Società

Pubblicato il 19 Febbraio 2016 | di Saro Distefano

Unitalsi, treni bianchi e non solo

Rinnovato il direttivo della sezione di Ragusa dell’Unione nazionale italiana trasporto ammalati Lourdes e santuari italiani (Unitalsi).

Consiglio Unitalsi RagusaLa nuova presidente è Marina Iurato, ragusana impiegata comunale, mentre i consiglieri sono Loredana Lucenti, ragusana campionessa italiana di atletica leggera paralimpica (primatista italiana nella specialità clava), Maurizio Vitale, elettrotecnico ragusano, Giuseppe Scannavino, istruttore di Polizia municipale, Titta Giudice, imprenditore edile vittoriese ed Emanuele Occhipinti, bancario ragusano.

La sezione iblea dell’Unitalsi ha una lunga storia alle spalle, ma c’è la forte e tangibile volontà di fare ancora tanta strada.

Quali i valori e le idee guida dei ragusani impegnati nell’associazione che assiste i malati nelle parole della neoeletta presidente, Marina Iurato: L’esperienza unitalsiana potrebbe essere sintetizzata – riduttivamente ed ironicamente parlando, s’intende – nell’attività di cuccettista. Si proprio cuccettista, quello dei treni. Almeno questa è per molti barellieri e dame il primo incarico!

Tutti sappiamo infatti che l’Unitalsi è l’associazione dei famosi “Treni bianchi” che oggi potremmo dire “Treni bianchi e non solo…” cioè ha nel suo ministero specifico, riconosciuto e rivitalizzato da Papa Francesco, il servizio alle persone malate ed alle persone diversamente abili, ministero che storicamente ha avuto la sua prima manifestazione nei pellegrinaggi a Lourdes ed ai santuari mariani; impegno che ancora oggi continua con rinnovate modalità.

L’esperienza del pellegrinaggio è esperienza bella e indimenticabile, sia da punto di vista spirituale sia dal punto di vista relazionale: è attesa trepidante, è allegria e compagnia, è festa grande del cuore, è intimità con la Madonna che si china – come è avvenuto a Lourdes nel 1858 – sulla malattia umana, sulla miseria, sui più poveri, i più ignoranti, su un’umanità imperfetta ed incompleta per portarla a pienezza di vita: quella dell’abbraccio con il Figlio Suo Gesù.

Questa esperienza è vissuta in primo luogo da ammalati, persone anziane, persone con handicap fisico o psichico che noi chiamiamo affettuosamente “amici in difficoltà”, singoli e famiglie. Ed è vissuta anche da centinaia di pellegrini che affrontano con gli ammalati il cammino itinerante, motivati dagli stessi sentimenti e dalle stesse attese, simbolo concreto e visibile del vincolo solidale della comunità umana e ancor più cristiana.

E dietro questa esperienza c’è il servizio di un numero crescente di volontari, appunto i barellieri e le dame, che accompagnano ammalati e pellegrini nel comune cammino. Cammino che inizia appunto nel treno (ora anche in aereo), cammino senz’altro lungo e talvolta faticoso che percorre tutta l’Italia e poi la Francia meridionale fino ai piedi dei Pirenei dove, appunto, il 18 febbraio del 1958, durante le terza apparizione, la Vergine Immacolata disse a Bernadette: “Potete avere la gentilezza di venire qui per quindici giorni”, rivelando a quell’umile ragazza il grande valore della Penitenza, della preghiera e della vita nuova in Cristo e facendo fare a lei effettiva esperienza di questa vita nuova, tant’è che Bernadette – bambina ignorante e poco predisposta per preghiere e lettere – sarà poi in grado di comunicarlo al mondo intero.

Si comincia così comunque, col servizio allegro e comunitario, in treno: a dividere i pasti, a parlare cordialmente, a sperimentare la compagnia del viaggio.

E si arriva a Lourdes dove gli ammalati e quanti hanno bisogno di cure diremmo più affettuose vengono trasferiti nelle case unitalsiane o negli altri alloggi opportunamente attrezzati e dove inizia una vita intensa fatta di turni, di servizio continuo e costante, di compagnia perché l’esperienza di Lourdes che è certamente esperienza di intimità con Maria e per questo indimenticabile sia indimenticabile anche dal punto di vista umano e comunitario.

Anche i pellegrini sono assistiti e curati perché possano essere aiutati a meditare i motivi che li hanno portati a Lourdes, a comprendere il “Messaggio di Lourdes” tant’è che uno dei servizi a cui può essere destinato un barelliere è quello di animatore dei pellegrini, cioè colui che si prende cura di essi, li porta sui passi di Bernadette e fa rivivere durante i giorni di permanenza a Lourdes l’incontro tra il divino e l’umano, tra Maria Immacolata e Bernadette.

Ma l’esperienza di Lourdes per i volontari unitalsiani non è solo servizio. Anche per loro è crescita spirituale, penitenza, cambiamento di vita. Riscoperta delle proprie motivazioni: anzi nel servizio agli ammalati tale vocazione si irrobustisce, prende la linfa vitale della carità e della gioia e la straordinaria forza interiore ed esteriore, l’impeto della santità che mille volte su mille promana dai nostri fratelli ammalati, sgorga come acqua limpida dalla sofferenza e non di rado modifica la vita di ciascuno.

Lourdes è piena di segni che ammalati e pellegrini colgono nel loro intimo significato, grazie alla partecipazione comunitaria alle celebrazioni ed ai momenti di catechesi, riti ai quali i volontari accompagnano tutti, nessuno escluso. Il Messaggio di Lourdes è fatto di segni: l’acqua segno della penitenza e della purificazione dalle nostre imperfezioni, ma anche segno della nostra vitalità; il cero, segno della nostra fede che brilla nella notte del mondo; la roccia, segno del fondamento della nostra umanità, Cristo Gesù.

Credenti e non credenti si ritrovano in questi segni; volontari, ammalati e pellegrini li portano a casa, alle loro persone care, a testimoniare la gioia della vita ritrovata malgrado il dolore, malgrado la sofferenza che non ci lascia ma che dopo essere stati davanti alla grotta ora ha un senso, non è disperazione, è partecipare alla vita di Cristo.

E ricomincia il viaggio di ritorno e contemporaneamente e paradossalmente comincia a crescere nel cuore del volontario il desiderio di ritornare proprio come Bernardette che sente la forza interna che la spinge a tornare alla Grotta. Mai nessuno è come prima (dice l’inno unitalsiano), miracolo silenzioso che qualche volta è avvenuto nel corpo ma sempre e per tutti avviene nella coscienza. Per continuare nelle nostre vite, nel quotidiano di ogni giorno, sempre accomunati dalla comune condizione umana, sempre solidali. Per vivere la vita nuova fatta di nuovo stile nel rapporto con gli altri e con le cose; nel modo di affrontare la vita quotidiana e i suoi affanni; nel modo di vivere e condividere la gioia.

Unitalsi: treni bianchi… e non solo.

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Autore

Saro Distefano

Nato a Ragusa nel 1964 è giornalista pubblicista dal 1990. Collabora con diverse testate giornalistiche, della carta stampata quotidiana e periodica, online e televisive, occupandosi principalmente di cultura e costume. Laureato in Scienze Politiche indirizzo storico, tiene numerose conferenze intorno al territorio ibleo.



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