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Pubblicato il 10 novembre 2017 | di Giuseppe Nativo

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Partorire in casa: una scelta giusta?

Da una recente analisi statistica è emerso un dato che fa riflettere: un numero sempre maggiore di donne decidono di partorire in casa.

Anche se la percentuale si presenta molto bassa, rispetto al totale dei neonati, la tendenza sembra che sia in crescita. È stimato che lo scorso anno siano venuti alla luce, tra le mura domestiche, circa cinquecento bambini. Un numero senza dubbio inferiore a quello reale, difficile da determinare per mancanza di dati completi e a cui vanno aggiunti anche le nascite “clandestine”, i bambini di donne di altre etnie che per vari motivi preferiscono partorire presso le proprie dimore. Poiché una cospicua percentuale di donne ha un parto fisiologico e una gravidanza a termine senza problemi, potremmo affermare che la gran parte delle nascite potrebbe realizzarsi senza la necessità di interventi da parte dei medici. Tra le motivazioni, che spingono a scegliere di partorire in casa, c’è il fatto che l’ambiente domestico è sentito dalla donna come qualcosa di più intimo e piacevole, rispetto a quello ospedaliero.

Secondo il parere della Società italiana di neonatologia (Sin), tutto ciò può mettere a rischio la salute del bimbo e della mamma. «Sebbene il parto sia un evento naturale e come tale deve essere vissuto – fa sapere la Sin – condividiamo le ragioni di chi vorrebbe partorire nella propria casa, ma l’insorgere di inaspettate complicanze ci obbliga a sconsigliare vivamente questa scelta. Tra le mura domestiche, infatti, non sono garantite le misure di sicurezza necessarie in caso di problemi che possono subentrare».

Ma allora partorire in casa non è una scelta giusta? Abbiamo girato la domanda al dottor Giuseppe Alletto, presidente della sezione regionale della Società italiana di neonatologia (Sin).

«Al di là del mio ruolo istituzionale, mi consenta di manifestare il mio personale dissenso in quanto qualsiasi gravidanza, pur con un attento e scrupoloso monitoraggio, può, seppur improvvisamente e inaspettatamente, deviare dal suo corso fisiologico: solo la centralizzazione dei parti, in centri dove opera personale con comprovata esperienza e formazione professionale, è in grado di porre in essere le misure adeguate e praticare una rianimazione corretta».

Quali sono i dati statistici in ambito regionale e nel territorio ibleo?

«I dati territoriali risultano, allo stato, incompleti per le difficoltà da lei sopra accennate. I dati riguardanti la Sicilia per l’anno 2016 forniscono un numero, per fortuna, basso ovvero pari a ventitre parti in casa».


Autore

Giuseppe Nativo

Pubblicista. Appassionato di storia locale. Nel 2004 ha pubblicato un libro sulla Inquisizione in Sicilia nel XVI secolo, con particolare riferimento alla Contea di Modica. Collabora a diverse testate cartacee e on line.



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