Società

Pubblicato il 3 Luglio 2026 | di Redazione

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Due visioni, una sola maturità dello sguardo

C’è qualcosa di raro nel trovarsi davanti alle opere di una giovane artista liceale e sentire il valore della riflessione, la maturità del segno, la coscienza del gesto. Eppure è esattamente ciò che è accaduto, visitando la personale di pittura di Benedetta, inaugurata il 15 maggio 2026 negli spazi della Pro Loco di Comiso, in occasione della tradizionale e sentita festa dell’Addolorata, che è rimasta aperta al pubblico fino al 24 maggio.

Una mostra nata quasi per vocazione, in un luogo e in un momento pregni di significato, quasi a sottolineare che l’arte vera sa sempre trovare il tempo e lo spazio giusti per manifestarsi.

Benedetta ha scoperto la pittura fin da bambina. «Fin da piccola amavo disegnare», racconta. «Con il tempo ho capito che non era solo un passatempo, ma qualcosa che mi veniva naturale». È quella naturalezza, difficile da insegnare, impossibile da simulare, il filo conduttore di ogni sua opera.

Ciò che colpisce immediatamente è la padronanza tecnica: olio, acquerelli, matite, carboncino. Strumenti diversi che nelle sue mani non si escludono, ma dialogano, si intrecciano, si completano. Il risultato sono opere capaci di sorprendere con contrasti netti e atmosfere soffuse, con profondità quasi scultorea e leggerezza quasi onirica. Una dualità non casuale, ma cercata, voluta, come un linguaggio personale già ben definito.

Il titolo scelto per questa personale, “Due visioni. Old masters, new lines”, non è ornamentale, è una dichiarazione di poetica. Benedetta crede fermamente che nell’arte il tempo non sia lineare. Le immagini del passato non scompaiono, continuano a vivere stratificate, trasformate nel presente.

L’arte greca cercava la perfezione assoluta del corpo. Quella rinascimentale metteva l’uomo al centro dell’universo. L’arte contemporanea, e persino i manga, con la loro potenza narrativa e visiva, rappresentano identità plurali, frammentate, a volte caricaturali. Eppure, in epoche e linguaggi così distanti, la domanda di fondo rimane la stessa: cosa significa “essere”?

È a questo interrogativo senza risposta definitiva che Benedetta dedica i suoi lavori. Con una consapevolezza che stupisce in una ragazza della sua età.

Benedetta sa già che Comiso è un inizio, non un orizzonte. Il suo sguardo è rivolto alle grandi gallerie, agli eventi artistici internazionali, agli spazi in cui il dialogo con un pubblico più vasto possa restituire piena misura a ciò che esprime attraverso i suoi dipinti. È la consapevolezza di chi non dipinge per decorare, ma per comunicare: «vorrei davvero condividere ciò che esprimo attraverso i miei dipinti», mi dice Benedetta.

Il percorso è appena iniziato, ma i presupposti sono solidi. E questa prima personale a Comiso, piccola nella dimensione, grande nella sostanza, è già, a tutti gli effetti, un primo, convincente capitolo.

Renato Meli

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"Insieme" esce col n° 0 l'8 dicembre del 1984. Da allora la redazione è stata la "casa di formazione" per tanti giovani che hanno collaborato con passione ed impegno.



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