Società

Pubblicato il 27 Maggio 2017 | di Mario Cascone

Perché ci opponiamo al pericolo del “gender”

La pericolosità della teoria sul gender è stata espressa in modo inequivocabile da Papa Francesco, il quale l’ha definita una «colonizzazione ideologica», che attraverso le scuole e i vari media viene propagandata per «ridefinire l’istituzione del matrimonio e distruggere la famiglia». Il Papa ha paragonato tale teoria alle ideologie totalitarie del secolo scorso.

I sostenitori del gender ritengono che il sesso genetico, biologico e anatomico con cui uno nasce non è un dato della natura, che ognuno deve accettare per poi comportarsi di conseguenza nella sua identità di maschio o di femmina, ma una realtà del tutto relativa, che ciascuno può definire come meglio crede. Un conto è il “sesso” anatomico, un altro è il “genere” (gender) a cui si appartiene. Quest’ultimo non è solo quello maschile o femminile, ma può essere anche quello omosessuale, transessuale, ermafrodita. E ciascuno di questi “generi” a sua volta può assumere diverse altre varianti: il governo australiano ne ha riconosciute ufficialmente 23, la versione americana di Facebook è arrivata a 56…

Nata nell’ambito dei movimenti femministi per contestare il sistema discriminatorio nei confronti della donna, la teoria del gender è stata successivamente fatta propria dai movimenti gay, che arrivano ad immaginare la società ideale come quella in cui l’uguaglianza tra le persone può essere attuata soltanto riconoscendo nel sesso gonadico (maschio/femmina) una mera convenzione sociale. I sostenitori del gender ritengono che gli aspetti anatomici e fisiologici di una persona sono “muti”, non rivelano nulla di specifico, sono indeterminati. Il “genere” di appartenenza si acquisisce successivamente nel tempo e può cambiare anche più volte nel corso degli anni.

È facile dimostrare che questa teoria trascura le basi scientifiche della sessualità, sia sul piano genetico e fisiologico, sia su quello psicologico. Una mole di evidenze scientifiche conferma la dimensione “naturale” della diversità complementare fra il maschile e il femminile, che trova una chiara conferma nel dato biblico, per il quale Dio ha creato l’essere umano come maschio o femmina (Gen 1, 27). Secondo l’ideologia del gender non esistono né un Dio creatore, né una “natura” intesa come fondamento metafisico dell’esistenza umana, perché ognuno sarebbe in qualche modo il “creatore” di se stesso, definendo da solo il “genere” a cui appartenere e la conseguente modalità di interpretare il suo ruolo sociale. La manipolazione della natura, che oggi deploriamo per quanto riguarda l’ambiente, diventa in questo caso la scelta di fondo individualistica che ogni uomo compie per decidere come vuole vivere.

Va registrato purtroppo il fatto che l’ideologia del gender oggi viene propagandata con ogni mezzo di comunicazione e che anche l’Onu e l’Unione Europea hanno preso posizioni politiche a favore di quest’opera propagandistica, trincerandosi dietro il paravento della lotta all’omofobia. Su questa base le idee sul gender sono state introdotte anche nei programmi scolastici e in alcuni atti amministrativi, suscitando forti reazioni in alcuni genitori, che hanno visto in questo una inaccettabile metamorfosi della loro identità genitoriale, quale ad esempio quella che preferisce usare i termini “genitore 1” e “genitore 2” al posto di “padre” e “madre”.

La lotta all’omofobia, che ovviamente è del tutto legittima e va sostenuta, non ha niente a che fare con queste logiche, che pretendono di giustificare nei programmi scolastici dei linguaggi fuorvianti per i bambini. I termini “padre” e “madre” non sono discriminatori, come non è discriminatorio distinguere il matrimonio naturale tra un uomo e una donna da altre forme di unione affettiva, che, come ha affermato di recente Papa Francesco nella “Amoris laetitia”, nemmeno remotamente possono essere assimilate al matrimonio (n. 251).

Educare i giovani all’idea di una “identità di genere” nebulosa e indefinita può creare una pericolosa instabilità psicologica, che mette in conflitto la sessualità corporea e quella psichica naturalmente conseguente. La società democratica non deve tollerare né atteggiamenti di violenza o discriminazione omofoba, né pressioni sulla libertà di pensiero. Non si può giustificare che, nel pieno rispetto delle persone diverse per orientamento sessuale, si possa affermare di non condividere moralmente alcune teorie e gli atti ad esse conseguenti. La libertà di giudizio morale o religioso non è un attentato alla democrazia, mentre lo sono la discriminazione, la violenza o l’imposizione di una sorta di “pensiero unico”, come lo ha definito Papa Francesco nella “Amoris laetitia”, affermando che l’ideologia del gender «prospetta una società senza differenze di sesso e svuota la base antropologica della famiglia», consegnando di fatto l’identità umana «ad un’opzione individualistica, anche mutevole nel tempo». Il Papa ha poi definito inquietante il fatto che quest’ideologia voglia «imporsi come un pensiero unico che determini anche l’educazione dei bambini» (n. 56).


Autore

Mario Cascone

Sacerdote dal 1981, attualmente Parroco della Chiesa S. Cuore di Gesù a Vittoria, docente di Teologia Morale allo studio Teologico "San Paolo" di Catania e all'Istituto Teologico Ibleo "S. Giovanni Battista" di Ragusa, autore di numerose pubblicazioni e direttore responsabile di "insieme".



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