Società

Pubblicato il 26 Maggio 2025 | di Redazione

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Accogliamo e ascoltiamo anche i giovani “rumorosi”

Le cronache recenti, da Avola a Monreale, ci consegnano immagini drammatiche di adolescenti coinvolti in episodi di violenza, bullismo e persino atti estremi come l’omicidio. Questi fatti ci scuotono e ci interrogano profondamente. Come Chiesa, siamo chiamati non solo a indignarci, ma a riflettere e a chiederci cosa sta succedendo nelle vite dei nostri giovani e quale può essere il nostro ruolo in questa realtà.

La violenza e il bullismo sono sintomi di un disagio profondo. Dietro questi comportamenti violenti, spesso, troviamo adolescenti privi di punti di riferimento, che faticano a gestire emozioni come rabbia e frustrazione. In una società dominata dalla competizione e dall’apparenza, molti giovani si sentono soli e invisibili e il loro grido d’aiuto rimane, per lo più, inascoltato. La tecnologia, seppur utile, a volte amplifica questo isolamento, creando una realtà virtuale che non può sostituire relazioni vere.

Se guardiamo più a fondo, possiamo vedere in questi gesti estremi una richiesta: “Guardatemi, ascoltatemi”. Ed è proprio qui che la Chiesa può fare la differenza.  Come Chiesa, di fronte al dilagare della violenza, siamo chiamati ad essere testimoni di speranza.

La Chiesa non può e non deve avere paura di affrontare il caos, di accogliere i giovani, anche quando si presentano con atteggiamenti provocatori o disturbanti. Questo non significa giustificare certi comportamenti, ma riconoscere che dietro di essi c’è un bisogno profondo di attenzione e accoglienza.

Dobbiamo imparare a vivere l’inclusione concreta, ad accettare il “rumore” dei giovani, le loro contraddizioni, e trasformare questi momenti in opportunità di incontro. Ogni porta chiusa è un’occasione persa per seminare speranza.

Gli oratori e gli spazi parrocchiali possono essere una risposta concreta al grido di aiuto dei nostri ragazzi. Sono luoghi dove possono trovare figure adulte che li ascoltano e li guidano, oltre a coetanei con cui costruire relazioni autentiche.

Non si tratta solo di accogliere e di offrire una varietà di attività, ma di creare un ambiente che aiuti i ragazzi a scoprire che esistono alternative alla violenza. Attraverso lo sport, laboratori e percorsi formativi, possiamo insegnare loro a gestire i conflitti e le frustrazioni in modo positivo e a trovare modi sani per esprimere le emozioni.

L’oratorio crea alternative alla strada: spazi sani, accoglienti e ricchi di proposte concrete possono sottrarre i ragazzi al rischio di cadere in ambienti dove prevalgono dinamiche di violenza e sopraffazione.

La Chiesa, però, non può fare tutto da sola. Le famiglie, la scuola e le istituzioni devono camminare insieme. La parrocchia può e deve essere un punto di riferimento anche per i genitori, un luogo dove trovare sostegno e consigli per affrontare le sfide educative. Allo stesso tempo, può collaborare con scuole e associazioni per creare una rete che aiuti i ragazzi a sentirsi parte di una comunità. La fede può avere un ruolo importante in questo processo, non come imposizione, ma come proposta di una vita piena di senso. Parlare di Gesù ai giovani significa parlare di un amore che accoglie, perdona e trasforma.

Accogliere i giovani, anche quelli più “rumorosi” o difficili, è un atto di fede che richiede coraggio, pazienza e amore incondizionato. È credere che, nonostante tutto, in ogni giovane c’è una scintilla di bene che aspetta solo di essere accesa. La Chiesa e l’oratorio possono essere quei luoghi dove il rumore diventa dialogo, la ribellione diventa crescita e la violenza si trasforma in cammino di pace.

Dobbiamo tornare a educare i giovani al rispetto dell’altro, alla consapevolezza che ogni persona ha una dignità unica. E questo non si insegna solo con le parole, ma attraverso l’esempio.

I nostri giovani, oggi più che mai, hanno bisogno di adulti di riferimento credibili e affidabili.

Marco Diara

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"Insieme" esce col n° 0 l'8 dicembre del 1984. Da allora la redazione è stata la "casa di formazione" per tanti giovani che hanno collaborato con passione ed impegno.



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