Settima corta a scuola
Dal prossimo anno scolastico tutte le scuole di Ragusa osserveranno la settimana corta. Un esperimento già adottato da elementari e medie e dal “Ferraris”, da settembre sarà esteso a tutti gli studenti.
Dal lunedì al venerdì si aggiungeranno quindi una o due ore agli orari settimanali per poter poi avere il sabato libero. È una decisione che migliorerà la qualità dell’istruzione? Non sono un esperto di didattica ma, rifacendomi al mio percorso di studente, posso dire che già la quinta ora era pesante come un macigno. Non passava mai con le lancette dell’orologio che sembravano ferme. Non oso immaginare cosa si possa combinare in una sesta o in una settima ora (e quanto peserà uno zaino con i libri di tante materie diverse). E io ho avuto la fortuna e l’opportunità di studiare nella mia stessa città, con la scuola a pochi minuti da casa. Non era così e non è così per i pendolari costretti a svegliarsi almeno un’ora prima di me e che tornavano a casa, nella migliore delle ipotesi, un’ora dopo. Dopo aver pranzato e, con già sei o sette ore trascorse a scuola, i ragazzi dovranno poi impegnarsi per studiare le materie del giorno successivo. Che non saranno più cinque ma sei o sette. I più volenterosi e più capaci, trascorreranno sui banchi e sui libri qualcosa come dieci o undici ore. I pendolari dovranno dedicare alla scuola due ore in più del proprio tempo. E parliamo dei più volenterosi. Per chi ha difficoltà di apprendimento e di attenzione a scuola e che già si confronta con i suoi problemi questa impostazione dell’orario rischia di rappresentare un altro peso e un altro ostacolo. Cosa potranno apprendere nelle seste ore e con quale spirito chiuderanno il pomeriggio i libri della quarta materia da studiare per aprire il quadernone della quinta? E se i compagni più capaci impiegheranno due o tre ore o forse più per finire i compiti, di quante ore avranno bisogno gli studenti che hanno maggiori difficoltà?
E gli insegnanti come affronteranno la sesta o la settima ora? Avranno la lucidità per gestire una classe che inevitabilmente giungerà stanca alla penultima campana? Accetteranno che la preparazione di chi il pomeriggio prima ha aperto quattro o cinque libri diversi non possa essere naturalmente quella che sperano? Immagino che i più torneranno a casa più stanchi e più nervosi.
Ma allora perché? Oltre all’idea del sabato libero sembra esserci dell’altro. L’operazione sa tanto di marketing. Poter aggiungere all’open day l’hastag della settimana corta potrebbe attirare gli studenti, certo. Ci sono poi i risparmi che Comune e Provincia hanno su luce e riscaldamento e che le società di trasporto hanno sul carburante. Basta davvero tutto ciò?
