Società

Pubblicato il 4 Febbraio 2016 | di Luciano Nicastro

FAMILY DAY – FAMILY GAY: A COSA SERVONO?

Lo scontro ideologico
Continua a crescere nel Paese lo scontro ideologico sulla Famiglia a livello di società, nella Scuola e nella Cultura, nei mass-media, nei mondi vitali e nelle istituzioni rappresentative, con preoccupanti conseguenze di disorientamento spirituale e di lacerazione della coesione e dell’armonia democratica della politica ai vari livelli.
In atto la nostra democrazia rappresentativa è stata occupata dalla logica ostinata e pregiudiziale degli schieramenti contrapposti e aggressivi. E’ guerra, e quando c’è guerra non si ragiona e si passa la parola alle armi e alle offese infamanti. La guerra vuole non la pace ma la sconfitta.
Se l’altro è considerato un nemico da eliminare non si cercano  vie di dialogo, né armistizi di opportunità per avviare trattative mirate a intessere una linea saggia di incontro positivo, fecondo e collaborativo per trovare una possibile ed utile intesa di bene comune complessivo.
Oggi occupano la scena le tifoserie dei due fronti opposti, gli integralisti e i guerrieri. Non sono ancora scesi in campo i lavoratori dell’ultima ora, quelli del lavoro pulito e ricostruttivo. E dire che sia a livello di società che a livello del Parlamento non sono mancati, di questi tempi, uomini saggi e intellettuali sensibili, profondi e aperti, competenti e capaci di gettare ponti e di elaborare buone proposte di valore finalizzate alla integrazione e alla superiore unità di consenso e di comunione per un maggiore bene comune della Nazione.
A questo appuntamento si è arrivati con troppa passione antagonista e poca voglia di ricerca di una via possibile di mediazione politica in vista di una dignitosa soluzione legislativa, adeguata all’importanza del problema.

L’ipotesi Cirinnà sulle Unioni Civili
Si deve dire che l’ipotesi Cirinnà, in campo da tempo, ha favorito un confronto culturale e politico mirato sulle famiglie di fatto, proponendo una istituzione giuridica nuova nel nostro ordinamento, quella delle UNIONI CIVILI.
Si è voluto intanto colmare una grave lacuna del nostro Paese nel campo della normativa sui diritti e sui doveri delle coppie di fatto, etero o gay, la cui assenza ha spinto l’Unione Europea a intervenire per fare un richiamo ufficiale all’Italia perché si adegui senza ulteriori  ritardi e dilazioni.
Il nuovo istituto giuridico, creato e introdotto ex novo per il riconoscimento normativo delle unioni di fatto (etero o gay), serve a precisare la qualità relazionale, comunionale e coniugale della convivenza di fatto, elevandola ad istituzione importante di valenza sociale e di forte impegno pubblico, sia come durata non precaria o soggettiva che come decisione intenzionale, ferma  e condivisa di voler esprimere un amore di coppia come progetto sociale tutelato  e  garantito da un insieme di diritti e doveri di reciprocità.
Una istituzione avente una finalità riconosciuta di mutuo aiuto e sostegno di vita affettiva e assistenziale, civile e sociale, tipica di una vita di coppia diversa rispetto alla famiglia naturale e “costituzionale” fondata sul matrimonio tra un uomo e una donna e aperta alla procreazione (art.29 della Costituzione della Repubblica Italiana!).
Quanti vogliono affermare una diversa idea di famiglia, con una diversa idea di vita di coppia, di genitorialità numerica e qualitativa, di un diverso quadro di diritti dei genitori e dei figli sino alla ipotesi di una convivenza nuova, più allargata ed estesa, possono dar  vita a pieno titolo e con ufficiale riconoscimento pubblico ad una convivenza specifica “more familiari”.
Questa formazione sociale sui generis nasce dall’amore e dall’amicizia a tutela della propria dignità personale, e trova fondamento nella libertà di scelta e  nell’amore reciproco, nella comunione dei beni e loro ereditarietà, nella condivisione e scambio di un comune patrimonio di felicità dei coniugi e conviventi.

La questione della stepchild adoction
Quanto alla questione, rivendicata dai gay ma negata dagli etero, della possibilità di adottare bambini anche mediante la stepchild adoction di due mamme o di due papà gay, va detto che, in questo caso, non si chiede solo il riconoscimento di un diritto relativo a una situazione di fatto, quanto la pretesa a priori di poter essere genitori senza essere padri o madri naturali, e per i figli  di non potere avere un proprio padre e una propria madre ma due padri giuridici omosessuali o due madri giuridiche lesbiche, etc.
Come si vede, dotarsi di norme che riconoscano le coppie di fatto gay aventi queste finalità genitoriali confligge con la natura e con la Costituzione repubblicana. E ciò perchè  non si vuole solo affermare la diversità di scelta quanto la parità dei diritti delle Unioni Civili con la” famiglia naturale” fondata sul matrimonio e codificata nella COSTITUZIONE del 1948.
Non si tratta quindi, a questo punto, di riconoscere una libertà di scelta quanto, a ben vedere, di accettare una impossibile omologazione giuridica e valoriale fra istituti diversi e tra di loro incompatibili.
Si consideri in particolare la paradossalità di consentire a una coppia di omosessuali maschi di diventare genitori, pur non potendo procreare e senza ricorrere all’affitto dell’utero di una donna terza, adottando un bambino orfano o abbandonato.
Quale tutela ci sarebbe di questo passo per i diritti dei figli ed in particolare per il diritto ontologico, originario e primario di un figlio che viene al mondo? Egli ha diritto ad avere un padre e una madre che lo accolgano, lo amino e lo educhino dandogli affetto e assistenza almeno sino alla maggiore età.
E’ evidente che il diritto alla genitorialità deve essere compatibile con quello dei diritti fondamentali dei figli e non può essere subordinato a quello delle coppie “etero, gay o lesbo” o di qualunque configurazione futura, maschile o femminile.
Su questi temi sensibili e nodali non si può banalizzare  con gli slogans “svegliati,Italia!”,”sii moderna e non ultima..” ma bisogna proporre una via di decisione saggia e responsabile a tutela del valore primario della famiglia e dei più deboli, le donne e i figli….

L’insegnamento di Papa Francesco
In questo caldo clima irrazionale se la sono presi anche con Papa Francesco che dopo aver mobilitato i Vescovi del Mondo e la Chiesa Universale con una indagine attenta e approfondita sulla condizione della famiglia nel mondo contemporaneo ha presieduto la celebrazione e lo svolgimento di due SINODI per definire e precisare i termini nuovi, pastorali e umani, della famiglia nel mondo contemporaneo.
Con toni corretti e spirituali ha chiamato i cattolici e gli uomini di buona volontà a fare discernimento opportuno e puntuale sul merito e “ad evitare la presunzione e a non creare divisioni”, e ha detto chiaramente (come è sempre solito fare e parlare!) che “nessuna confusione si può fare tra famiglia e altre unioni”. D’altronde, il Pensiero del Papa è a riguardo limpido, sincero e corretto, e come tale si è espresso così: <<La famiglia è il più grande tesoro di un Paese. Lavoriamo tutti per proteggere e rafforzare questa pietra d’angolo della Società >> (ai Padri Rogazionisti di Padova).

Il saggio invito del Santo Padre è stato ascoltato dal popolo semplice ma in atto è contestato da una Piazza Politica divisiva e radicale, animata da un atteggiamento modernista e da un sacro furore iconoclasta. I cattolici oltranzisti non vogliono fare spazio al riconoscimento giuridico delle Unioni Civili mentre i cattolici progressisti, sensibili ai problemi degli altri sul piano esistenziale, sociale e religioso vorrebbero favorire questo processo politico di legittimazione e di inclusione sociale e democratica delle coppie di fatto – etero, gay e Lgbt – senza stravolgere la dottrina o modificare la struttura valoriale e normativa della Famiglia naturale e costituzionale, che è l’asse centrale e  fondamentale del bene comune della Repubblica Italiana e del Paese.
Come dire che la famiglia “bianca” (sacra e unitiva, trasmissiva e impegnata su un patto di amore per sempre di persone umane, libere, uguali e fedeli, che coltiva la reciprocità e le relazioni feconde e positive dei coniugi, aperti e impegnati sulla procreazione e sull’educazione dei figli!) è l’ideale antico e moderno dell’amore responsabile, fedele e comunitario, civile e religioso, benedetto da Dio e dalla Società, a livello della storia e della civiltà, della cultura e della tradizione.
Cosa diversa è la famiglia “colorata” (libera e felice, impegnata  a vivere nella convivenza un amore autentico e sentito, pieno e leale, sia di vita di coppia che nella solidarietà e collaborazione dei conviventi iniziali e successivi). La durata della convivenza è subordinata alle scelte sempre reversibili e modificabili della coppia e della loro capacità di donazione e di servizio. La congruità è periodicamente sottoposta a una verifica permanente del gradiente di prestazione e di felicità in termini di costi e di benefici tra i componenti.
Si deve dire con onestà intellettuale e morale che queste relazioni intra familiari sono così delicate e impegnative che spesso danno luogo a contrasti e a crisi periodiche per cui non esistono, né per le famiglie “tradizionali” né per quelle “sperimentali”, ricette buone e valide di sicuro successo.
La crisi è dentro ogni mondo vitale, appartiene sia alla “famiglia” che alle convivenze (in Italia e all’estero!) ed è ormai generale. Spesso sono crisi di senso e di scopo, che minacciano lo sviluppo e la prospettiva e attengono alla questione antropologica minacciata dall’avanzata culturale e tecnologica del post-umano.

Il familismo antico
Non si può non ricordare anche che nella Chiesa e nella Società italiana, in quella meridionale in particolare, il familismo antico ha dato brutta prova di sé scolorendo e vanificando la gloriosa tradizione del valore cristiano e popolare della famiglia naturale fondata sul matrimonio religioso e/o civile di un uomo e di una donna, favorendo e imponendo modelli di paternalismo autoritario e pratiche di imposizione di vita e scelte educative spersonalizzanti.
Nella  Costituzione, non a caso, si è voluto precisare l’uguaglianza fondamentale dei coniugi e i diritti fondamentali dei loro figli,anche nati fuori del matrimonio in nome del valore ontologico e primario della persona umana (art.30).
Nella Chiesa del Concilio Vaticano II° sino alla Familiaris consortium di Papa Giov.Paolo II°  si è voluto riaffermare la dignità della famiglia cristiana, piccola Chiesa domestica, precisando il rapporto tra la libertà dei coniugi e l’amore fedele e reciproco, contestualmente alla rivalutazione del valore di santificazione dell’ideale di vita familiare.

Il liberismo familistico
Anche il liberismo familistico contemporaneo sta dando una brutta prova di sé perché sta bruciando l’idea stessa di famiglia riducendola a una dimensione libertaria e sperimentale legata alla libertà di scelta e alla reversibilità delle prospettive di  vita in comune per essere più felici con altre scelte e altre modalità.
Sia la famiglia che le convivenze sono, per difetto di vita di amore abbondante, sia umano che religioso e cristiano, ferite da una crescente patologia di relazioni interne e sociali. La crisi di stabilità e di durata rende tutto precario e liquido. Stanno per diventare eccezioni le realtà solide delle belle famiglie autentiche, vere e timorate di Dio.
Le famiglie senza amore come le convivenze sono spesso causa di una spirale di problemi di coppia e di una scarsa capacità educativa all’altezza della difficile esistenza dei mondi vitali e dei peer-groups.
Nei due versanti c’è nostalgia della Famiglia antica, vera e solida, armoniosa e generosa, come delle coppie di fatto, che in nome della libertà e autenticità del loro amore sfidavano il costume farisaico e testimoniavano un bisogno di donazione eroica per sempre. Eppure erano considerati “pubblici concubini”.
Nessuna nostalgia c’è del familismo vecchio e nuovo, autoritario e patriarcale o permissivo e deresponsabilizzante. Poco amore per le esperienze civili o religiose chiuse in se stesse e autoreferenziali. Non c’è molta stima per le esperienze infedeli delle nuove famiglie allargate e sacrali “modello Beautiful” che veicolano “l’american way of live” che sono state e sono ancora proposte insistentemente dal Capitalismo informazionale.
L’amore arcobaleno al tempo della infedeltà ricorrente è il nuovo mito e la nuova passione dell’individualismo di massa e si fonda sul primato della libertà sulla fedeltà e sulla scelta reversibile in nome di un di più di felicità. L’amore gay non viene solo difeso e vissuto gelosamente come scelta privata e appagante, ma viene vissuto sempre più come “orgogliosa manifestazione pubblica di libertà e di contestazione dell’amore tradizionale: fedele, popolare e cattolico. E’ il fascino dell’amore che si rinnova e che promette sempre più di quel che dà. Bisogna combattere ogni disumana discriminazione e ogni assurda emarginazione e morte civile del passato. Si deve ridare onore, dignità civile e tutela con i diritti e i sostegni all’uomo e alla donna, ai giovani tutti, a prescindere dal loro orientamento sessuale ma non si può certo subire il falso egualitarismo, facendo parti uguali tra diseguali o ingiuste parità o disumani e criminali bullismi nella scuola e nella società a prova di pubblico elogio.
Minoranze radicali spesso si propongono come nuovi profeti e sacerdoti di un tempio laico fatto di modernità presunta e di furore iconoclasta e antireligioso che tocca ormai sistematicamente la “net generation”. Di questi amori colorati e liberi, con una carica di audience molto alta, sono pieni i giornali, i social e le tv pubbliche e private, per sostenere che “nuovo è moderno, nuovo è meglio, nuovo è giovane”.

Critica al pensiero di Vito Mancuso
Si è impegnato a dare legittimità  sacrale e dignità biblica ad essi il teologo Vito Mancuso  ( La Repubblica,23 genn.2016, p.1 e p.31: < I confini della Misericordia >) che ha messo in critica insistente persino il Santo Padre, Papa Francesco, che si è permesso di sostenere la tesi che < non può esserci confusione tra la Famiglia voluta da Dio e ogni altro tipo di Unione> perché la famiglia tradizionale (cioè quella < fondata sul matrimonio indissolubile, unitivo e procreativo>>) appartiene << al Sogno di DIO e della Sua Chiesa per la salvezza dell’Umanità>>.
Mi pare che Papa Francesco, con il suo stile fraterno e colloquiale, esprima da Vicario di Cristo “una pastorale del rispetto e della Misericordia e sia coerente da par suo quando annuncia e parla del “Sogno di DIO e della CHIESA”.
Il Teologo Vito Mancuso si fa critico del Papa e ne contesta la sua visione del Mondo, alludendo a implicite teorie discriminatorie se Egli “non infrange i tabù della dottrina” e non cambia la sua teologia dell’amore.
Mancuso dice in altri termini al Papa che se vuole essere coerente con la Sua pastorale della Misericordia < a sostenere (e il tempo è compiuto!) che < tutti hanno diritto di realizzarsi nell’amore integrale, eteroaffettivi e omoaffettivi >.    < C’è un diritto nativo all’amore integrale >, < ogni singolo è chiamato all’amore…. ( da chi?!? ) e il senso dello stare al Mondo è esattamente “la relazione armoniosa”… e l’amore è integrale < in quanto integra la dimensione soggettiva con la dimensione pubblica e oggettiva dell’esistenza umana >> (Chi lo dice? Non Dio, non il Papa, non la Chiesa…….la GENTE?!?).
La teologia delle Famiglie plurali, paritarie ed egualitarie di Vito Mancuso è una filosofica esegesi della Rivelazione cristiana che si pone in cattedra in quanto artefice di una coerenza “teo-logica”.
L’amore nella Rivelazione Cristiana sarebbe, sul piano semantico, < integrale > perché riceve a livello pubblico la conferma della sua oggettività “civile e politica” della “sua dimensione soggettiva” e non perché ne riceve dono, grazia e perdono da Dio Amore Misericordioso. L’amore di fatto, etero o omo, colorato o bianco, non ha bisogno di alcun imprimatur e men che mai dalla teologia nouvelle “della leggerezza dell’amore umano”.
Senza il sogno di Dio sulla famiglia e senza la profezia e la pastorale della Misericordia e del perdono della CHIESA non c’è famiglia di uomini credenti e di christifideles laici, ma solo flatus vocis.
Se un teologo vuol parlare assennatamente, dismetta i paludamenti arroganti e indossi i più dimessi abiti “civili e politici” e partecipi umilmente alla discussione senza  pretendere punti di vantaggio da una astratta elucubrazione.
La Famiglia è l’incarnazione del fascino di questo sogno di Dio e della Sua vocazione all’amore eterno e alla vita “più abbondante”, nella grazia e nella misericordia del dono di una unione felice che è stata benedetta tra un uomo e una donna e coronata di figli di cuore e di sostegno.


Autore

Luciano Nicastro

Laureato in Filosofia alla Cattolica di MILANO e in Sociologia alla Università degli Studi di URBINO, è stato per molti anni professore di filosofia e storia al Liceo Scientifico “E. Fermi” di Ragusa. Filosofo e Sociologo di orientamento “mounieriano”. Ha insegnato storia della filosofia e storia della sociologia. Docente di Antropologia filosofica presso l’Istituto Teologico Ibleo di Ragusa, è stato docente di Sociologia delle Migrazioni e di soc. dell’educazione alla LUMSA di Roma – sede di Caltanissetta; è stato altresì docente di Domande Filos. Contemp., di filos. della Religione e filosofia politica alla Facoltà Teologica di Sicilia a PALERMO. Consigliere Nazionale delle Acli, ha fatto parte della Associazione “Agostini Semper” tra i laureati della Cattolica di Milano ex alunni del Collegio Augustinianum, militante del MEIC (movimento ecclesiale di impegno culturale), della Lega Consumatori ed Utenti. Ha pubblicato diversi libri, articoli e ricerche di filosofia, psicologia, sociologia, teologia e psicopedagogia oltre che sui temi della scuola, del lavoro, della famiglia e della condizione meridionale e sulla nuova questione giovanile…



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