egli confermò. Uniamo a queste mani anche le nostre, supplicanti serenità in questi giorni di fatica.
È questo un cammino al tempo stesso reale e simbolico, teso a raggiungere il vertice di Gerusalemme, ma che non si ferma sui colli dove sorgono i palazzi dei potenti, i luoghi che si potrebbero ritenere degni di un Re; si conclude, invece, su un’altura appena più elevata, qualche passo fuori dalle mura della città, un posto che la gente chiama ‘luogo del cranio’, in ebraico Golgota. Solo lì, finalmente, Gesù, ‘Il re dei Giudei’, come recita la scritta che pende sopra di lui, appeso a una croce rivela il volto della sua regalità. Se la croce è la misura dell’amore con cui Gesù ci ha amati, sarà la generosità con cui saremo capaci di farci carico delle croci nostre e degli altri a dire quanto profondo è il nostro amore per Gesù e per i fratelli.
Marco Diara

